Suonare a Porta Garibaldi: intervista ai Clio

Il 2 maggio si è tenuto l’iniziativa EscoadIsola rock day, un live nella stazione di Porta Garibaldi a cui hanno partecipato tre diversi gruppi musicali: Meduse, Clio, DaeMode.
Un concerto in una stazione è un momento così insolito, sia per chi suona ma anche per chi vi assiste, che non potevo non provare ad approfondire, e così ecco la prima delle interviste ai protagonisti. Iniziamo coi Clio!

Com’è nato il gruppo Clio, come vi siete conosciuti?
L’ora zero della nuova era è cominciata sull’autobus numero 2 di Busto Arsizio, dove il fato (detto anche controllore) ha incrociato i nostri destini. Le coincidenze sono troppe e in breve tempo abbiamo scoperto di avere in comune, oltre alla fobia per i regolari biglietti e la convinzione di essere spiati dalla C.I.A., la passione per la musica anni ’70 e una tendenza all’eclettismo che sfuma in follia sperimentatrice.
La discesa dall’autobus e la fuga restano ricordi indelebili di quello splendido 21 settembre 2010 dC.
Per la nascita di un gruppo musicale (e non) non c’è migliore premessa dell’intesa e della complicità spontanea tra i componenti. Se poi c’è la voglia di prendersi sul serio, ma con simpatia, tanto meglio. Questa è la nostra storia, e questi siamo noi, i Clio: Marco, Alberto, Simone, Giacomo e Andrè.

I Clio a Porta Garibaldi

I Clio a Porta Garibaldi

Quali sono le caratteristiche della musica che suonate?
Eseguiamo esclusivamente brani di nostra composizione, siano essi cantati in italiano, inglese o francese e sono diversissimi i generi e le influenze – dall’hard rock al blues, dal funk al jazz. Frequenti sono lunghi intermezzi che richiamano il rock psichedelico dei Pink Floyd (un’altra nostra definizione per spiegare il nostro genere è “dei Pink Floyd meno intelligenti”), ma anche riff più violenti o parimenti assoli melodiosi e lenti. La cura però non è solo rivolta all’estetica musicale, bensì anche ai contenuti che proponiamo di veicolare. La nostra idea è quella di concentrarci intorno ad alcuni nuclei concettuali pregnanti e, a partire da essi, plasmare i singoli testi delle canzoni. Per intendersi, un primo tema dominante è certamente quello della nostalgia, ossia dell’abbandono e della solitudine ad esso correlata (le suggestioni letterarie vanno qui da Yeats a Buzzati, da Cristina Campo a Baudelaire); allo stesso modo un secondo nucleo teorico fondamentale è la natura, vista nella sua amoralità e distacco, cioè nel suo autonomo corso e processo, che sta prima e al di là dell’uomo, e poi c’è Milano…

Avete già suonato live: vi era mai capitato di farlo in un ambiente così particolare come una stazione?
Suonare in un contesto dinamico come una stazione è stata un’esperienza unica.
Per una volta non siamo stati semplici pendolari che correvano verso un treno o che speravano che il treno fosse in orario: siamo stati i protagonisti della serata e ritornare in quel sottopassaggio non sarà più la stessa cosa. Rivedremo i volti delle persone visibilmente divertite e coinvolte ogni volta che torneremo in quel luogo.
Tornando a noi, abbiamo suonato in molti posti e paesi tra loro differenti. Come detto, la nostra ambizione non è diventare famosi e restare mesi nelle classifiche di radio e televisioni, ci interessa semplicemente diffondere dei messaggi e anche se solo uno di questi viene colto, che sia verbale o musicale poco importa, ci riteniamo soddisfatti. Il nostro primo vero live è stato nel comune di Samarate, al Samarock 2011 (provate a digitare “Can’t find the way Clio” su YouTube e ne avrete un assaggio). Da lì in poi si sono susseguiti molti concerti, a Leggiuno, Busto Arsizio, Gallarate, Milano, Bergamo, Vimercate, Sesto, ecc. ma quello che ricordiamo con maggior emozione è senza dubbio il concerto a Le Scimmie (Milano). E’ un luogo sacro per ogni musicista e sapere che alcuni dei nostri musicisti preferiti abbiano suonato su quel palco non potete immaginare che effetto ci abbia fatto!
Non siamo rockstar e non nascondiamo che non sono mancati live in cui c’erano solamente le nostre ragazze a sentirci, ma quando saliamo sul palco l’obiettivo è sempre lo stesso, lanciare dei messaggi sperando che siano colti ed emozionare con il nostro show.

In concerto

In concerto

Come siete stati scelti per il concerto a Porta Garibaldi?
Da qualche mese abbiamo capito le enormi potenzialità offerte dal web anche nel campo musicale.
A tal proposito vi invitiamo a visitare la nostra pagina facebook e fare un “mi piace” sulla fiducia.
Tramite un social network tutto musicale, Splitgigs, abbiamo contattato le Meduse (altra band presente nel live a Porta Garibaldi) e queste ci hanno selezionato tra tante altre band.
Sfruttiamo questa intervista per ringraziarle ancora per l’enorme opportunità che ci hanno offerto.

