Treni e travelblogger: intervista a Patrick Colgan

Oggi non intervisto un travel blogger “puro”, bensì un viaggiatore nel vero senso della parola. Patrick Colgan è un giornalista con la passione per i viaggi: “Finora ho visitato una trentina di Paesi in quattro continenti” e con l’occhio allenato del cronista (per giunta munito di reflex!) li racconta sul suo blog Orizzonti.
Il suo sguardo attento sul Giappone (e non anticipo come e dove ha trovato il tempo per impararne la lingua) è tale che prima di partire per il paese del Sol Levante è molto utile leggere i suoi reportage; ma chi come me si ricorda bene la guerra in Jugoslavia non può perdersi il racconto del suo viaggio nei Balcani.

Patrick Colgan

Interno giapponese con Patrick Colgan

Qual è il tuo primo ricordo legato ai treni?
Il primo non è un bel ricordo, ma ho ricordi confusi della Strage di Bologna. Avevo appena due anni quindi non so nemmeno se è possibile che siano ricordi proprio di quei giorni, ma mio padre quel giorno doveva prendere il treno (anche se un ad orario diverso) e quindi credo che se ne parlò tanto. E credo di aver avvertito parte del clima che si era respirato in casa in quei giorni anche da piccolissimo, perché poi, quando ero piccolo, avevo paura che in centro a Bologna potessero scoppiare bombe da un momento all’altro. Quando andavo ‘in piazza’ con mio nonno dalla periferia, ci pensavo, poi andavo lo stesso perché la voglia di prendere il bus e andare in centro era troppa. Il primo vero ricordo di un viaggio è invece credo legato a Venezia, un viaggio con i miei genitori (anche se la prima volta ci andammo in auto, credo). Uscire dalla stazione e trovarsi sul Canal Grande fu una grande sorpresa, una grande emozione.

Anche tu hai avuto la “fortuna” di essere stato pendolare in un periodo della tua vita?
Sono tuttora pendolare, ma purtroppo per il particolare tipo di lavoro che faccio (il giornalista) finisco a tarda sera e a orari imprevedibili fra le 21 e le 23. I treni a quell’ora sono pochissimi e non sono i locali che mi servirebbero. Sbaglio o ce n’erano di più una ventina di anni fa? Ricordo distintamente di aver preso treni locali anche piuttosto tardi.

Hai mai avuto occasione di viaggiare in treno fuori dall’Italia?
Sì ho viaggiato in treno in tutta Europa con tre splendidi viaggi Interrail, arrivando via terra e mare (a volte anche col treno che saliva sulla nave) fino al circolo polare artico in norvegia, o fino in Irlanda o fino alla punta più a nord della Scozia, prendendo poi il traghetto per le Orcadi. Oggi i tempi sono cambiati, il fly & drive è diventato economico e ha reso la vita difficile all’interrail. Ma quella del viaggio in treno è un’esperienza che consiglio di fare a tutti, non solo da giovani, ma a tutte le età. Viaggiare l’Europa in treno, lentamente, vedere i panorami e le persone che cambiano a volte gradualmente, a volte bruscamente, rendersi conto delle distanze – non poi così grandi – sono esperienze preziose, indimenticabili, che mi hanno fatto crescere e che mi hanno dato un’idea più chiara di cosa sia l’Europa. Poi ho viaggiato in India e in Giappone, due Paesi diversissimi, naturalmente, ma che mi hanno stupito per l’importanza che ha il treno nella vita delle persone. In particolare in Giappone il treno è quasi un’arte. Credo che per i dirigenti delle ferrovie italiane (e pure i dipendenti) uno stage o un viaggio in Giappone dovrebbero essere obbligatori, per vedere come si fanno le cose per bene, come si possono fare le cose diversamente. Ho molti amici a Tokyo, almeno una dozzina. E pensa che quasi nessuno ha l’auto, molti nemmeno la patente. Fra treni di superficie e metropolitane non ce n’è bisogno. I viaggi in treno più belli li ho raccontati in un post: cinque viaggi in-treno bellissimi (piu uno)

