Quando la Valigia delle Indie passava per Brindisi

Oggi sembrano problemi lontamissimi nel tempo, ma ancora al tempo dei nostri nonni i grandi stati europei avevano tutti un problema: come comunicare velocemente con le colonie sparse ai quattro angoli del globo?
So che detta così sembra di fare riferimento ad epoche geologiche, ma in verità sono realtà appena dietro l’angolo. Mia madre, ad esempio, nacque che ancora c’era il Vicerè delle Indie (e se provate a dire che è vecchia non la prenderà bene…)
Per comunicare con la più grande, stategicamente importante e complicata delle sue colonie, al Regno Unito serviva un collegamento rapido ed efficace. Prima i dispacci (chiamati familiarmente Indian Mail, cioè “Valigia delle Indie”, con riferimento ai bauli pieni di materiali diplomatici) attraversavano la Francia, arrivavano a Marsiglia e da lì navigavano oltre le colonne d’Ercole e facevano il periplo dell’Africa: 100 giorni di viaggio circa. In seguito all’idea di un ufficiale della Royal Navy si pensò che forse era più pratico passare dall’Egitto. Da Marsiglia la nave faceva scalo ad Alessandria d’Egitto e qui, a dorso di cammello, attraverso il deserto, la posta e tutti i documenti arrivavano a Suez e prendevano la via dell’India.
Con l’unità d’Italia, caldamente finanziata proprio dalla Gran Bretagna, la nostra penisola divenne una sorta di vero e proprio trampolino verso l’Oriente. L’Italia era abbastanza indietro quanto a collegamenti moderni, ma il governo rese disponibile una nuova tratta: nel 1862 fu aperto un primo collegamento marittimo tra Ancona ed Alessandria con scalo a Brindisi utilizzando quattro piroscafi della società italiana Adriatico-Orientale. Nello stesso tempo iniziarono i lavori per migliorare i collegamenti ferroviari e sistemare il porto di Brindisi al fine di renderlo idoneo a ricevere i grandi piroscafi della compagnia Peninsular and Oriental.
I lavori procedettero velocemente: l’apertura della Bari-Brindisi risale al 1865 ed il tronco ferroviario Brindisi-Lecce all’anno seguente assieme al “binario-appendice” che agevolava le operazioni che si svolgevano tra la stazione ferroviaria e l’attività portuale.

In una cartolina d'epoca ecco il Peninsular Express al porto di Brindisi

In una cartolina d’epoca ecco il Peninsular Express al porto di Brindisi

Con l’apertura del canale di Suez, nel 1869, e la fine dello Stato Pontificio, anch’esso caldeggiato dal Regno Unito, i lavori erano pressochè terminati: il 25 ottobre del 1870 che la “Valigia delle Indie” (Indian Mail) transitò ufficialmente per la prima volta attraverso la penisola con imbarco a Brindisi sul piroscafo Delta.
Nasceva così il Peninsular Express, il treno che attraversava tre continenti: partiva da Londra ogni venerdì alle 21 e dopo aver toccato Calais e Parigi, transitando per Modane e per il traforo del Frejus (aperto nel 1872) arrivava in territorio Italiano nel pomeriggio del sabato successivo. Poi proseguiva per Torino, Piacenza, Bologna, Ancona e il Porto di Brindisi dove arrivava puntuale alle 18 della domenica dopo 45 ore esatte di viaggio. Da qui i pirascofi facevano scalo ad Alessandria, quindi Suez, Aden e Bombay: la durata complessiva del viaggio era di 22 giorni.
Il convoglio vero e proprio era composto da due bagagliai, una carrozza ristorante, e due carrozza letti della Compagnie Internationale des Wagons-Lits: solo cinque carrozze in modo da permettere al treno di essere il più veloce possibile: La locomotiva a vapore raggiungeva la notevole velocità per quei tempi di 100 Km/h e la manteneva per lunghi tratti.Poteva essere l’inizio di un grande sviluppo economico per la città, ma non fu così: l’Inghilterra necessitava di un porto più ampio, più infrastrutture e di una linea a doppio binario, ed il governo italiano latitava. Così fin dal 1890 i piroscafi maggiori ripresero a salpare da Marsiglia, mentre da Brindisi la Valigia delle Indie arrivava prima ogni quindici giorni, poi alla fine una volta al mese. Eravamo diventati di nuovo una linea secondaria.
Tutto questo terminò nel 1914 quando l’Inghilterra, in previsione della guerra con l’Austria-Ungheria e la Prussia, non si fidò più a fare passare i suoi treni in uno stato che non era suo alleato.

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