Pendolaria 2014: le cose vanno male

Come tutti gli anni, all’arrivo di Capodanno, si tirano i bilanci, si fanno le somme, si valutano i dodici mesi passati.
Volevo mettermi a dieta, andare in palestra, dormire di più, leggere bei libri… le solite cose.
Non di buoni propositi, ma di bilanci è fatta Pendolaria 2014, l’annuale reportage che Legambiente stila sullo stato delle ferrovie italiane. Ed ogni anno, puntuale come il parente che vuole il panettone senza canditi, c’è poco da stare allegri.
Verrà presentato giovedì 18, ma sono uscite già alcune succose anticipazioni quali il trend generale e quello che tutti i pendolari d’Italia bramano di conoscere: la classifica delle 10 linee peggiori.
Tanta carne al fuoco, per cui oggi presento il reportage annuale, e nei prossimi giorni presento più dettagliatamente la classifica.
Se avete preso un treno lo sapete da soli, le cose non vanno bene. I dati di Pendolaria 2014 però rendono ancora meglio l’emergenza della situazione.

Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% e le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, in larga parte dei casi non hanno investito né in termini di risorse né di attenzioni per recuperare la situazione. Fra il 2011 e il 2014 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 21% in Abruzzo e al 19% in Campania e Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti dal 2011 ad oggi è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria, del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento.

Faccio solo notare che in Piemonte negli ultimi tre anni sono state tagliate 14 linee ferroviarie: in pratica circolano meno treni, ma sono più cari. Non stupisce quindi scoprire che i pendolari sono passati da 236 mila a 203 mila: qualche migliaio di macchine in più per le strade, con più traffico, più inquinamento, più problemi di parcheggio.

Scorcio invernale della Ferrovia Valmorea

Rallegriamoci almeno con un bel paesaggio ferroviario

Più in generale dal 2010 a oggi complessivamente si possono stimare in Italia tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale, con differenze tra le diverse Regioni: qualcuna è stata più virtuosa, qualcun’altra molto meno, ma il quadro globale dimostra che ogni giorno è più duro (e costoso) salire su un treno.
Sempre per dare qualche cifra la Lombardia ha investito quest’anno 151,9 milioni per i pendolari, e la Provincia di Bolzano ben 62,2 milioni, mentre la Sicilia non ne ha spesi che 2,3 e la Calabria nulla; ma ha stanziato centonovantamila euro per le comunità calabresi nel mondo…
Negli ultimi undici anni sono state chiuse in Italia 24 linee ferroviarie, per un totale di 1.189 chilometri e 200 metri: considerando che la lunghezza delle linee ferroviarie in esercizio è di 16.755 chilometri, è come se fosse scomparso l’8,5 % della rete.
A margine della presentazione di Pendolaria 2014 il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini ha commentato che

per i pendolari il servizio, in larga parte delle regioni, è andato peggiorando e continuerà a vedere tagli per la riduzione e l’incertezza delle risorse. Per quei tre milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o gli studenti per raggiungere scuole e università, la situazione diventa sempre più difficile a causa di treni troppo spesso vecchi, lenti e in ritardo.
Autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee della Campania, del Veneto, del Piemonte o del Lazio. Di fronte a questa vera e propria emergenza nazionale, occorre un cambio di rotta della politica. E’ vergognoso che il governo non intervenga e che gli stanziamenti erogati dalle regioni per questo servizio siano talmente risibili da non arrivare in media nemmeno allo 0,35% dei bilanci.

E domani andiamo a scoprire le prime cinque peggiori linee italiane!

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