La sicurezza in treno: ne possiamo parlare?

Non è semplice parlare della sicurezza in treno.
Perchè significa parlare della paura: cosa c’è di più soggettivo della paura?
Io per anni, con la ragazza che mi ha cambiato la vita, ho discusso sul tema delle strade deserte e silenziose della notte.
A me piace camminare di notte: non si sentono rumori, le città sgombre di folle rumorose sono come nude e mi sento sicuro. Non c’è un’anima in giro, non si sente un fiato: se anche si avvicinasse un malintenzionato (o qualcuno che mi pare tale) lo vedrei o sentirei da lontano ed un mio eventuale grido sarebbe pefettamente udibile.
Lei no, tutto il contrario: si sentiva più protetta e sicura con un mare di sconosciuti vicini
“Il coraggio, chi non ce l’ha non se lo può dare” mormorava, forse giustamente, Don Abbondio a quel sant’uomo del cardinale Borromeo e tutti noi, io compreso, abbiamo paure e proviamo inquietudini in tempi, luoghi e modi diversi.
E la paura in treno, quando ci assale?
Ho iniziato a rifletterci dopo gli scioperi per l’emergenza sicurezza attuati dai ferrovieri in Toscana.

Volantino_Siopero

Volantino gentilmente fotografato da VitaDaPendolare :)

Da troppo tempo oramai siamo vittime di episodi di violenza dilagante senso di degrado ed insicurezza vogliamo lavorare senza la paura e con la certezza di tornare dalle nostre famiglie la sera
Il volantino dello sciopero non usava mezze misure.
Ma la situazione è veramente così terribile? Veramente sui treni italiani c’è una emergenza sicurezza? Facendo due calcoli a spanne ero arrivato ad un dato che dovrebbe tranquillizzare:

100 interventi in sei mesi, cioè in 180 giorni: più o meno un giorno sì ed uno no. Sembrano tanti, lo so ma bisogna anche tenere conto delle centinaia di treni che oggi giorno transitano nella Regione. Ipotizzando ne circolino 200, saremmo ad un caso su 400, quindi lo 0,25%.

Eppure, da alcuni commenti ricevuti, la situazione sembra diversa.
Non avevo tenuto conto del senso di paura, quella sottile irrazionale inquietudine che ti prende e non ti fa stare bene, che ti tiene sempre sull’chi vive.
Un treno la sera, vuoto? Un sottopassaggio silenzioso? Il piazzale della stazione poco illuminato? Magari non succede nulla, ma sono tutti ambienti e situazioni che possono minare la tranquillità, soprattutto dopo una lunga giornata fuori casa.
A voi cosa spaventa in treno?
Perchè se è vero che i treni non sono sicuri, le prime vittime sono coloro che li usano maggiormente: ferrovieri e pendolari.
Non ho intenzione nè di buttarla in caciara, nè di virarla in politica.
Evito a pie’ pari i seminatori di terrore: quelli che sempre pronti a soffiare sul fuoco dell’allarme sociale per raccogliere voti, che tengono il conto delle disgrazie per incitare, a cosa poi non si sa. Ed evito ugualmente gli allevatori di mini-pony: quelli che negano ogni evidenza perchè confligge con i loro begli ideali dove non ci sono delinquenti, e se anche ci fossero… beh, bisogna capirli, e comunque è colpa della nostra società.
Volevo approfondire l’argomento, pur sapendo che dati oggettivi non ne esistono: si possono contare gli incidenti avvenuti, ma non ci sono metri di misura per l’insicurezza.
Ragion per cui, empiricamente, ho fatto ad un piccolo campione delle domande: un ferroviere e diversi pendolari, ognuno in una regione o una tratta ferroviaria diversa.
Se fossi un giornalista parlerei di inchiesta.
Ma solo sono una persona curiosa che vuole provare a capire, e a fare capire.

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