Che cosa ti fa scegliere il treno come mezzo di locomozione per i tuoi viaggi?
Provo a spiegare perché lo preferisco all’auto. La macchina mi stanca. Ti costringe a stare concentrato. E il maggior vantaggio, quello di potersi fermare dove si vuole o fare deviazioni, la maggior parte delle volte è illusorio. Quasi sempre, per mia esperienza, si finisce per fare lunghi tratti di guida ininterrotta. Succede per i motivi più vari, perché si è in ritardo, perché si è stanchi, perché piove… Non va sempre così, certo, ma non si è liberi come si potrebbe credere. Inoltre viaggiare leggeri è bello e l’auto è un altro grande bagaglio di cui occuparsi. E poi l’auto isola, mentre in treno si possono fare incontri interessanti (anche se gli scompartimenti aiutavano di più). In realtà ho fatto viaggi bellissimi anche in auto ma, se è possibile e conveniente, preferisco scegliere il treno. Inoltre, a differenza dell’aereo, il treno ti dà davvero la percezione di viaggiare. In aereo entri in una scatola metallica e ne esci dopo sei, otto, dieci ore e sei dall’altra parte del mondo, ma non hai un’idea chiara di cosa c’è fra questi due punti, neanche della distanza che hai percorso perché è una velocità a cui non viaggiamo normalmente, che stentiamo a capire. Pensa che tempo fa ho letto una notizia di una coppia che è finita in Canada invece che in Australia senza accorgersene fino all’arrivo (Coppia italiana sbarca nella Sydney ‘sbagliata’). Penso che sia abbastanza efficace come esempio, no?

Una cosa che ti fa apprezzare più di tutto i viaggi in treno?
In parte ho già risposto. Comunque è la possibilità di rilassarmi, a volte di conoscere e scambiare due parole con i compagni di viaggio, di non dovermi preoccupare di guidare.

Che cosa dei viaggi in treno ti fa rimpiangere di non avere preso un mezzo diverso?
Ho preso dei treni terrificanti, strapieni all’inverosimile (quasi tutti in Italia), con riscaldamento o aria condizionata spenti o fuori controllo. Treni roventi, treni ghiacciati. E poi treni bloccati, nel nulla. Tutte queste volte rimpiango di aver preso il treno. In Italia – non so se sia cambiato qualcosa – mi è capitato di rimanere bloccato anche per ore senza alcuna informazione accumulando ritardi pazzeschi. All’estero spesso, un po’ come in aereo, il capotreno o chi era al posto di guida informava invece periodicamente i passeggeri sulla situazione. Rimanere bloccati ed essere ‘in balia’ di fattori esterni è la cosa che mi piace di meno. Ma del resto le code in autostrada capitano anche con l’automobile…

C’è qualche stazione in cui ti sei fermato che per qualche motivo ti ha colpito particolarmente?
Ce ne sono moltissime che mi hanno stupito, sorpreso. Parto dalle stazioni giapponesi in particolare sono come delle piccola città. Sono talmente vissute e frequentate che diventano dei grandi centri commerciali. Nella sola, gigantesca, stazione centrale di Tokyo ci sono – ho letto – trecento ristoranti, molti dei quali di ottimo livello, ma davvero ottimo. La gente va apposta in stazione per mangiare (e fa pure la coda agli indirizzi migliori). Ma sono tante le stazioni che mi hanno colpito, quella di Delhi di notte con un viavai incredibile di persone con bagagli di ogni tipo, anche bizzarri, e fuochi che ardono nel piazzale con i facchini che si scaldano (chissà se è ancora così). Oppure quella di Kyle of Localsh, in Scozia, col treno che arriva praticamente sul mare.

Quando sei in treno, come passi il tempo?
Mi piace molto guardare fuori dal finestrino, specie all’estero. Ma non sempre c’è qualcosa d’interessante. Le ferrovie spesso attraversano periferie anonime, zone poco interessanti, o sono circondate da siepi, muri… Quindi leggo. Mi piace moltissimo leggere e specialmente in treno. Durante lunghi viaggi in treno ho anche studiato, il giapponese l’ho imparato un po’ anche così, sui binari.

Altà velocità o treni locali?
Direi treni locali, perché sono i più interessanti, i più belli, i più economici (soprattutto) e sono purtroppo in via d’estinzione con le tratte che si riducono sensibilmente per fare spazio all’alta velocità. Però non sono un talebano. Sulle lunghe distanze mi piace anche l’alta velocità e pure le comodità che comporta. E, fra l’altro, personalmente credo sia il futuro (a medio-lungo termine) dei viaggi a lungo raggio. E’ estremamente miope non investire sui treni.

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