Quando viaggiare era un viaggio: l’InterRail prima del web

Ieri abbiamo visto come oggi ci si prepara a partire per l’InterRail: Paolo oltre al biglietto si muove con un hastag di riferimento che è #vadovetiportailtreno e, wifi permettendo, condividerà in tempo reale o quasi il suo viaggio su Twitter (@paolomaiolin), Facebook (Ovunquista), Instagram (paolomaiolin) e Foursquare (paolomaiolin). Oltre che sul blog (www.ovunquista.it) e su www.blogperviaggiatori.com.
Oggi e domani invece ho il piacere di ospitare l’intervista a Fabrizio Dal Passo, Docente di Storia moderna a «La Sapienza» di Roma.

Quando hai viaggiato in interRail?
Il primo è stato nel 1993 e l’ultimo è stato nel 2002.

Ne hai fatti molti, quindi. In che zone ti sei mosso?
Per tutta l’Europa, da quella dell’est fino a Spagna, Portogallo e alla parte spagnola del Marocco, Ceuta e Melilla.

Come si preparava allora il viaggio? Quali erano allora i documenti necessari?
I primissimi anni, ovvero dal ’93 al ’95, c’era un’unica zona che copriva tutta Europa. Il biglietto costava più o meno come le attuali 250 euro, ed era valido per tutti i treni di seconda classe e per alcuni particolari treni ad Alta Velocità, allora da poco in funzione. Era tutto molto semplice: non era richiesta una particolare documentazione se non la carta di identità o il passaporto, il pagamento della quota avveniva in una qualsiasi stazione cittadina e valeva limitatamente nell’arco di 30 giorni. Dopodichè le cose sono cambiate perchè dal ’95 hanno diviso l’Europa in otto zone: si poteva visitare una o più zone limitrofe e fare un biglietto cumulativo in base a quelle che si voleva visitare. La tariffa cambiava in base al numero di zone ed in genere anche alle distanze che si doveva percorrere.

Pass InterRail del1982

Pass InterRail del1982

A livello burocratico quindi tutta la preparazione era abbastanza semplice. Nel ’93 non c’era internet: tu come conoscesti l’esistenza dell’InterRail?
Il suggerimento ci fu dato da una compagna di classe che aveva già fatto questa esperienza l’anno prima. Siamo venuti così a conoscenza di questa modalità di viaggio, molto utile per i giovani sotto i 26 anni. Perchè anche e più di adesso sotto a quell’età avevi a disposizione, quasi gratuitamente, delle foresterie. Quindi se non trovavamo l’albergo in molti paesi, la Francia specialmente, ma anche la Germania ed i paesi mordici, tu potevi andare dalla stazione, dove ti indicavano la strada, in alcune foresterie dove tu come studenti o pagavi una cosa piccolissima oppure venivi ospitato gratuitamente per una o due notti. C’erano anche in Italia: a Roma si poteva andare al Convitto Nazionale.

Che differenza c’era allora tra viaggiare su un treno italiano ed i treni delle altre zone europee? Quanto erano distanti dagli standard italiani per comodità, pulizia ed agibilità?
Fino a venti anni fa le società ferroviarie italiane, rispetto a quelle europee, erano ad un ottimo livello: si riusciva a viaggiare bene in Italia ed ugualmente in Europa più o meno con la stessa qualità. Sicuramente emergevano già vent’anni fa sia per l’Alta Velocità che nella qualità del sistema in generale, e mi riferisco a infrastrutture, informazione, disponibilità del personale, le ferrovie francesi e tedesche, le più capillari ed organizzate. Infatti noi in alcuni casi per riuscire a cogliere alcune coincidenze dovevamo collegarci con la primissima connessione internet che c’era all’epoca nelle stazioni della Germania o della Francia per vedere nei loro siti quali erano i possibili collegamenti anche per i paesi stranieri.

Decisamente avanti!
Infatti. Con il passare del tempo devo dire che ho notato un peggioramento generale della qualità dei treni italiani, secondo la seguente forbice: da un lato una maggiore organizzazione ed una maggiore cura per l’Alta Velocità che nel frattempo si è costruita, dall’altro un peggioramento generale per i treni che si muovono sull’orizzonte provinciale o regionale. Così oggi i collegamenti con le zone meno frequentate per lavoro, affari o turismo sono peggiorati mentre allora si riusciva a raggiungere facilmente e con treni di buona qualità anche città di minore importanza nel quadro nazionale. Negli altri paesi devo notare che in generale la linea più o meno è la stessa perchè anche in Francia, Spagna o Germania i treni ad Alta Velocità hanno ormai completamente superato per frequenze e presenza i treni ordinari. Secondo me è quindi è migliorato per pochi ed in alcune tratte nodali mentre é peggiorato, in linea di massima, per l’utenza periferica rispetto alle città più importanti.

