Stazione di Imola. Prossima fermata stazione di Imola

(Questo articolo è scritto con lo spirito del fan-boy; abbiate pazienza)
Forse voi non conoscete Guia Soncini, e presumo lei ne sia lieta.
Spiegarvi chi sia non è facile.
Wikipedia dice che è una giornalista ed un sacco di altre cose; non mi risulta lei sia della stessa opinione, e comunque meglio non parlarle di wikipedia.
Sa scrivere, perchè dà ancora valore alla consecutio temporum, alle concordanze e all’ortografia.
Ha una prosa che ammazzerei per averla.
La sua serie televisiva preferita è The West Wing; basta questo per chiedere la sua mano (se volete farlo, è necessario un tacchino fotogenico che ha ottenuto il perdono presidenziale).
Dal momento poi che è il mio blog per lo ius maiorum posso ammorbarvi quanto voglio con le mie giornaliste/scrittrici preferite (al prossimo giro tocca ad Annalena Benini).
Riversa i suoi pensieri qui: http://www.guiasoncini.com/
Secondo alcuni è politicamente scorretta, altri dicono chiaro e tondo che è una stronza. Se volete capirne un po’ di più di televisione, leggetela. Se volete capire un po’ di più degli “argomenti alla moda” leggetela. Se volete una donna che vi dà torto, vi fa innervosire e vi scuote il sistema nervoso, leggetela. Se volete una che vi dice “buongiorno tesorini, come va?” passate oltre.
(No, non mi paga per questo, manco una copia autografata del suo ultimo libro “I mariti delle altre” mi manda. La dura vita del groupie…)
E quindi?
Ha scritto qualcosa sui treni anche lei, e mi piace postarvelo.

Tutti quelli che prendono per il culo i passeggeri del volo Roma-Milano che, in astinenza dopo 40 minuti di cellulare spento, si precipitano a riaccendere prima ancora che l’atterraggio sia completato per rassicurare segretarie autisti colleghi e parenti che «Sono atterrato ora», neanche venissero da qualche anno di prigionia nella giungla, tutti quelli che li irridono non sono evidentemente mai saliti su un treno che porti gli italiani in villeggiatura sull’Adriatico. Ci sono viaggiatori, in numero sufficiente da non renderli eccezioni, che passano l’intero tragitto al telefono significando ai loro cari la dislocazione minuto per minuto. «Abbiamo appena passato il cartello Imola.» Essendo sedute a portata d’udito, si può solo sperare che dall’altra parte giunga l’appropriata risposta «E ‘sti cazzi.»

Amen.

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