Suonare a Porta Garibaldi: i Mach Shau!

Il 16 maggio si è tenuto un altro concerto alla stazione di Milano Porta Garibaldi (La musica batte. Solo a Porta Garibaldi) a cui hanno partecipato tre diversi gruppi musicali: Mach Shau!, i Snorketz e i 3Dretz.
Come già fatto in occasione del concerto del 2 maggio, ecco l’intervista ad un uno dei gruppi: andiamo a conoscere i Mach Shau!

Com’è nato il gruppo Mach Shau!, come vi siete conosciuti?
Il gruppo si è formato parecchi anni fa, direi una decina. E’ nato tutto fra amici che già da tempo suonavano in altre formazioni e che condividevano molti gusti in fatto di rock’n roll. Le primissime registrazioni da far girare fra i bassisti della nostra zona le abbiamo fatte su musicassetta, e questo ti dimostra che veniamo da un’altra epoca, un’epoca lontana… Poi come spesso accade ci sono stati alcuni cambi di formazione, ma la nostra personalità è rimasta sempre la stessa. Disturbata.

I Mach Shau!

I Mach Shau!

Quali sono le caratteristiche della musica che suonate?
Odio le risposte del tipo “non è facile dire quello che facciamo, non è bello dare delle etichette, sperimentiamo…”, risposte più vecchie perfino di noi. Più o meno facciamo un garage rock’n roll che cerca di rubare spunti dove può, ovviamente senza chiedere il permesso, per questo, specie ultimamente, esplorando dinamiche e sonorità diverse da quelle del nostro passato ne sono usciti pezzi che possono sembrare un po’ soul o un po’ stoner o un po’ ballate psichedeliche alla Sid Barrett o un po’ cavalcate notturne alla Depeche Mode, ma in realtà le vittime dei furti sono sempre loro, i quattro ragazzi di Liverpool che si fanno chiamare Beatles. Chiaro? Ovviamente no.

Avete già suonato live: vi era mai capitato di farlo in un ambiente così particolare come una stazione?
In dieci anni abbiamo suonato un po’ in tutte le situazioni, perfino in un circo, ma in una stazione ferroviaria all’ora di punta è la prima volta, e per questo dobbiamo ringraziare tutti i ragazzi che si sono spesi per l’organizzazione di questo evento. Il passaggio di gente è continuo e la situazione è talmente strana che molta gente si ferma a guardare anche solo per curiosità, quasi stesse assistendo alle riprese di un film.

Come siete stati scelti per il concerto a Porta Garibaldi?
Il nostro cd è arrivato ai ragazzi di Nuova Acropoli tramite un amico, devo ammettere che noi non avevamo ancora sentito parlare di questo progetto, ma siamo contenti di aver avuto questa opportunità e di aver dato il nostro contributo.

A Porta Garibaldi

A Porta Garibaldi

Al di là dell’avvenimento in sè, qual è la vostra relazione con i treni e le ferrovie?
Nessuno di noi lo usa quotidianamente per lavoro, quindi, almeno per me, il treno rimane legato alla dimensione del viaggio. Ultimamente, ad esempio, mi è capitato di usarlo la domenica ed è davvero strano, è come vedere una spiaggia d’inverno, è spiazzante, un sacco di posti a sedere e gente rilassata… La stazione invece è una cosa a parte, non è fatta solo di treni, è un intero mondo.

Come vi siete preparati per suonare in un ambiente di questo genere?
Per un po’ siamo stati indecisi sul da farsi, pensavamo fosse meglio limare le sonorità dei nostri pezzi, renderle più morbide, magari addirittura preparare una versione acustica del nostro repertorio, poi ce ne siamo totalmente fregati e abbiamo tenuto fede al nostro nome. Credo sia stata la scelta migliore, la più naturale. Forse non saremo piaciuti a tutti, ma chi ci ha apprezzato lo ha fatto fino in fondo.

Che sensazioni vi ha dato suonare in un contesto e con un pubblico diverso dal solito?
E’ stato meno difficile di quanto pensassimo, dopo poco si è formato un pubblico fisso dietro al quale sfilava gente in continuazione, ma la cosa bella è che abbiamo visto un sacco di facce nuove che non avevano nessun motivo per fermarsi se non quello di apprezzare quello che stavamo facendo. E’ stato un modo per mettersi alla prova, una situazione meno protetta di quella che solitamente si crea nei locali, dove le prime file, quelle degli irriducibili, sono spesso formate da amici.

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Performance

Conoscevate già gli altri gruppi presenti?
Certo, siamo amici da anni, abbiamo calcato spesso gli stessi palchi ed apprezziamo a vicenda quello che facciamo. Almeno credo…

Qual è la cosa migliore e quella peggiore che vi è accaduta durante i vostri concerti?
Partiamo da quella peggiore, che è senz’altro quella di vedersi togliere la corrente elettrica dalle forze dell’ordine perché si sta facendo troppo casino, considerando anche il fatto che il nostro nome significa appunto “fate casino!”. La migliore invece è quella di vedersi togliere la corrente elettrica dalle forze dell’ordine perché si sta facendo troppo casino e continuare a suonare, con la gente che continua a saltare e gridare con te anche se dall’impianto non esce più nulla e rimane solo il martellare muto della batteria.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Sicuramente in autunno registreremo il nostro terzo lavoro, è un progetto a cui teniamo molto e in cui crediamo. Per il resto continueremo a suonare in giro, sperando che progetti come questi, che si inventano nuovi spazi in cui suonare, siano sempre di più, anche perché gli spazi classici, i locali, hanno in gran parte perso la loro forza, sono sempre più chiusi e selettivi, molto più preoccupati dell’incasso che della qualità e della novità, e la volatilità della clientela gli da torto.

[Articolo pubblicato il 22 maggio 2013]

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