Il pendolare di Osaka parte 2

Oramai “Il pendolare di Osaka” è di casa qui sul blog.
Lo so che questa è solo la seconda volta che scrive, ma come si vede ci ha preso la mano, dà il benvenuto e addirittura fissa pure gli appuntamenti per la prossima parte del racconto.
Quasi quasi gli lascio il blog e mi godo questa fine estate ad Alghero. Con uno straniero (citazione per fini solutori).
Prima di rituffarci in questo mondo fatto di ramen, musichette, binari e barbieri (!) conviene ripassare la prima parte: il pendolare di Osaka: Chapter One
Ed ora il nuovo post, dopo l’intervallo. Questa volta non solo bucolico ma anche vintage!

Intervallo (beeeeeee!)

Intervallo (beeeeeee!)

Benvenuti alla seconda parte, e benvenuti a bordo del treno.
Come detto prima, mi state accompagnando in un viaggio di primo pomeriggio, quindi non dobbiamo fronteggiare la calca delle ore di punta per la quale il Giappone è così famoso. Chissà perché poi. Per esperienza posso dire che Londra in confronto è un incubo molto peggiore, con treni puntualmente sospesi o accorpati all’ultimo minuto, marciapiedi da barzelletta e semafori capaci di paralizzare l’intera rete per ore…
Le chiusura delle porte è preceduta da un annuncio e da un breve segnale acustico. Pensate che a Tokyo invece, sulla linea Yamanote, la linea circolare che attraversa alcune delle stazioni più trafficate al Mondo, ogni stazione ha una propria musichetta che viene diffusa sulle piattaforme mentre il treno è fermo. Quando la musica smette di suonare chiunque si stia scapicollando (!) per salire deve fermarsi perché le porte si stanno chiudendo. Una funzione secondaria ma non meno utile della musichetta è che se qualcuno si fosse addormentato, nel sentire il motivetto tipico della propria stazione fa ancora in tempo ad alzarsi di scatto e scendere!
A Osaka la musica non c’è o non è così diffusa, in compenso come in tutte le linee gli annunci si susseguono in continuazione, anche in inglese ma solo sui treni che poi proseguono per l’aeroporto Kansai. L’annuncio da sia il benvenuto a bordo che informazioni sul tipo di treno, nome della linea, destinazione finale (eventualmente anche l’instradamento) e per ciascuna stazione, eventuali coincidenze (con il nome della linea) e il lato sul quale si apriranno le porte. Man mano che il materiale rotabile viene rinnovato, appaiono sui treni anche i monitor che indicano visualmente quello che viene diffuso al microfono, oltre agli aggiornamenti sulle news e sul meteo.
A quest’ora del pomeriggio non è difficile trovare posto. I sedili sui treni urbani ad alta frequentazione sono di solito disposti paralleli ai finestrini in modo da lasciare più spazio libero al centro per le ore di punta. A bordo i tipi di personaggio in un giorno feriale sono sempre gli stessi più o meno. I ragazzini o le ragazzine in uniforme scolastica o quelli con la tenuta da baseball, lo sport più popolare in Giappone e tra i campionati scolastici. Gli impiegati con l’abito e il trench. Qualche anziano o qualche madre con bambini piccoli, e le immancabili “Obachan di Osaka”. Le “Obachan di Osaka” sono delle signore di una certa età famose per vestire con colori sgargianti (che nei giorni feriali significa qualsiasi cosa che non sia nero-blu-grigio) e per essere sfrontate rispetto ai canoni giapponesi. Non mancano neanche le ragazze vestite in maniera stravagante, tipo gotico o lolita, che passano comunque per uno stereotipo e quindi non fanno nè caldo nè freddo a nessuno.
L’etichetta ferroviaria è una cosa seria. Ci sono posti riservati per persone con difficoltà motorie, donne in gravidanza, anziani e mamme con bambini piccoli. Molto severo l’atteggiamento nei confronti dell’uso del cellulare, che si vede in mano a tutti ma che nessuno sente. Poche persone parlano al cellulare e solo se necessario, e soprattutto a voce bassa. Il divieto di utilizzo è assoluto (tranne ovviamente che per tutto quanto non sia la chiamata vocale, ci mancherebbe) nelle zone dei posti riservati di cui ho scritto prima.
Arrivo alla stazione di cambio, Kyobashi. Qui si cambia sulla linea circolare nonché su altre linee private. Il Giappone ne ha diverse, che di solito fanno parte di società molto più grandi che posseggono tipicamente dei grandi magazzini e dei complessi residenziali, serviti proprio dai loro treni. Nella zona del Kansai ci sono ad esempio le linee Hankyu, le linee Kintetsu e proprio da Kyobashi la linea Keyhan. Io cambio con la linea circolare, la Osaka Kanjoo Sen, in inglese la Osaka Loop Line, in direzione Osaka. La frequenza di questa linea nelle ore di punta è anche di un treno ogni due minuti, tra quelli che completano l’intero percorso e quelli che invece lo seguono parzialmente per proseguire verso altre destinazioni dell’area metropolitana.

Schema delle linee urbane JR nel centro di Osaka

Schema delle linee urbane JR nel centro di Osaka

Ma prima di cambiare treno vado a tagliarmi i capelli! Ebbene si, immaginiamo che oggi sia “quel giorno del mese” in cui mi taglio i capelli per essere a posto con le direttive di immagine della scuola, e non c’è luogo migliore che andare nei chioschi della QB house, una catena che apre soprattutto nei luoghi di transito (tra i quali gli aeroporti, per un taglio al volo) e che promette il taglio a secco in soli dieci minuti. Un semaforo all’esterno del locale indica quante persone ci sono in fila in modo da regolarsi. Il taglio è preciso e accurato e posso ricorrere a questo servizio anche prima del lavoro grazie al fatto che la postazione è dotata anche di un aspiratore che non lascia peli nel collo, nelle orecchie o sul volto. Tutto per 10 minuti e 1000 yen di spesa.

Un salone della QB House

Un salone della QB House

E per mangiare? Contrariamente a quanto si pensa, in Giappone non si spende tanto per mangiare, a meno che non si scelga un locale costoso apposta. Per consumare un pasto sostanzioso come fanno i giapponesi che lavorano, bisogna andare nei ristorantini che servono il Ramen, la zuppa con i noodles dentro e la carne, oppure ciotole di riso condite come uno preferisce, e spendere anche solo 400-800 Yen. Acqua e té verde sono sempre gratis e a volontà. La maggior parte degli impiegati giapponesi infatti, una volta sposati, ricevono dalla moglie, che gestisce il bilancio familiare, una sorta di paghetta per il pranzo infrasettimanale. Sono dei grandi risparmiatori, anche perché pagare gli studi ai figli in modo che possano avere un futuro di successo avrà i suoi costi!
Bene, con il taglio di capelli appena fatto e la pancia piena sono pronto per affrontare la mia giornata lavorativa e fare da ambasciatore della nostra cultura a tanti studenti desiderosi di approfondirne i suoi molteplici aspetti. Allora vi lascio in libera uscita e vi do appuntamento al prossimo capitolo…il rientro a casa in tarda serata che, per motivi di cronaca e per inserire quanti più aneddoti possibili, sposteremo al venerdì sera.

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