Piazza Castello ed il vagone della memoria

Volevo pubblicare questo post sulla polemica che s’incentra su un vagone e Piazza Castello a Torino qualche giorno fa, ma sarebbe stato prima del Giorno della Memoria, e mi pareva abbastanza di cattivo gusto dare visibilità (nei limiti del mio blog) a queste piccolezze.
Lo faccio oggi, anche se la notizia non è più di strettissima attualità, perchè mi sembra abbastanza calzante di quel continuo corto circuito culturale, politico ed umano che affligge ogni cosa in Italia. Ferrovie comprese naturalmente.
A Torino inaugurano una mostra su Primo Levi nella corte medievale di Palazzo Madama, edifcio che si affaccia su Piazza Castello. Come sta prendendo piede adesso qualcuno, ipotizzo con il benestare del curatore, pensa di stimolare il pubblico a visitarla utilizzando qualche richiamo visivo. Un paio di anni fa a Firenze, per la mostra di Dalì, c’erano sculture surrealiste in vari punti della città.
Che fare per richiamare attenzione sulla mostra “I mondi di Primo Levi”, focalizzata sullo scrittore italiano che ha raccontato la disumanità dei lager?
Un bel finto vagone piombato!
Sfatiamo tutti i miti: quello non è il vagone su cui Levi viaggiò, dal momento che i nazisti non si diedero la pena certo di registrare su quale vagone del treno merci il giovane chimico allora sconosciuto viaggiò. Nè, tantomeno, risulterebbe essere un vagone originale bensì “un vagone merci uguale a quelli con i quali venivano deportati gli ebrei nei campi di concentramento” come leggo su La Stampa.

Treno Levi

Ecco il vagone, con tanto di binari

Per esprimere il suo fastidio su questo finto vagone che serve di richiamo alla mostra il soprintendente ai beni architettonici del Piemonte Luca Rinaldi ha detto in una intervista a La Repubblica:

io capisco tutto e rispetto la memoria di Primo Levi, ci mancherebbe altro: oltretutto sono figlio di un partigiano. Ma non per questo metto un vagone nella piazza principale, non realizzo un simile allestimento all’esterno del palazzo: allora perché non ricostruire la torretta per le guardie del lager? Non si può tenere un baraccone per tre mesi di fronte alla facciata di Juvarra. E’ una pagliacciata. Si poteva parlarne prima, mettersi d’accordo per collocare il vagone sul retro dell’edificio, non dove si trova

Il fastidio risulta generato sia dal fatto che non è stato minimamente consultato, e fidatevi se vi assicuro che quando si tratta di mettere mano ad aree a forti vincoli storici ed artistici l’ultima voce in capitolo è sempre quella della Sovrintendenza, sia dal fatto che questo vagone risulta essere di intralcio alla vista e la prospettiva dell’area.
Apriti cielo! Alle rimostranze del sovrintendente, scavalcato in scala gerarchica, il commento del sindaco Fassino è stato quasi conciliante, a differenza di quello del ministro Fanceschini, che ritiene:

Il significato simbolico e morale della presenza in Piazza Castello di un vagone piombato [...] è superiore mille volte a qualsiasi valutazione burocratica

Nonostante quindi la prassi dia regione al sovrintendente, questi ha dovuto rassegnarsi, ed il vagone resterà davanti la facciata di Palazzo Madama fino al 6 aprile, quando la mostra chiuderà: ubi maior, minus cessat.
Personalmente trovo la scelta del vagone di cattivo gusto, al pari di una torretta, di un recinto con filo spinato, o di una ciminiera, e affatto rispettosa di quanto c’è intorno: la prassi vuole che vengano prima di tutto rispettate le pre-esistenze quando si vuole mettere qualcosa di provvisorio in un ambiente storico. Tanto più quando questo provvisorio non è una statua o un oggetto d’arte legato al contenuto, bensì come in questo caso un oggetto “ricostruito”.
Certamente definirlo baraccone dimostra non mancanza di sensibilità (ricordo che quella era una intervista a voce, e sappiamo tutti che parlando usiamo principalmente termini colloquiali) quanto di prudenza, tenuto conto che la dichiarazione è avvenuta a ridosso del Giorno della Memoria.
La mostra sarà sicuramente fatta bene ma resta, in me, il dubbio che questa carrozza, messa a bella posta in piazza, serva essenzialmente come richiamo “pubblicitario”. E la cosa, francamente, non mi piace.

3 pensieri su “Piazza Castello ed il vagone della memoria

  1. Ciao Enrico.
    Io mi sento molto legato alla mia città, e la mia città è Torino.
    Secondo il mio umilissimo parere un vagone merci posto al margine destro (di chi la osserva) della facciata di Palazzo Madama non fa poi così sgiai (schifo in torinese). Vorrei ricordare prima di tutto al Sovrintendente che piazza Castello ospita ormai dal periodo delle olimpiadi nella posizione simmetrica a lato sinistro della facciata dello stesso palazzo il palco di ogni tipo di manifestazione, dalla Medal Plaza delle suddette olimpiadi invernali di Torino 2006 al concerto dell’ONG di turno. E dietro al palco viene nascosta la biblioteca Reale, che tra le altre cose custodisce l’autoritratto di Leonardo da Vinci (di valore inestimabile, ma tant’è…), e non l’ho MAI sentito dire H.
    Secondo me, l’unica cosa che fa schifo, in questo caso, è il fatto che ci si ricordi della bellezza da preservare solo quando qualcuno prende una decisione senza interpellare il soggetto schifato. La soprintendenza dov’era quando hanno fatto cose molto peggiori? (E qui il maggiorativo è voluto, ovviamente…)
    Lasciamo questo vagone lì 4 mesi, fa molto meno schifo di tanti funzionari che prendono soldi pubblici per non fare nulla di quello per cui li paghiamo.
    Pace e bene…

    • ti ringrazio delle spiegazioni da insider. Che ci fossero dietro motivazioni anche personali lo sospettavo, infatti. Averne una prova in più dà la misura di quel cortocircuito culturale di cui dicevo

  2. Da torinese sono perfettamente d’accordo con Enrico e aggiungo che tutte le piazze storiche a seconda delle manifestazioni del momento si riempiono di strutture più o meno pubblicitarie; non è una novità e per fortuna una città che si adatta e cambia forma è viva (avrei solo qualcosa da obiettare sul grattacielo, quello sì che è una schifezza bella e buona…). Riguardo al vagone non sarà originale, ma posso assicurare che l’impatto che lascia è soprattutto emotivo. Torino e dintorni hanno avuto un ruolo nelle lotte partigiane e quel vagone ci racconta la nostra storia senza dire una parola. Avrebbe senso lasciarlo lì anche senza la mostra correlata a Palazzo Madama e disturba molto meno sulla piazza di quello che si vede nelle foto, prese ovviamente con un’angolatura da primo piano.

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