Un treno per il presidente della repubblica

Mentre scrivo non sappiamo chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica Italiana, ma sappiamo che per muoversi in giro per l’Italia potrebbe contare su un convoglio personale.
Il cosiddetto Treno Presidenziale è erede diretto del Treno Reale costruito per il re Vittorio Emanuele III nel 1928. Nel 1925 fu indetto un concorso per la realizzazione di un treno di gran lusso destinato ai viaggi ufficiali. Fiat partecipò e vinse, battendo Ansaldo, Piaggio e Breda sia per la sua grande esperienza nelle vetture di lusso che per l’abilità artigianale dei carrozzieri della ditta. L’incarico di progetto venne affidato a Giulio Casanova, artista liberty e docente dell’Accademia Albertina tra il 1920 e il 1940.
Per quanto riguarda gli interni il risultato fu un arredo aulico, ricco di fregi, stucchi, ori e legni preziosi. Alle tre vetture principali lunghe quasi venti metri (una per la Regina, una sala da pranzo e una per il Re, quest’ultima distrutta nel secondo conflitto mondiale), se ne aggiungevano altre nove, costruite dalla SNOS di Savigliano, destinate ai principi e ai notabili del regno e pensate in un’ottica assai più moderna, con arredi meno classicheggianti.
Dopo la guerra, nel 1948, in breve tempo furono ricostruite le carrozze distrutte, riparate quelle danneggiate e soprattutto tutte furono mondate di simboli e fregi sabaudi.

Gronchi alla stazione di Minucciano

Gronchi alla stazione di Minucciano

Ecco la composizone (la prima sigla è il numero specifico della carrozza):

  • S1 carrozza del Presidente della Repubblica
  • S6 per personalità al seguito
  • S8 Presidente del Senato
  • S9 Presidente della Camera
  • S10 sala da pranzo
  • S10 alloggio sussidiario del Presidente della Repubblica
  • S25 a disposizione
  • S35 centrale telefonica
  • S36 personalità al seguito
  • S40 cucina
  • SD 41 bagagliaio
  • SD 50 alloggio personale tecnico
  • S 68 alloggio funzionari al seguito
  • S 78 carrozza del ministro dei trasporti
  • S 83 carrozza del Presidente del Consiglio
  • S 92 carrozza a disposizione
  • S 93 carrozza del Presidente FS
  • SHe 94 carro trasporto veicoli

Cambiati i tempi, e anche le personalità dei presidenti della repubblica, per questo mezzo di locomazione è iniziato il tramonto.
Alcune carroze furono dismesse e riconvertite. A Pistoia oggi c’è il furgone tipo “carnera” per il trasporto delle auto al seguito. Ad Arezzo, di proprietà della Nettunia Sud, c’è una vettura salone. Altre hanno avuto destini più diversi; quattro sono a disposizione per noleggio e riprese cinematografiche, ed altre quattro sono state trasformate negli anni Cinquanta: 3 nelle carrozze diagnostiche Aldebaran, Euclide e Cartesio ed una in vettura oscillografica (attualmente in asset storico).

Il presidente Ciampi all'interno del treno presidenziale

Il presidente Ciampi all’interno del treno presidenziale

Nel 1989 il presidente Francesco Cossiga donò al Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa alcune carrozze, dismettendo il convoglio quasi in toto. Solo alcune sono ancora in deposito a Roma Termini e l’ultima volta che sono state utilizzate è stato nel 2004: il presidente Ciampi volle impiegarle per raggiungere da Roma la sua città, Livorno, e tra esse scelse la Salone n. 1, originariamente la carrozza della Regina, e la Salone n. 9.
Nel 2006 il presidente Napolitano andò da Roma a Firenze in treno, ma prese un normale Eurostar e non gli si può dare torto: con l’Alta Velocità il tragitto fu di un’ora e mezza mentre se avesse utilizzato il convoglio “ufficiale”, viaggiando sulla linea normale, il tempo speso sarebbe stato più del doppio.

[Articolo pubblicato originariamente il 19 aprile 2013]

3 pensieri su “Un treno per il presidente della repubblica

  1. Ciao Enrico!
    Lo sai che il mio papà (he era uno degli addetti stampa della PdR) l’ha usato, quel treno? Credo che fosse nel periodo di Gronchi/Segni, quindi agli albori della Repubblica. E tutte le volte che partivamo da Roma Termini in direzione Toscana passavamo accanto al capannone dove è conservato quel poco che ne resta oggi. TI assicuro: papà aveva gli occhi lucidi…

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