Però più o meno eravamo sugli stessi livelli tra noi italiani e l’estero.
Assolutamente sì. Forse, se posso fare una graduatoria, per la qualità generale del servizio e quindi non soltanto per la diffusione ma anche per la cura, l’informazione e la disponibilità eravamo secondi solo alla francese Société Nationale des Chemins de fer, secondo me la migliore in assoluto vent’anni fa.

Tu su questi treni non ti sei mosso solo sulle grandi tratte ma hai preso anche viaggiato verso località marginali, quindi provando i treni locali.
Ma non solo, ho conosciuto anche i treni cittadini perchè l’InterRail valeva anche per alcune di quelle tratte, cioè per quelle normali ferrovie cittadine che oggi tanto vanno di moda. A Parigi ad esempio prendevamo spesso treni locali e potevamo anche girare sulla RER, Réseau Express Régional, in pratica la metro veloce francese, senza pagare un supplemento. Lo stesso avveniva anche a Berlino: il nostro biglietto valeva per la S-Bahn, la ferrovia urbana. La stessa cosa era anche a Madrid per la Cercanías, che spesso prendevamo al posto della metropolitana, comunque diffusa. Sono linee paragonabili alla FR di Roma, che però adesso non è inclusa nel pass InterRail.

RER C sul ponte Rouelle

RER C sul ponte Rouelle

Viaggi locali, ma anche lunghi immagino: hai viaggiato su carrozze letti o ristorante?
Specialmente nell’Est Europa era possibile prenotare con piccolissimo supplemento un ottimo wagon lit. Ricordo un lungo viaggio da Vienna a Budapest e da Budapest in Polonia fatto tutto di notte, completamente e stupendamente in un wagon lit per due, con un piccolo bagno, perfetto e pulito. Il supplemento era il corrispettivo di 5 euro attuali.

Ci hai anche mangiato?
Mi è capitato qualche volta soprattutto nel caso di tratte molto lunghe come quella da Edimburgo a Lisbona, due giorni ed una notte. Mangiammo in treno in Francia e fu un ottima esperienza, anche perchè ci servirono alimenti abbastanza freschi.

Capitavano spesso, se capitavano, ritardi od altri inconvenienti?
Ritardi sinceramente ne ricordo pochi. Inconvenienti qualcuno: poteva essere che d’estate o per incendi o per guasti improvvisi saltava un treno, ma c’era sempre un sistema sostitutivo. Nella peggiore delle situazioni ti portavano comunque con un pullman nella stazione più vicina. Sempre e gratuitamente.

Quindi non sei mai rimasto abbandonato in qualche stazione sperduta?
Mai, a meno che non volessi io andare all’avvenuta, e non l’ho fatto quasi mai. C’era sempre modo e maniera di trovare un altro treno o un altro sistema per potersi muovere.

Esperienze pienamente soddisfacenti insomma.
Certamente, e abbiamo viaggiato sempre molto sicuri: mai avuto problemi di sicurezza, furti o incontri con gente poco affidabile, sia di giorno che di notte ed anche nelle zone più lontane e remote d’Europa. Mi ricordo espressamente che una volta, durante un viaggio da Varsavia a Berlino, nella notte avvenne un caso un po’ particolare. All’interno del treno c’era una persona ricercata e ricordo che questi quando venne scoperto dalla polizia polacca all’interno del nostro wagon lit mostrò la tessera, come poi ci spiegarono, dei servizi segreti russi. Quindi era una spia russa al lavoro, per così dire.
Ma ho preso anche, e più di una volta, il treno che recentemente è deragliato a Santiago di Compostela. Mi ricordo anche quella curva, proprio all’ingresso della città: andare veloce lì è come andare a duecento all’ora entrando a Termini.

La spia russa è un romanzo di Le Carrè, ma il viaggio in treno in Transilvania è “Dracula” di Bram Stoker
Ci sono zone molto più alla Dracula fuori dalla Romania: è molto più lugubre l’Ungheria o la Slovacchia piuttosto che la Romania, tutto sommato più gradevole come paesaggio. Il vantaggio di muoversi con il treno, girando in posti molto piccoli, realmente attraversando i paesi, non soltanto quindi le grandi capitali ma anche città e villaggi, è che si riesce a capire più direttamente l’anima dei popoli. Oramai eravamo arrivati ad una tale assuefazione ai viaggi e agli spostamenti, spesso anche più di uno al giorno, che ogni volta si arrivava in una nuova città già sapevamo automaticamente ed istintivamente come muoverci, senza internet e senza guida, e sempre ogni volta cambiando il denaro perchè non c’era l’euro. Bastava vedere se la gente portava o no delle buste della spesa per capire se c’era vicino il supermercato, se c’era una persona con la valigia evidentemente vicino c’era una zona di alberghi, se vedevamo molti giovani allora c’era una zona universitaria. L’istinto ti portava automaticamente a cogliere al volo l’ambiente in cui ti trovavi. L’occhio si abituava a cogliere gli esseri umani in maniera molto più sottile ed intuitiva.