Al di là dell’avvenimento in sè, qual è la vostra relazione con i treni e le ferrovie?
Siamo tutti universitari e quasi ogni giorno prendiamo il treno per Milano da Busto Arsizio. Il rapporto con i treni è quindi una sorta di “Odi et Amo”. Da un lato siamo spesso infastiditi dai ritardi, dall’altro ne abbiamo un quotidiano bisogno. Il treno è stato spesso associato in letteratura al progresso. Ci spiace che rispetto ad altri Paesi come Francia, Germania e Inghilterra, l’Italia sia indietro anche nel processo di modernizzazione della rete ferroviaria.
Sarebbe fantastico riuscire a rendere il nostro viaggio di 30minuti da Busto Arsizio a Milano più vivace, magari con qualche spettacolo sui treni. Inoltre è intollerabile che un 22enne (la nostra età media) debba pagare più di 65€ di abbonamento mensile senza usufruire non dico di un’esenzione totale, ma almeno parziale.

Come vi siete preparati per suonare in un ambiente di questo genere?
Ogni spettacolo è curato nei minimi dettagli affinché, concluso lo show, rimanga qualcosa di noi nella testa del pubblico. Ci siamo riuniti un paio di giorni prima e abbiamo deciso come comportarci sul palco, quali frasi e canzoni fossero più adatte ad un contesto nel quale il potenziale pubblico di pendolari sarebbe cambiato ogni tot minuti. Abbiamo puntato sui pezzi più facili da ricordare, sacrificando un po’ la psichedelica musicale in favore dell’asprezza di alcuni testi.

Che sensazioni vi ha dato suonare in un contesto e con un pubblico diverso dal solito?
Soddisfazione. Forse non è la parola esatta, ma è la prima che ci viene in mente.
Soddisfazione è la sensazione che abbiamo provato durante tutto il live. Con un pubblico di tipo “dinamico”, cioè “di passaggio”, non puoi permetterti di sbagliare nulla. Abbiamo mantenuto la concentrazione dall’inizio alla fine e ogni canzone in scaletta valeva tanto quanto quella precedente o quella successiva. Siamo partiti dal presupposto che l’ascoltatore medio avrebbe assistito allo show per non più di cinque, dieci minuti. Fortunatamente siamo riusciti a tenere il pubblico con gli occhi incollati sul palco e alla fine qualcuno ha persino perso il treno per congratularsi.
Ecco perché parliamo di soddisfazione.

Performance

Performance

Conoscevate già gli altri gruppi presenti?
Sinceramente non avevamo mai ascoltato nulla delle altre band. Delle Meduse ci ha impressionato la verve delle componenti e la voce della cantante. I DaeMode invece meritano un discorso a parte. Il loro è un elettro-rock ed è insolito ascoltare una band di ragazzi sperimentare nel mondo dei suoni come hanno fatto loro. Siamo rimasti impressionati dal loro coraggio e dalla loro bravura.
In poche parole, stiamo già organizzando una data a Milano con entrambi i gruppi come nostri ospiti e speriamo che il progetto vada in porto.

Qual è la cosa migliore e quella peggiore che vi è accaduta durante i vostri concerti?
Dividere il palco con altri musicisti è sempre qualcosa di piacevole. Ricordiamo di canzoni suonate insieme agli amici The Taxis, al promettente trombettista Matteo Citti, all’incredibile show-man Elton Novara, e gli aneddoti da raccontare sarebbero troppi. Forse quello a cui siamo legati è stato il live di Vimercate. Una delle nostre band italiane preferite , i Grenouille, ci aveva proposto di fare da gruppo spalla. L’immenso Marco Bugatti, il cantante della band, è salito sul palco durante l’esecuzione della nostra “Noir” e ha urlato il ritornello [“Ti è mai passato per la testa un proiettile calibro trenta?”] insieme a noi. Eravamo all’inizio della nostra carriera ed è stato un onore dividere il palco con Marco.
La cosa peggiore? Anche qui ce ne sarebbero tante: sound check inutili, precipitazioni improvvise durante concerti all’aperto (con danni alla strumentazione), battibecchi con altre band nati da malintesi organizzativi,ecc. ma anche qui c’è un avvenimento che prevale sugli altri. Durante un live a Busto Arsizio, la batteria di Giacomo è letteralmente franata sul Bassista, il jack di Andrè (il Bassista) si è rotto e Alberto, il chitarrista, ha avuto problemi con il suo amplificatore. Dopo quella data non abbiamo più paura di niente, tanto peggio di così?

Quali sono i vostri progetti futuri?
Consultate la nostra pagina facebook : www.facebook.com/clio.officialband per rimanere aggiornati sui live (ne abbiamo molti in programma a Milano).
Ad inizio luglio, il 6 e 7 per l’esattezza, andiamo in Inghilterra per quella che abbiamo nominato “London Week” a Camden Town e poi pensiamo di registrare un cd e di realizzare un video.
Il progetto Clio ha avuto un’accelerazione improvvisa e non sappiamo dirvi dove possiamo arrivare, perché nemmeno noi ci aspettavamo di suonare a Le Scimmie o Londra fino a qualche mese fa.
Sta accadendo qualcosa di fantastico e l’unica cosa che ci sentiamo davvero di dire a chi legge è di farne parte e lasciarsi coinvolgere dalle nostre idee. I tempi stanno cambiando e certi treni bisogna prenderli al volo, come sanno tutti i pendolari.

Live the present Think in PROGress

[Articolo pubblicato il 14 maggio 2013]

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