Salviamo il ponte di Sant’Eufemia d’Aspromonte

Quando ho letto quanto scrivono gli amici di Ferrovie in Calabria circa il ponte di Sant’Eufemia di Aspromonte, ho pensato istintivamente all’hashtag #maiunagioia
Per chi non li conoscesse, sono un’associazione che tra le varie attività si sta impegnando per donare alla Calabria una ferrovia turistica che potrebbe competere con quelle del nord Europa per bellezza e varietà di paesaggi; e che naturalmente potrebbe anche fare girare un po’ l’economia locale.
Gente competente, che sa quello che dice. Per questo accolgo e faccio mio, pur nel mio piccolo, il loro appello per il ponte di Sant’Eufemia.
La Ferrovia Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli era una piccola ferrovia calabrese lunga 26 km: dal porto di Gioia Tauro seguiva la costa per poi iniziare ad addentrarsi nell’entroterra. Nulla di trascendentale, penso: 26 km sono in effetti pochi perchè una ferrovia abbia una qualche rilevanza, no?
E infatti la storia di questa ferrovia è la storia di un bel progetto fallito, impantanatosi in chissà quali beghe burocratiche e politiche.
Sempre da Gioia Tauro partiva la ferrovia per Cinquefrondi, di 32 km, che lasciava il Tirreno alle spalle per risalire nell’entroterra. Più o meno alla stessa latitudine, ma sull’altra sponda della regione, c’era la ferrovia Gioiosa Jonica-Mammola: il piano era quello di creare una sola linea che andasse dal Tirreno allo Jonio. Non se ne fece nulla. E già qui #maiunagioia
Nel 1997 la Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli fu chiusa sino a Palmi e nel 2011, in seguito ad una frana, fu sospesa fino nuovo avviso, burocratico eufemismo che ne ha sancito la definitiva morte. Restano lungo il tracciato le gallerie, i ponti e le stazioni. Dal 2012 il tutto è stato ceduto alle Ferrovie della Calabria, società che gestisce la rete feroviaria locale.

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Il ponte (foto di Roberto Cocchi tratta da photorail.com)

Notizia di qualche giorno fa il bando per smantellare il ponte di Sant’Eufemia d’Aspromonte

la cui importanza deriva sia da caratteristiche estetiche che tecniche. Tale viadotto in ferro risale infatti alla fine degli anni ’20 [...]. Collocato all’uscita di una galleria e perfettamente integrato con l’ambiente circostante, è famoso tra gli appassionati di ferrovie in tutta Italia e all’estero per le sue caratteristiche tecnico-costruttive, che fanno di questo ponte un esemplare unico per lunghezza e altezza nel panorama storico ferroviario Calabro-lucano e non solo

La ditta che lo distruggerà e potrà venderne il ferro guadagnerà circa 5000 euro, e le Ferrovie della Calabria non dovranno più spendere per il suo mantenimento in sicurezza. Come dicevo prima: #maiunagioia
Perchè questo ponte va salvato?
In primo luogo si tratta di un manufatto di archeologia industriale di quasi 90 anni d’età, che come tale andrebbe tutelato per legge, e su questo non ci piove. In secondo luogo perchè tutta la tratta è interessata ad un progetto di recupero

riguardante la trasformazione del tratto di ferrovia tra Palmi e Sinopoli in pista ciclabile tramite il posizionamento di pannelli appositamente studiati per adattarsi al binario, con il doppio vantaggio di preservare il tracciato, immerso negli splendidi paesaggi ai piedi dell’Aspromonte, rendendolo al contempo fruibile per il turismo ciclistico e naturalistico.
In una Regione come la Calabria [...] dove il turismo naturalistico dovrebbe essere alla base dell’economia regionale, questo progetto si integrerebbe perfettamente con una politica del “fare bene”, nel pieno rispetto della storia e dell’ambiente.

Il ponte non è bellissimo, ma come si vede ha una sua importanza sia per la storia locale che per un possibile sviluppo economico futuro.
Aggiungo una riflessione personale: conosco molto bene una tratta ferroviaria minore, dismessa da anni e parzialmente smantellata. Ogni tanto viene fuori il desiderio di recuperarla per trasformarla in un percorso turistisco, ciclabile, perdonale, in una greenway o addirittura in una linea solo per mezzi pubblici. Sapete qual è uno dei problemi principali? Due ponti, peraltro con una luce di 4 o 5 metri, sono stati abbattuti e oggi costerebbe molto sostituirli.
Morale: è facile abbattere i ponti, molto meno ricostruirli.
Speriamo che in questa vicena calabrese non si debba usare, ancora una volta, l’hashtag #maiunagioia

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