Lo spot del Frecciarossa: Pupi Avati, i treni, il passato

Un paio di giorni fa parlavo del Frecciarossa Mennea, gioiello tecnologico italiano che potrebbe fare i 400 km all’ora. Il suo arrivo sulle nostre ferrovie è stato accompagnato da una notevole campagna pubblicitaria, e pure da uno spot, realizzato dal regista Pupi Avati (Bologna, 1938).
Cosa dice il sito delle FS al riguardo?

Al via la campagna pubblicitaria di Trenitalia “Frecciarossa 1000, così bello che non vorresti scendere mai”, firmata da Pupi Avati e realizzata da Duea Film. [...] Intanto il regista Pupi Avati ha ricevuto, all’International GrandPrix advertising strategies, il “Premio Comunicazione e Cinema” per la sua capacità di raccontare storie sulle debolezze umane, la famiglia italiana e la vita di provincia. [...]
Siamo nell’estate del 1965. Dalla stazione di Bologna parte il treno dei bambini alla volta della colonia marittima delle Ferrovie dello Stato di Bellaria. l treno è ormai partito. Sul marciapiedi appare, trafelato, con l’ingombro di una grande valigia e un cestino con la merenda, un bambino, che vede il treno con i suoi compagni allontanarsi definitivamente.
Ma a un certo punto accade qualcosa di straordinario: alle sue spalle appare un treno di un rosso fiammante. Il bambino, molto emozionato, sale.
Il macchinista del Frecciarossa 1000 lo invita nella cabina di guida e gli chiede se vuole raggiungere gli altri alla colonia. Il bambino risponde di no: da quel treno così bello non vuole scendere più. La campagna pubblicitariaFrecciarossa 1000, così bello che non vorresti scendere mai” prende spunto dalla straordinaria circostanza in cui il nostro Paese si trova oggi, nel 2015: l’EXPO è stato inaugurato esattamente a cento anni di distanza dall’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra e Ferrovie dello Stato Italiane, Official Global Rail Carrier dell’Esposizione, lancia il nuovo treno supertecnologico Frecciarossa 1000.

Pupi Avati è un regista dallo stile inconfondibile, ed i temi trattati con sensibilità e maestria sono, per citare la motivazione del recente premio, quelli delle debolezze umane, la famiglia italiana e la vita di provincia.
Il Frecciarossa 1000 è un treno modernissimo, quasi futuribile: può raggiungere 400km/h con un basso impatto ambientale (28 microgrammi di CO2 per passeggero chilometro), sedute ergonomiche, connessione wifi, video sorveglianza diffusa.
Le critiche sono state dure, e certe volte eccessive. Ma qualcosa di vero c’è.
Forse questo doveva essere uno spot evocativo, bell’aggettivo che piace tanto, ma francamente non riesco a capire cosa dovrebbe mai evocare. La nostalgia dei bei tempi andati per i ricchi manager sessantenni, che 50 anni fa andavano in treno alla colonia estiva? Far capire al suddetto target che il futuro è arrivato?
Scegliendo un tale regista si sceglie anche la sua poetica, in questo caso permeata dal rimpianto per i bei tempi andati.
Personalmente non lo trovo così tanto terribile, anche se di sicuro non è nè bello nè d’effetto: mi fa pensare agli spot della robiola con il fattore che guida il barroccio all’inizio del Novecento.
Dov’è l’orgoglio per un prodotto made in Italy così innovativo? Dov’è la velocità, il design, la comodità, i vantaggi di questo nuovo Frecciarossa? C’è solo un bambino in ritardo che perde il treno e poi vaga in un altro, praticamente vuoto. E non ne vuole più scendere. Detta così c’è anche un po’ di Shining
Per un treno del futuro, con caratteristiche tecnologiche e futuristiche forse sarebbe stato meglio pensare ad un regista che sia nato se non dopo l’avvento della tv a colori, almeno dopo lo sbarco sullo Luna…

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