Treni e turismo: come non gestire un problema

Parlo molto spesso di come i treni ed il turismo possano andare felicemente a braccetto.
Non mi serve fare grandi esempi: se hanno costruito ad esempio l’Alta Velocità da Parigi a Barcellona di sicuro non lo hanno fatto solo per trasportare le merci, nè perchè esiste una malvagia lobby di venditori di treni ad Alta Velocità.
No, nessuna ironia: non c’è.
Il Trenino del Bernina è troppo famoso per parlarne: circa un milione e mezzo di presenze all’anno.
Gli amici della Transiberiana d’Italia, nel 2015, hanno fatto il tutto esaurito ogni volta, pur trovandosi in un’area geografica non favorevole (eufemismo) al turismo di massa.
La ferrovia Vigezzina, in una zona geografica non famosissima, stanno svolgendo un servizio meraviglioso, che porta beneficio ad un vasto territorio.
Ultimo esempio temporale che ho sottomano è Claudia, che viaggiando in treno in Scozia sull’Howgarth Express ha raccontato quanto sia bello questo tipo di esperienza.
E poi arriva la Val d’Aosta, la cui valle è attraversata dalla ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier, e che collega piccoli paesi di grande fascino, arrivando fino ai piedi di Courmayer.
Ferrovia che è stata chiusa, perchè i 350 pendolari quotidiani sono troppi pochi, e perchè la manutenzione costa 500.000 euro all’anno.
Giusto, se una ferrovia non rende… va chiusa!
Perchè non pensare di migliorarla o di trasformarla da semplice mezzo utile per i pendolari a mezzo utile anche per il turismo?
Ho letto alcune riflessioni in merito, una forse più generica ed una più localistica, che penso meritino attenzione.
Si sarebbe potuta prolungare a Courmayer, trasformandola non più solo in uno strumento necessario ai pendolari valdostani, ma anche in un comodo mezzo per arrivare ai campi da sci. Oggi da Torino ad Aosta ci vogliono un paio d’ore, perchè non ci sono più treni diretti: un Torino-Courmayer in non molto più tempo sarebbe stato un modo per incrementare i flussi turistici e togliere macchine dalle strade (e guidare in montagna, in inverno poi, non è mai piacevole).

Pré-Saint-Didier_-_stazione_ferroviaria

Ultima fermata: Pré-Saint-Didier

Peccato che poi questo treno sarebbe stato gestito dalla Regione Piemonte (al pari degli Ivrea-Aosta), la quale ha tutto l’interesse a favorire Bardonecchia come meta di sci invernale, e non Courmayer.
Al di là delle beghe localistiche, è interessante quanto Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente del Club Alpino Italiano, scrive:

[...] Nell’arco alpino, anche recentemente, è tutto un susseguirsi di iniziative e progetti per dare un futuro diverso al traffico locale delle valli, liberandole dalle soggezioni derivanti da strade intasate, insicure, inquinanti.
Il caso delle ferrovie locali nella vicina Svizzera è emblematico. Nella Confederazione rossocrociata, infatti, le ferrovie di montagna sono quasi un «oggetto di culto», onnipresente per mezzo di una capillare ed efficiente penetrazione nelle principali località turistiche. Se voglio andare a Zermatt da Milano non ho che da scegliere in una vasta offerta di servizi ferroviari. Addirittura, sono obbligato a scegliere il treno in quanto la località ai piedi del Cervino non può essere raggiunta da mezzi su gomma, nemmeno con gli efficienti autobus postali. Per restare «autour de nous» diamo un’occhiata a Chamonix. Ci accorgiamo, così, che anche la località ai piedi del Mont Blanc può essere comodamente raggiunta da Milano in treno, scendendo alla stazione vallesana di Martigny. Da qui si prosegue con una ferrovia alpina che, valicando il Colle di Vallorcine, raggiunge la cittadina alto-savoiarda per proseguire lungo la valle dell’Arve e connettersi con la rete nazionale francese a Saint-Gervais-Le Fayet.
Ma anche in alcune regioni alpine italiane, nella fattispecie il Trentino-Alto Adige/Sudtirol, è un susseguirsi di iniziative volte a privilegiare i collegamenti inter-vallivi su rotaia, rimodulando l’offerta a favore del treno rispetto agli autobus. Ecco alcuni esempi significativi.
Correva l’anno 1990 allorquando le Ferrovie dello Stato decidono di chiudere all’esercizio la linea della Val Venosta che corre fra Merano e Malles.
La ferrovia in questione si trovava in uno stato di grave arretratezza tecnica in quanto erano stati ridotti gli interventi indispensabili di manutenzione. Il servizio non era più all’altezza dei tempi. Per questo motivo la popolazione della valle non utilizzava quasi più il treno e lo stesso facevano anche i turisti. Alla fine degli Anni Novanta, la Provincia autonoma di Bolzano approva la ricostruzione della linea e l’assunzione in proprio della gestione.
Nel maggio 2005 la linea viene inaugurata dopo un totale e radicale rinnovamento. Il successo è stato strepitoso in conseguenza dell’alto livello di qualità ed efficienza raggiunto dal servizio. La gente della valle ha ripreso ad usare il treno ed i turisti si sono riversati in massa sui nuovi convogli che assicurano una frequenza oraria cadenzata nelle due direzioni.
Ma la cosa non finisce qui. E’ di qualche giorno fa la decisione della Giunta provinciale di finanziare un progetto di prolungamento della ferrovia fino all’Engadina svizzera con relativa elettrificazione. Il risultato, in termini di vantaggi turistici, sarebbe scontato.

Ho voluto riportare buona parte delle osservazioni di Salsa perchè le condivido profondamente.
E perchè mi piacerebbe che anche altri, nelle famose (e famigerate) stanze dei bottoni le facessero proprie.
Non parlo di treni e ferrovie perchè mi piacciono, ma perchè possono essere un ottimo strumento di sviluppo economico diffuso.

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