Pendolaria 2015: le cose non vanno bene

Sono un po’ in imbarazzo a parlare di Pendolaria 2015, l’annuale reportage che Legambiente stila sullo stato delle ferrovie italiane. Ogni anno, puntuale come il parente che vuole il panettone senza canditi, c’è poco da stare allegri.
Perchè potrei quasi copiare il post su Pendolaria2014, da tanto che la situazione non è cambiata in un anno, anzi. E in effetti, per certi versi i dati sembrano gli stessi in maniera così sconfortante che un paio di volte ho controllato di non stare leggendo il Pendolaria dell’anno passato.
Il reportage completo uscirà a gennaio, ma sono stati anticipati i dati più significativi, e il senso che si è voluto dare all’indagine quest’anno.
Pendolaria 2015 infatti avrà come focus l’emergenza Sud. Dai dati emerge un’Italia non a due, bensì a tre velocità: quella di Frecciarossa e Italo in crescita, quella di Intercity e treni regionali con tagli, disservizi e passeggeri in calo, e poi quella delle regioni del Sud dove i treni sono sempre meno e sempre più vecchi. Questi due aspetti sono quelli più gravi e più diffusi.

Scorcio invernale della Ferrovia Valmorea

Rallegriamoci almeno con questo bello scorcio invernale della Ferrovia Valmorea

Partiamo dalla vetusta dei convogli.
In Italia attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione.

La regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 28,3 anni, e l’84,7% dei treni circolanti ha più di 20 anni. Anche in Basilicata, si trovano dati estremamente negativi, con un’età media dei treni di quasi 24 anni. In Puglia la situazione più critica è quella delle linee di Ferrovie del SudEst, ma in generale è necessario un rinnovo del parco rotabile vista l’età media di 23 anni.  In Sicilia, l’età media dei treni è di circa 23 anni, con la conseguenza che sulla tratta Siracusa-Gela lo stato dei treni è mediocre tanto che gli attuali tempi di percorrenza sono addirittura superiori a quelli di 20 anni fa, anche a causa di un’infrastruttura decisamente carente.

A questo problema si aggiunge quello solito: che ci sono sempre meno treni perchè lo Stato e le Regioni destinano sempre meno fondi al movimento su rotaia.

Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni. Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento.

A margine della presentazione di Pendolaria 2014 il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini ha commentato che:

Nella Legge di Stabilità non c’è nessuna risorsa per l’acquisto di nuovi treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28% dei bilanci. [...] Il cambiamento passa anche per l’acquisto di nuovi treni, nell’interesse generale oltre che dei pendolari: nel rinnovamento del parco rotabile in circolazione sostituendo i treni con più di 20 anni di età; nel potenziamento dell’offerta nelle tratte più frequentate delle aree metropolitane; nel miglioramento del servizio nelle regioni meridionali perché oggi sono numerose le linee che collegano anche importanti centri urbani ma con pochissimi convogli oltretutto obsoleti

Tutto vero, tutto drammaticamente vero. E come l’anno scorso, e l’anno prima ancora, tocca sperare qualcosa cambi al più presto.

Un pensiero su “Pendolaria 2015: le cose non vanno bene

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