Un treno per un Patrimonio Mondiale dell’Umanità

La Valsesia, per chi mastica poca geografia, è una grande e verde valle alpina posta nella parte più settentrionale della provincia di Vercelli, incastonata tra il massiccio del Monte Rosa ed il lago d’Orta. Già questo dovrebbe dare idea di quanto verde e bello sia questo scorcio del Piemonte.

Monte Rosa visto dall'Alpe di Pile

Monte Rosa visto dall’Alpe di Pile

Quando la ferrovia era prima di tutto uno strumento di civiltà, quindi nell’Ottocento, dal momento che oggi il mondo ferroviario pare o un grande rutilante business se si parla di alta velocità o vecchiume fastidioso se si parla di trasporti locali, nacque il progetto di collegare questo estremo lembo del Regno di Piemonte con la principale città più prossima, e cioè Novara.
Il primo progetto era del 1855 ma qualcosa si mise in mezzo: mancarono i soldi. E in questo possiamo dire che le cose non sono molto cambiate da allora, per quanto riguarda i progetti pubblici. Il principale finanziatore era il deputato locale: morto improvvisamente lui, i cinque milioni che voleva impiegare nell’opera passarono agli eredi, che immagino non facessero politica e quindi non avesse interesse a finanziare una tale opera pubblica.
Qualche anno dopo, nel 1879, il progetto fu ripreso: per risparmiare un po’ fu deciso di utilizzare almeno nella prima parte il tracciato già esistente di un’altra linea, la Alessandria – Novara – Arona, che collegava quella parte del Piemonte al Lago Maggiore, allora luogo di villeggaitura per nobiltà e buona borghesia. Il tratto da Novara fino a Vignale era già pronto, ed i lavori procedettero rapidamente. Nel 1883 il treno arrivava a Romagnano Sesia,Itagliando risaie e campi di granturco e cereali attraversando piccoli borghi.  L’anno successivo raggiunge Grignasco, nel 1885 è a Borgosesia e infine nel 1886 al capolinea Varallo, città principale ed allora la più abitata della valle, per un totale di 51 chilometri.

11 aprile 1886: si inaugura la linea

11 aprile 1886: si inaugura la linea

Se volete vede qualche immagine d’epoca della linea, commentata e rapportata allo stato della linea di qualche anno fa (il reportage è del 2007), il signor Enrico Camaschella l’ha percorsa e fotografata tutta.
Qualche giorno fa, la prima volta che mi sono occupato di questa linea ferroviaria, ammetto di essermi chiesto: ma che paese è mai questo Varallo? Poi sono andato a vedere, ed ho capito perchè non l’ho riconosciuto subito: perchè sono abituato a pensarlo (mi perdoneranno i suoi abitanti) solo all’interno della locuzione “Sacro Monte di Varallo”.
Infatti alle spalle del capolinea ferroviario si innalza il più antico dei Sacri Monti, eretto a partire dal 1491 e dal 2003inserito dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio dell’Umanità insieme ad altri sei Sacri Monti piemontesi: una basilica e di quarantacinque cappelle affrescate e popolate da oltre ottocento statue di terracotta policroma a grandezza naturale che sono state l’opera della vita di Gaudenzio Ferrari. Il “gran teatro montano”, come lo definì Giovanni Testori in tempi recenti, è meta ogni anno di migliaia di visitatori devoti e di amanti di questa opera d’arte “totale” dove scultura, architettura e pitturan si uniscono assieme, come nelle grandi cattedrali, in mezzo al verde dei boschi della Valsesia.

Sacro Monte di Varallo, cappella 36: La Salita al Calvario

Sacro Monte di Varallo, cappella 36: La Salita al Calvario

Eppure, come tutte le linee ferroviaria, anche questa negli ultimi anni ha sofferto un sempre maggiore depauperamento, nonostante la presenza dell’Università a Novara la renda impiegata da studenti, oltrechè dai pendolari e, naturalmente, da convogli di pellegrini. Le stazioni intermedie sono state chiuse negli ultimi anni ed infine anche la ferrovia Santhià-Arona, che la intersecava, è stata del tutto chiusa nel 2012.
Oggi per andare Varallo bisogna prendere l’autostrada A26, la Genova-Gravellona Toce, ed uscire a Romagnano Sesia. Se invece voleste andarci in treno, bisogna che vi affrettiate: anche questa line asarà chiusa nel settembre 2013.

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