La stazione di Kyoto

Il Giappone è un tema sempre appassionante per chi si interessa di treni e ferrovie: non per nulla si usa addirittura premiare i migliori convogli, figurarsi.
Poche sono le stazioni rimaste in piedi dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, purtroppo: erano quasi tutti delicati edifici di stile europeo, leggiadri ed aggraziati. Una delle mete più visitate è Kyoto, l’antica capitale del Giappone, ricca di monumenti storici, un luogo che merita di essere visitato.
Tant’è che il mio guru sul mondo nipponico, Patrick Colgan, scrive che “è un delitto passarci meno di tre giorni“.
La stazione di Kyoto in stile rinascimentale costruita nel 1914 fu duramente danneggiata durante la guerra e rimpiazzata da una abbastanza brutta ed anonima realizzata nel 1952. Nel 1991 venne bandito un concorso ad inviti internazionale per costruirne una nuova per il 1997, quando la città avrebbe compiuto i 1200 anni.
La nuova stazione di Kyoto avrebbe dovuto occupare un’area del centro cittadino di quasi quattro ettari di superficie: il lotto si estende lungo l’asse est-ovest della città e forma un rettangolo della lunghezza di 470 metri compreso tra i quartieri ai piedi delle colline e il nuovo polo commerciale e tecnologico. Dal punto di vista urbanistico, la ricostruzione del fabbricato ferroviario e la ristrutturazione di quest’area avevano come scopo quello di ridisegnare i limiti tra i quartieri e creare un migliore collegamento tra la parte nord e sud della città

Vista sul complesso della stazione

Vista sul complesso della stazione di Kyoto

Per un concorso di tale importanza furono chiamati i più grandi architetti disponibili (Tadao Ando, James Stirling, Michael Wilford & Associates e Hiroshi Hara). Quasi tutti pensarono di realizzare un percorso pubblico articolato: non un unico edificio ma più fabbricati che si aprivano su vasti spazi. Tadao Ando propose come una doppia porta ai piedi della quale si apriva una piazza circolare di smistamento dei vari percorsi mentre Sterling e Wilford progettarono una piazza ovale chiusa tra più edifici da cui partiva un ponte fiancheggiato da negozi che attraversava la linea ferroviaria e creava una nuova passeggiata pedonale.
Il vincitore risultò invece Hiroshi Hara, l’unico a proporre un unico grande volume che raggruppa più funzioni: nella stazione di Kyoto infatti trovano posto un grande albergo, un centro commerciale, un palazzo dei congressi, un museo e un grande parcheggio su più piani. Visto dai templi, dai giardini e dalle colline circostanti il fabbricato disegna un gigantesco complesso dalla forma massiccia e compatta che si estende a lato dei binari esistenti.
All’altezza della strada una serie di portali aperti sul piazzale dove sostano taxi ed autobus conducono nell’atrio degli arrivi e delle partenze, attorno al quale sono organizzati i servizi per chi viaggia. Da questo spazio si può proseguire verso i binari, scendere verso la metropolitana oppure spostarsi al grande centro commerciale che si sviluppa a lato dell’atrio.

La hall d'ingresso

La hall d’ingresso

La parte ad ovest dell’edificio è chiusa dalla torre dei parcheggi mentre quella est dal grande albergo, le cui camere e corridoi di comunicazione sono disposti in modo da lasciare un vuoto centrale posto al termine di una galleria in ferro e vetro occupato da una terrazza.

Hotel vista binari

Hotel vista binari

All’esterno le superfici sono uniformi e disegnate prevalentemente con materiali che riflettono la luce quali ferro e vetro e la facciata sulla piazza antistante l’ingresso è strutturata come una cascata di superfici vetrate poligonali che forma un insieme di specchi in movimento, che riflettono la volta del cielo.
Tenuto conto del tipo di città che è Kyoto, una delle poche in Giappone ad avere mantenuto molteplici vestigia storiche, questo progetto cossì massivo e moderno suscitò moltissime polemiche, non ancora sopite.

La facciata

La facciata

Come la maggior parte delle stazioni giapponesi di ultima generazione la nuova stagione di Kyoto, dove fermano treni ad alta velocità e linee metropolitane, ospita vasti spazi commerciali che formano la componente principale dell’edificio. La parte ferroviaria e legata al mondo del viaggio è messa in secondo piano rispetto allo sviluppo di un programma di funzioni destinate a chi vuole distrarsi, sostare, o fare shopping. Quella tendenza di rendere le stazioni dei grandi centri commerciali con vicino i binari, che si sta affermando adesso da noi, là andava per la maggiore già 25 anni fa.
Inoltre loro hanno realizzato questa enormità di struttura in sei anni, e direi che ogni paragone con la realtà italiana non si pone nemmeno…

2 pensieri su “La stazione di Kyoto

  1. A me le stazioni giapponesi, vive a tutte le ore del giorno, piacciono moltissimo. Ci sono centri commerciali, ristoranti, aree di relax. La gente ci va anche se non deve prendere il treno. All’undicesimo piano della stazione (su 15) ci sono dei ristoranti fra i migliori della città.
    …e grazie per la citazione!!!

    p.s. la prima volta che la vidi, con tutto quel vetro, mi ricordò la stazione di Pescara, con la piccola differenza che quest’ultima è completamente vuota e un po’ tetra (e ha tipo 12 piani di meno).

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