Giustamente, erano anni in cui la rete internet non era ancora così sviluppata.
Internet non lo usavamo proprio e non essendoci l’euro ogni volta dovevamo calcolare il cambio del denaro per poi cambiarlo. Ed era molto complicato a volte, soprattutto quando si doveva capire se un prodotto era più o meno conveniente. Poi non avevamo mai la valutazione di nessun albergo: andavamo in una città e cercavamo dove dormire senza avere idea, senza chiamare prima, senza preavviso.

Questi sono tutti dettagli che viaggiando oggi con una informazione capillare diamo per scontato.
Tutto questo in realtà ha sempre avuto come conseguenza quella di aguzzare l’ingegno. La mente, gli occhi ed anche la gambe si abituano a cercare quello che serve e naturalmente anche a parlare maggiormente la lingua dei locali perchè alla fine, per cercare da mangiare o il supermercato o un certo tipo di prodotto, dovevi per forza di cose trovarti un vocabolario, imparare qualche parola e provare a parlare per ottenere almeno le informazioni basilari. Devo dire che così ho conosciuto molte belle persone, con alcune delle quali sono ancora in contatto. Non era come adesso: non c’era tutta questa facilità nelle comunicazione, nessuno mandava sms, perchè i telefonini non erano così diffusi, internet non esisteva o quasi e l’inglese non era conosciuto. Quindi l’InterRail era una impresa difficile ma molto bella.

Ecco qui quel fascino del viaggio che si è perso: il turismo di massa ha un po’ alterato la percezione dell’ambiente in cui ci si muove.
Non dimentichiamoci che vent’anni fa alcune zone non solo erano prive dell’euro, ma non erano prima di Schengen e quindi serviva il passaporto con il controllo alla frontiera: di chiedevano perchè andavi in quel paese, cosa andavi a fare. Il treno arrivando alla frontiera si fermava, c’era il controllo , ti chiedevano le informazioni necessarie e il controllo durava, almeno venti minuti fermi.

Imbarco dei treni a Sassnitz (anni Settanta)

Imbarco dei treni a Sassnitz (anni Settanta)

Hai qualche altro ricordo di momenti particolari?
Il primo InterRail che ho fatto, avevo diciassette anni, c’era questo treno che passava per tutta la Germania, era Monaco – Berlino – Sassnitz, cittadina sul Baltico dove il treno si imbarcava dentro un traghetto  per andare in Svezia e sbarcava a Malmo. All’epoca non c’era ancora il ponte che univa la Danimarca alla Svezia. Ricordo che il treno arrivò di notte ed io per pura fatalità andai in bagno in nave senza rendermi conto che il traghetto era già arrivato e il treno già ricomposto stava già per mettersi in moto, quando io ero ancora sul traghetto per cui disperato mi rivolsi alla polizia svedese che fece fermare il treno e mi hanno portato in volante fino al vagone.
Un’altra bellissima esperienza invece è stata quella del treno sotto la Manica che ho preso poco dopo la sua apertura. Ricordo questa bellissima vista delle spiagge larghe della zona di Calais e l’annuncio in doppia lingua che avvertiva si stava per arrivare nella galleria sotterranea: tu stai praticamente camminando verso la spiaggia e ad un certo punto ti inabissi a trenta metri sottoterra nel giro di pochissimi secondi. Si tappano le orecchie, dai finestrini vedi solo questa galleria, ma sai che sei sotto al mare. Dopo mezz’ora o quaranta minuti, almeno all’epoca era così, esci davanti alle casette in mattoni del Kent. Una esperienza bellissima.
Proprio in quegli anni in Gran Bretagna, nell’epoca post tachteriana, era già avvenuta la privatizzazione delle ferrovie. Era tutto British Railways come linee ma i gestori erano privati. Devo dire che c’era un regime di concorrenza abbastanza valido e si potevano già confrontare i prezzi sulla stessa tratta con diverse compagnie. Qualcosa però non deve essere andato bene se nel corso del tempo l’Inghilterra ha fatto un percorso inverso al nostro ed ora sta tentando di ristatalizzare.

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