Una stazione dopo 1863 gradini

Nel cuore, anzi, nelle viscere dell’Appennino c’è una stazione.
Bisogna arrivare a Ca’ di Landino, un piccolo borgo, anzi, una frazione disabitata o quasi a mezza strada tra Castiglione de’ Pepoli e Baragazza, sorta negli Anni Venti.
Durante la realizzazione della Direttissima Firenze-Bologna e della Grande Galleria dell’Appennino – lunga oltre 18 km, attraversa l’appennino Tosco-Emiliano – qui soggiornavano gli operai impegnati in questa opera titanica. In questo punto, a metà circa del tracciato, vennero costruiti due pozzi inclinati (lunghi circa 570 metri e profondi 267) che permettevano l’accesso degli operai impegnati nel cantiere di scavo.

La stazione negli Anni Cinquanta

La stazione negli Anni Cinquanta

Terminati i lavori in questo punto le Ferrovie dello Stato fissarono la “stazione di precedenze”, con la p minuscola perchè non fa riferimento a nessuna località esistente: si tratta di un camerone lungo 150 metri con uffici degli addetti al movimento, un posto di blocco e un’officina, la banchina e i doppi binari, proprio accanto a due gallerie secondarie in curva. Chiamate familiarmente “banane” per la loro forma, servivano chiaramente per gestire le precedenze tra i convogli: qui entravano e si fermavano i treni quando dovevano passare quelli veloci.
E per accedervi? Basta risalire i 1863 gradini dell’unica scala ricavata in uno dei pozzi inclinati.

I pendolari tornano dal lavoro - Anno 1962 (foto Luciano Righetti

I pendolari tornano dal lavoro – Anno 1962 (foto Luciano Righetti

La stazione, oltre che per le precedenze, serviva anche Ca’ di Landino fino agli Anni Sessanta, quando fu dismessa. Il paese, che negli anni Venti e Trenta era popolato da centinaia di operai, si è piano piano spopolato, nonostante nell’area venissero anche installate colonie estive montane; oggi ha forse una ventina di abitanti.
Ed oggi? Tutto chiuso, tutto abbandonato, tutto dimenticato? In parte, perchè il sindaco di Castiglione de Pepoli assieme a quello di Vernio, la stazione toscana subito fuori dalla grande galleria, vorrebbe provare a riaprire questo “luogo della memoria”.
Purtroppo è un progetto che richiederebbe moltissimi fondi per mettere in sicurezza l’ambiente e dotarlo almeno di un ascensore: quei 1863 scalini resteranno in silenzio al buio ancora per molto.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>