La storia della stazione di Venezia Santa Lucia: ultimo atto

La storia della stazione di Venezia Santa Lucia è un vero e proprio dramma durato trent’anni, in cui sono stati immolati buonsenso, belle idee, architetti e progettisti, macellati a colpi di faide interne, burocrazia e immobilismo.
Una classica storia italiana, insomma.
Ma prima, come nei migliori serial, un breve riassunto: nelle puntate precedenti…
Alla metà degli Anni Venti si decide di costruire una nuova stazione: Angiolo Mazzoni, l’architetto delle Ferrovie, elabora progetti per dieci anni. Alla fine quello che piace al Duce non piace alla Commissione Ministeriale: un nulla di fatto ed il Ministro, non sapendo come uscirne, bandisce un concorso pubblico.
Il concorso del 1935 è un buco nell’acqua. Pochi progettisti, progetti di livello non eccellente e con un panorama così composito la giuria si divide. Il progetto del veneziano Virgilio Vallot risponde alle preoccupazioni circa l’inserimento nel contesto veneziano e soddisfa quelli che cercano un riconoscimento per i progettisti locali ma la Commissione è spaccata sul suo nome, con dure polemiche. Vista la situazione intricata il ministro Puppini decide di non dare seguito alla deliberazione della giuria: prima pensa ad un secondo concorso infine opta per una soluzione salomonica. Incaricare il vincitore, Villot, di elaborare un nuovo progetto assieme ad Angiolo Mazzoni. Siamo alla fine del 1936.

Stazione_Venezia_1937

Se non mettono le gondole nei disegni non sono contenti (prospettiva dell’architetto Cesare Boldrin)

Mazzoni non è entusiasta, per usare un eufemismo: i suoi progetti sono stati scartati in prima battuta ed al concorso, ed ora viene chiamato come supporter. Nonostante la divisione dei lavori sia chiara (il fabbricato viaggiatori a Vallot ed il palazzo compartimentale coi vani tecnici a Mazzoni) i due da subito si lamentano l’uno dell’altro di tentativi di scavalcamento. In ogni caso il lavoro procede alacremente e nel luglio 1937 sono predisposte sei soluzioni, quattro delle quali saranno ulteriormente sviluppate da un gruppo di disegnatori, di due veranno realizzti i modelli in scala ed uno presentato alla Commissione Edilizia a marzo 1938, che dà un assenso generale.
Il nuovo edificio sporge sullo specchio d’acqua di una darsena ed è sorretto da file di pilastri: “In esso pensai la parte superiore dell’edificio sostenuta da pilastri uscendo dall’acqua verde nerastra della laguna moventesi lungo il Canal Grande” scriverò Mazzoni in un momento di poesia.

Stazione_Venezia_1937

Una architettura leggera come una piuma…

Dal dicembre 1938 la stampa locale rema contro il progetto a partire dalla soluzione della cavana, termine con cui a Venezia si indica un ricovero coperto per imbarcazioni: quel portico aperto sull’acqua dove possono attraccare le gondole non piace proprio e si ritiene inoltre troppo eccessiva per lo scarso numero di viaggiatori che arrivano o partono dalla stazione servendosi di gondole. Questo quando poi gli utenti dei vaporetti, molto più numerosi, dovrebbero uscire all’esterno per prenderli. Le obiezioni paiono sensate e dopo un anno di impasse il ministro decide che il fabbricato avrà un porticato, ma nessuna cavana.

Stazione_Venezia_1939

Togli l’approdo coperto, metti il porticato, ma la leggerezza resta…

Siamo al 1939 e cambia ancora una volta tutto: nonostante il cantiere inizi il Consiglio Superiore delle Belle Arti e il nuovo ministro tornano sulla decisione dei pilastri in acqua: viene recuperata l’idea della cavana eliminando però il ristorante dal piano superiore dell’avancorpo e lasciando il portico sull’acqua doppia altezza. Mazzoni e Vallot sono rassegnati: mentre la produzione di disegni procede tra vedute, studi di dettagli ornamentali e particolari costruttivi il rapporto tra i due resta sull’orlo della crisi.
Ovviamente i lavori procedono con estrema lentezza e con gravi ritardi per le continue varianti in corso d’opera: risulta che in quegli anni vengano prodotti 800 disegni che sono stati scartati e rifatti. Nel gennaio 1943 e cioè in piena guerra (come se quello fosse il problema più grave) la Confederazione Fascista dei Professuonisti e degli Artisti solleva il problema dell’affidamento per gli incarichi di realizzazione delle opere d’arte quali sculture, bassorilievi e mosaici.

Stazione_Venezia_1939

Altra versione, di nuovo con l’approdo…

Nell’aprile 1943 più o meno è terminata la parte verso la chiesa degli Scalzi destinata al ristorante mentre i lavori per il corpo centrale non sono ancora iniziati. La guerra in corso costringe intanto ad una nuova variante: inserire rifugi antiaerei. In maggio il nuovo ministro, il veneziano Vittorio Cini consulta alcuni architetti per provare ad accelerare il lavoro: questi consigliano di conservare quanto realizzato fino a quel momento rinunciando all’avancorpo sull’acqua. Vengono realizzate ancora tre nuove soluzioni di massima.
Il 25 luglio cade il Fascismo ed il nuovo Presidente del Consiglio il maresciallo Badoglio tramite decreto interrompe tutte le opere pubbliche non necessario lo sforzo bellico: i lavori si fermano.

Venize_train_station_waterfront

E dopo trent’anni di lavoro… questo il risultato. Mah…

Nel dopoguerra, mentre Mazzoni per salvarsi dal clima di feroci epurazioni antifasciste si rifugia in Sud America, Vallot tenta inutilmente di ottenere dalle Ferrovie dello Stato la conferma dell’incarico. E per farlo presenta ancora (sì, ancora!) nuove soluzioni di progetto. Viene liquidato nel 1947 e forse a titolo di risarcimento gli viene assegnato il primo premio (ex aequo con l’architetto Giorgio Wenter Marini) al concorso del 1947 per la progettazione del nuovo Hotel Danieli in Riva degli Schiavoni.
Toccherà a Paolo Perilli, architetto funzionario della Ferrovie, non certo una figura di spicco bensì un onesto mestierante, costruire l’attuale stazione di Venezia Santa Lucia.

Addendum
La signora Arpalice Boldrin mi segnala che alcune prospettive (sicuramente quella da sotto il ponte degli Scalzi con la chiesa sulla destra) sono di suo padre, l’architetto Cesare Boldrin che fece parte dell’equipe di Mazzoni.

2 pensieri su “La storia della stazione di Venezia Santa Lucia: ultimo atto

  1. Mi farebbe piacere che si sapesse e possibilmente venisse sottolineato che alcune prospettive( sicuramente quella da sotto il ponte degli Scalzi con la chiesa sulla destra ) sono di mio padre , l’architetto Cesame Boldrin che fece parte dell’ equipe di i Mazzoni. Grazie Arpalice Boldrin

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