Ricordando l’Olocausto: il treno di Kastner

Oggi è il Giorno della Memoria, ricorrenza in cui si fa memoria di

quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere

Non voglio però parlare dei “treni della morte”, che all’incirca tutti conosciamo, almeno a grandi linee.
Voglio parlare di un “treno della vita”, che attraversò l’Europa martoriata dalla guerra, e di chi lo rese possibile. Soprattutto per fare riflettere sul fatto che, davanti ai grandi problemi, non esiste il bianco ed il nero, ma infinite sfumature di grigio.

Rudolf Kastner

Rudolf Kastner, negli Anni Cinquanta

Rudolf Kastner (1906–1957) era un ebreo ungherese, giornalista e politico sionista, che durante la Seconda Guerra Mondiale, costituì il Comitato per l’Aiuto ed il Soccorso, insieme ad altri figure di spicco della comunità ebraica locale: l’Ungheria infatti era un paese libero e sovrano, alleato della Germania ma pur sempre formalmente indipendente. Anche per questo il Comitato riuscì a far lasciare il paese ad oltre 22000 ebrei tra il 1941 e il marzo 1944. Il 19 marzo 1944 la Germania nazista invase l’Ungheria (il cui governo voleva ritirarsi dalla guerra) e la situazione divenne drammatica: 800.000 ebrei, metà dei quali a Budapest stavano per essere deportati.
Kastner andò a parlamentare con Adolf Heichmann, regista dell’operazione, per consentire ad un certo numero di ebrei di fuggire in cambio di oro, diamanti e contanti. Il 30 giugno 1944 un treno composto di 35 vagoni partiva dalla stazione di Budapest carico di ebrei di varia estrazione sociale (quelli più ricchi pagarono 1.000 dollari ciascuno per coprire la propria e la fuga degli altri) e 273 bambini, molti dei quali orfani: erano i mesi della deportazione ad Auschwitz di 437.000 ebrei ungheresi (tre quarti dei quali sarebbero subito stati inviati alle camere a gas). Ad ogni passeggero del treno di Kastner era stato permesso di portare due cambi di vestiti, sei cambi di biancheria intima, e il cibo per 10 giorni. La situazione è simile a quella del più noto Schindler.
Nella lista stilata da Kastner e da altri membri del Comitato per il Soccorso c’erano 199 sionisti dalla Transilvania e 230 da Budapest, e 126 ortodossi e ebrei ultra-ortodossi, tra cui 40 rabbini. C’erano studiosi, artisti, casalinghe, contadini, agricoltori, industriali e banchieri, giornalisti, insegnanti e infermieri, tra cui lo scrittore Béla Zsolt, lo psichiatra Léopold Szondi e la cantante lirica Dezső Ernster. C’erano inoltre anche 388 persone di Cluj, città natale di Kastner, e tutti i membri della sua famiglia e di quelle di alcuni suoi collaboratori.

lista treno Kastner

La lista dei passeggeri del treno di Kastner

Kastner avrebbe poi scritto dopo la guerra, in un rapporto sulle azioni del suo Comitato, che vedeva il treno come una “arca di Noè”, perché conteneva una sezione trasversale della comunità ebraica ungherese, con una certa attenzione verso quelli che avevano lavorato nel servizio pubblico.
Quando il treno fu fermato al confine austriaco i passeggeri entrarono nel panico, temendo fosse deviato verso Auschwitz: questo dimostra come già durante la guerra era abbastanza chiaro cosa stesse succedendo nei campi di sterminio. Eichmann decise, per ragioni che rimangono poco chiare, di deviare il treno verso il campo di concentramento di Bergen-Belsen nel nord-ovest della Germania, vicino Hannover: a Linz furono fermati, fatti scendere e condotti in una stazione di disinfestazione per ricevere una visita medica e una doccia. Rimasero nudi per ore in attesa di vedere il personale medico o andare nelle docce: tenuto conto che già girava voce di cose fossero le “docce” dei campi nazisti, il terrore che provarono non è immaginabile.
Il 9 luglio il treno fermò a Bergen Belsen, e furono registati 1684 ebrei, che furono stipati nel Ungarnlager, cioè la sezione ungherese del campo, e qui restarono fermi per alcuni mesi. Viveano stipati in camerate da 130 persone circa ed avevano una dieta quotidiana che consisteva di 330 grammi di un pessimo pane grigio, 15 grammi di margarina, 25 grammi di marmellata, un litro di zuppa (soprattutto di rapa), un succedaneo del caffè, e talvolta formaggio o salsiccia, con latte ed extra razioni per i bambini sotto i quattordici anni.
Ad agosto il primo treno con 318 passeggeri partì per la Svizzera, ed un secondo a dicembre: alla fine 1670 ebrei arrivarono salvi nel villagio di Caux, presso Montreux, e furono sistemati in hotel di lusso requisiti e trasformati in residenze per rifugiati.

Kastner_train_passengers

I bambini in salvo sul treno di Kastner

Questa storia però non finisce bene. Questo “treno della vita”, questa arca di Noè partita dall’Ungheria ed arrivata in Svizzera, con un passaggio obbligato in un campo di concentramento, costò la vita proprio a Rudolf Kastner.
Trasferitosi in Israele, nel 1954 fu accusato di essere un collaborazionista dei nazisti: principalmente non gli si perdonava di avere favorito i suoi concittadini, le 388 persone di Cluj ed i sopravvisuti all’Olocausto sentivano che li aveva sacrificati per salvare quelli che gli stavano più a cuore. Denunciò per diffamazione l’autore di un libello contro di lui, e perse la causa: il giudice Benjamin Halevi dichiarò che Kastner aveva “venduto l’anima al diavolo” e che era moralmente correo nelle colpe dei nazisti. Un anno dopo questa sentenza tre ebrei aspettarono il “collaborazionista” davanti casa e gli spararono, uccidendolo. L’anno dopo la Corte Suprema di Israele ribaltò la sentenza, assolvendolo.
La storia di un treno e di un uomo, che ci dovrebbe insegnare a non giudicare con facilità le azioni degli altri.

5 pensieri su “Ricordando l’Olocausto: il treno di Kastner

  1. Hannah Arendt parla di lui molto negativamente in “La banalità del male” in quanto nella scelta degli ebrei da salvare ha preferito le persone che avessero qualche ruolo nella comunità ebraica rispetto alle famiglie normali. Certo era una situazione inimmaginabile, ma i numerosi contatti con Adolf Eichmann sono provati.
    Riguardo ai treni della speranza c’è il bellissimo film “Train de vie” che scorre leggero ed emozionante come una poesia.

    • La Arendt aveva una opinione pessima di tutti gli appartenenti ai vari rami del sionismo, da Ben Gurion in giù. La scelta di salvare ebrei che sarebbero stati utili nel futuro stato ebraico oggi può sembrare odiosa, ma penso che, non potendo salvare tutti, una scelta in qualche modo era da fare.
      Bello “Train de vie”, veramente poetico!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>