Vercelli, Casale Monferrato, Valenza: destinazione la frontiera

Ai tempi del “vecchio Piemonte”, quando lo stato sabaudo iniziava a Chambery e si arrestava sul Ticino (alle elementari ci facevano imparare a memoria poesie che iniziavano così: “Soffermati sull’arida sponda, / Vòlti i guardi al varcato Ticino, / Tutti assorti nel novo destino, / Certi in cor dell’antica virtù, / Han giurato: Non fia che quest’onda / Scorra più tra due rive straniere” ) era obbligo ed onore per gli uomini indossare “la giubba del Re”, cioè la divisa militare per una ferma obbligatoria che durava molti anni.
Quel piccolo ed agguerrito regno arrivò dopo, nel panorama internazionale, alla corsa ferroviaria che nella prima metà dell’Ottocento fece impazzire mezza Europa . Le sue prime strade ferrate furono inaugurate solo nel 1854, quindici anni dopo il Regno di Napoli e dieci dopo il Granducato di Toscana ed il Regno Lombardo-Veneto. Il governo piemontese però compensò questo ritardo con un grande attivismo, tanto che nel 1861 era lo stato con maggiori chilometri di ferrovie.
Tra le molte linee inaugurate in quegli anni ci fu la Vercelli – Casale Monferrato – Valenza, appaltata nel 1854 ed entrata in funzione del 1857: erano solo 41 chilometri, ma avevano grande importanza.

La stazione di Vercelli (foto posteriore al 1875)

La stazione di Vercelli (foto posteriore al 1875)

Era il tempo (con il Conte di Cavour a capo del Governo) in cui era chiaro a tutti che la lotta con l’Impero d’Austria era solo sospesa, dopo la sconfitta del 1849: il Piemonte voleva annettersi la Lombardia, il Veneto ed i ducati di Modena e Parma, diventando lo stato egemone della penisola italiana. Vercelli era sede di grande ed importante guarnigione, città già chiave nella difesa del parte settentrionale del regno. A Casale Monferratto era presente una delle cittadelle militari più possenti e famose d’Europa, oggetto di molteplici assedi e tentativi di conquista. Valenza, infine, è l’ultima cittadina piemontese sulla riva destra del Po, passaggio obbligato per entrare nel Pavese; per questo motivo è stata assediata o conquistata in tutte le guerre combattute in nord Italia dalla fine dal Quattrocento all’Ottocento.
La sua importanza strategica la rese capolinea delle linee che partivano da Vercelli e da Alessandria, altra piazzaforte di prima grandezza del Regno: Cavour avrebbe potuto spostare velocemente le truppe dislocate al nord, se i generali avessero voluto prendere la Lombardia e Milano da sud.
La storia e la strategia poi disposero altro e la guerra del 1859 si combattè a Magenta, la cui stazione si trova sulla Torino – Milano e fu inaugurata solo undici mesi e mezzo prima della battaglia: un caso? Non credo.

Gli stabilimenti dell'Eternit in una cartolina d'epoca

Gli stabilimenti dell’Eternit in una cartolina d’epoca

Smessa “la giubba del Re” la Vercelli – Casale – Valenza trovò poi una nuova dimensione nel nuovo Piemonte, che da regno in armi era diventato fervente regione industriale.  Grazie alla ricchezza e alla qualità delle marne locali infatti a Casale Monferrato vennero impiantati molteplici cementifici e, nel 1907, la fabbrica dell’Eternit: non erano più i soldati ma i pendolari a muoversi su questa linea ferroviaria.
Negli Anni Settanta chiudono i cementifici e negli Anni Novanta anche la Eternit, dopo avere avvelenato negli anni passati l’aria, con strascichi che ancora oggi e per i decenni futuri si riverberanno sulla salute dei casalesi. Il minore traffico ha due effetti: il progetto di una una completa elettrificazione della linea abortisce e le stazioni minori vengono chiuse, ben cinque su nove.
Di questi giorni è la notizia della chiusura completa della linea, ma ne parleremo meglio domani.

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