Da Trieste alla Carnia: Friuli Venezia-Giulia a bassa velocità

Parlare di Friuli Venezia-Giulia a bassa velocità significa per me pensare ai bei tempi dell’Impero Austro Ungarico, quando le ferrovie che gravitavano su Trieste, il porto più importante dell’Impero, erano Imperial Regie e le stazioni dovevano essere costruite in stile teresiano, cioè secondo il delicato roccocò in vigore nel Settecento a Vienna.
Giusto un secolo fa iniziava quella tragedia che fu la Grande Guerra, che portò morte e distruzione in questa regione su cui persistette per quattro anni la linea del fronte: niente più stile teresiano, ma tradotte cariche di soldati.
Quello che però propongo non è solo un percorso lungo la memoria recente. Anche se non viene subito alla mente, queste terre sono ricche di storia, arte e testimonianze, come sempre le aree di frontiera: il Friuli e la Venezia-Giulia sono da secoli cerniera tra il mondo slavo, quello germanico e quello mediterraneo.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;

Trieste

Piazza dell’Unità a Trieste

Lo diceva Saba, e quando io penso a Trieste penso sempre come queste città che fu per cinque secoli asburgica e che mantenne un cuore italiano ha dato a così tanta cultura vita (Svevo, Saba, Magris, Rumiz, Tomizza) o alloggio (Joyce e Richard Francis Burton che tradusse Le Mille ed una Notte). Chissà se un’altra città, così piccola e periferica ha avuto una così altra concentrazione di letterati. Non so se esiste un percorso sulle loro tracce in città; spero di sì. Italiana ma austriaca, latina ma anche un po’ slava: convivono la basilica romana di San Giusto con la basilica serbo-ortodossa di San Spiridione, la sinagoga tedesca con il teatro romano ed il Borgo Teresiano, voluto dall’imperatrice Maria Teresa. Coloro che non la vollero difendere ma anzi cedere, 60 anni fa, dovrebbero ancora adesso vergognarsi… E poi a Trieste c’è uno dei più bei musei ferroviari in Italia, nell’ex stazione ferroviaria di Campo Marzio.
Ecco, Trieste è proprio una città che vorrei conoscere!
Il treno corre a mezza costa: da un lato l’Adriatico, dall’altro il Carso triestino, ed è difficile non sentire le suggestioni della Grande Guerra correndo longo l’assolato e pietroso altipiano. La felix Austria degli Asburgo saluta passando davanti alla stazione di Miramare, costruita dal bello e sfortunato arciduca Massimiliano per arrivare al castello, proteso sul mare e sui sogni di gloria. Nei giorni tersi e sereni si vede la laguna di Venezia.

Venezia Giulia

Foto scattata meno di un mese fa, lungo questa linea, dall’Ovunquista, che ringrazio!

La stazione di Monfalcone sorge quasi ai piedi del colle brullo e secco su cui si erge quanto resta della Rocca, nei secoli attaccata, assediata e distrutta. Città nota più che altro per i cantieri, è stata tra le prime a recuperare fortificazioni e camminamenti risalenti alla Grande Guerra, tant’è che oggi nell’omonimo parco tematico si può passeggiare tra le trincee.
Dal martoriato Novecento si torna indietro nei secoli, quando il Friuli era uno stato libero ed indipendente.
La stazione di Cervignano-Aquileia-Grado si trova ai margini di Cervignano, nella piatta piana alluvionale del Friuli: ha tre nomi perchè da qui partiva una linea, smantellata, per Aquileia e Grado: in parte è diventata la tratta terminale della ciclovia Alpe-Adria per cui, da Cervignano si può comodamente muoversi in bici. E merita farlo!
Aquileia, a circa cinque chilometri di distanza, fu capitale del Friuli: capoluogo fin dai tempi di Augusto imperatore, fu poi sede del Patriarca di Aquileia, dal 1077 anche sovrano della Patria del Friuli. L’area archeologica della città romana, con le sue colonne svettanti, i sepolcreti ed i ruderi del porto sono Patrimonio dell’Umanità Unesco assieme al complesso severo, scarno ma maestoso della Basilica, che ha mantenuto pressochè intatta la purezza paleocristiana.

