Una valigia, una stazione, 85 morti: la strage della stazione di Bologna

Questa è la storia di uno strano mistero. Un mistero che ci sembra di conoscere già, di averlo già visto, che ci sembra in parte risolto.
Ma poi, quando lo prendiamo in mano, ci accorgiamo che tra le dita un po’ ci sfugge, che attorno al cuore nero di questo mistero, che é quello e lo sappiamo, ci sono alcune zone grigie che sembrano ancora più nere del mistero stesso. E che fanno ancora più paura.
Questa è una storia che fa paura, che fa rabbia e che fa piangere. È la storia di una valigia, di una stazione e di 85 morti: questa è la storia della strage della stazione di Bologna.
Sala d’aspetto di seconda classe, 2 agosto 1980, ore 10:25. Se ci fosse stato un fotografo sulla sala d’aspetto, magari un pubblicitario per un depliant sulle Ferrovie dello Stato oppure un cronista del Carlino per un articolo su Bologna d’estate, avrebbe fermato nel tempo l’immagine di una grande sala quasi quadrata, piena di gente e con molti bambini.
In una sala d’aspetto la gente aspetta: sta seduta sulle poltroncine, sulle valigie e anche in terra. Legge, parla, dorme, fuma; legge e rilegge i tabelloni con gli orari; entra ed esce. In una sala d’aspetto ci sono bambini che corrono, bambini che dormono e bambini che piangono.
Se ci fosse stato un fotografo sulla porta di quella sala d’aspetto non sarebbe riuscito a fotografare le sensazioni e i pensieri, ma forse noi saremmo riusciti a capirli, guardando la fotografia, dalle espressioni e dagli atteggiamenti.
Caldo, un caldo infernale ed afoso come sa esserci a Bologna in una mattina d’agosto, soprattutto in centro e soprattutto in stazione; fastidio per la confusione e i ritardi, perché tutta l’Italia sta andando in vacanza; la tranquillità di chi non ha fretta; l’ansia di chi deve andare in un posto in cui non vuole andare; di chi al contrario vorrebbe arrivarci al più presto.
A seconda di dove avesse puntato la macchina, di quale angolazione avesse dato all’obiettivo, il fotografo avrebbe avuto alcune persone sullo sfondo ed altre in primo piano. Per esempio se avesse portato la macchina sulla parete di fianco alla porta, avrebbe avuto in primo piano una donna con una bambina. La donna si chiama Maria Fresu e va in vacanza con la figlia ed alcune amiche. Viene da Firenze, ha cambiato a Bologna e adesso aspetto il treno per Verona perché va in vacanza sul Lago di Garda. Due settimane in agosto, perché fa l’operaia ad Empoli in una ditta di confezioni e tutta l’Italia che lavora, quasi tutta, va in vacanza in agosto.

strage_bolognaHo voluto lasciare la parola a Carlo Lucarelli, che è bolognese e naturalmente sa raccontare molto meglio di cosa è stata la strage di Bologna.
Ho già detto per quale motivo io la senta vicina (mah, signor T. io Paulo Sosa come allenatore non ce la vedo tanto…) e non mi starò a ripetere.
Quello che però mi preme ricordare è che, anche se con la prosa di Lucarelli questa storia sembra un romanzo, è tutto vero. I nomi, gli anni, i morti, i misteri.
Una storia vera, che dovrebbe pesare sulle coscienze di tutti noi.

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