Vista aerea di Palmanova

Vista aerea di Palmanova

E poi si arriva a Palmanova, stella di pietra da secoli sentinella della pianura friulana: con le sue nove punte è stata per secoli baluardo inespugnato della Serenissima, ed oggi è una delle città fortificate meglio mantenute in Europa. La sua rigida geometria, la fortuna che l’ha assistita permettendole di restare integra, il suo essere un manuale in 3D di architettura militare la rendono agli occhi miei e non solo un gioiello prezioso e ancora poco conosciuto.
Il treno prosegue per Udine, altra capitale del Friuli. Uso il termine capitale con proprietà perchè anch’essa fu residenza dopo Aquileia dei Patriarchi: da qui i vescovi-principi governarono lo stato-cuscinetto, stretto tra la vorace Serenissima, i conti di Gorizia e gli Asburgo. Per il suo centro storico, che ha mantenuto intatto il fascino delle nobili città suddite della Serenissima alternando a sobri palazzi rinascimentali portici e botteghe, bisogna girare a piedi e poi salire fino al Castello che domina la città, ma non aspettatevi fossati e bastioni. Ricostruito a metà del Cinquecento è oggi un nobile palazzo che ospita svariati musei, tra cui quello della fotografia, se voleste vedere com’era una volta il Friuli.
Uscendo da Udine la ferrovia volta a nord, puntando verso l’arco alpino e scorrendo parallela al non troppo distante fiume Torre: campi, piccoli borghi, poli artigianali e fabbrichette, residui del tanto chiacchierato “operoso Nord Est” che non è sopravvissuto alla crisi. Questa è la ferrovia Pontebbana, da Pontebbe, cittadina allora di frontiera tra Regno d’Italia ed Impero d’Austria.
Tricesimo, Tarcento ed Artegna sono state duramente colpite dal terremoto del Friuli 1976, forse l’unico terremoto in Italia a cui seguì una ricostruzione rapida e senza scandali: tutti e tre i comuni sono stati insigniti della Medaglia d’Oro al Merito Civile perchè ciascuno “con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico”. Delle stazioni costruite nel 1875 è sopravvissuto ben poco.

Gemona

Gemona ed il suo Duomo

Destino non diverso capità a Gemona del Friuli, stretta tra il torrente Vegliato ed il monte Cjampon, da cui sgorga per arrivare nella zona pianeggiante della cittadina. Il terremoto qui fece molti morti e moltissimi danni: non si salvò nemmeno il Duomo gotico. La facciata, crollata, fu pazientemente numerata pezzo per pezzo e poi tirata su: nonostante le ferite, così, la statua di San Cristoforo alta sette metri, incastrata proprio nella muratura, continua a proteggere Gemona.
Se avete buone gambe arrivate fino a Venzone, la stazione successiva: la Ciclovia Alpe Adria in questo punto si incanala lungo il tracciato della vecchia ferrovia a binario unico Udine-Tarvisio, arrivando fino al confine attuale con l’Austria. Qui inzia la Rudolfsbahn o Ferrovia Rudolfiana, che prende il nome dal figlio dell’imperatore Francesco Giuseppe: la distanza con la Trieste asburgica non è poi così tanta, nel Friuli Venezia-Giulia dalle molteplici identità!

4 pensieri su “Da Trieste alla Carnia: Friuli Venezia-Giulia a bassa velocità

  1. Grazie per aver scritto di Trieste, e bellissima idea quella di legarla all’itinerario per la Carnia!
    La foto del percorso ferroviario sulla strada costiera è bellissima, e posso confermare che il tratto è davvero così bello dal vivo!
    Da Trieste via Udine si arriva pure a Vienna! Direi che dovresti farlo un giorno, come anche venire a trovarci qui a Trieste!! :)

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