Paolo Pio Perazzo, il ferroviere santo

La Chiesa Cattolica ha un Papa che è di sangue italiano e figlio di ferrovieri; a quanto dicono gli agiografi pendolare lui stesso, muovendosi con la metropolitana.
Non risultano ancora dichiarazioni o aneddoti su Papa Francesco ed i treni, che pure alcuni suoi predecessori amarono moltissimo: il beato Pio IX ne era entusiasta e San Giovanni XXIII organizzò un viaggio in treno da Roma a Loreto che, a suo tempo, fece epoca.
Considerato tutto ciò, penso sia il momento di parlare di un altro uomo di Dio, ferroviere e piemontese: Paolo Pio Perazzo, ferroviere nato a Nizza Monferrato e venerabile (per chi non mastica il linguaggio curiale, significa che la persona si è distinta per “la santità di vita” o “l’eroicità delle virtù”, ed è stato avviato il processo di beatificazione).
paolo pio perazzoA 15 anni, dopo il ginnasio, viene assunto come bigliettaio alle dipendenze delle piccole ferrovie del Regno Sardo, che nel tempo e proprio a partire da quell’anno (siamo nel 1861), diventeranno le ferrovie dello stato italiano. Prima lavora nella piccola stazione di Pinerolo, poi viene trasferito a Porta Nuova, a Torino. Lì vi rimane per oltre 40 anni, ricoprendo svariati incarichi e redigendo buona parte dei regolamenti interni di quell’epoca.
Sono gli anni in cui lo stato italiano perseguita i cattolici: gli ordini monastici vengono sciolti e dichiarati illegali, i loro beni incamerati dallo stato che li rivende lucrandoci e la “religione di stato” sembra diventare la Massoneria, ferocemente anticattolica. Mazzini predica che in Italia i vescovi andranno eletti dal popolo e non potranno esserci più papi, frati e cardinali; l’arcivescovo di Torino, monsignor Fransoni, viene arrestato, gli vengono sequestrati tutti i beni, poi viene esiliato e morirà lontano dalla sua città come l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Marangiu-Nurra. Nel 1861 si possono contare ben 70 vescovi rimossi dalla loro sede o addirittura incarcerati, centinaia di preti in prigione, 12.000 religiosi e suore che vivevano nel Sud appena annesso al Piemonte sbattuti fuori dai conventi. Antonio Socci riferisce anche di 64 sacerdoti e 22 frati fucilati, perlopiù in Meridione. Dopo la presa di Roma, si registrano ben 89 sedi vescovili vacanti in tutta Italia. I vescovi nominati dal Papa non possono prendere possesso delle loro chiese perchè lo Stato unitario lo impedisce.
In questo clima, in cui la massoneria serpeggia nelle alte gerarchie delle Ferrovie (e la locomotiva era simbolo del progresso nell’Inno a Satana di Carducchi), Paolo Pio Perrazzo è antimassone dichiarato, fonda o dirige associazioni antiblasfeme, combatte il turpiloquio, è l’anima delle associazioni cattoliche di quella seconda metà dell’Ottocento torinese. Come se non bastasse, è legato da fraterna amicizia e da profonda sintonia spirituale con le figure eccellenti del cattolicesimo dell’epoca, da don Bosco al Murialdo, dalle sorelle Comoglio a Giuseppe Toniolo e Faà di Bruno. Le scelte si pagano: non gli viene corrisposta interamente la retribuzione, con la motivazione che, destinando egli parte dello stipendio all’Obolo di San Pietro (cioè donandolo alle opere caritatevoli scelte dal Vaticano), reca danno alla causa nazionale.

La vita del Venerabile è presente nella cappella della stazione di Alessandria

La vita del Venerabile è presente nella cappella della stazione di Alessandria

Oltre a tutto questo, come se non bastasse per essere malvisto dai superiori, è instancabile nel battersi per il rispetto dei diritti dei ferrovieri, scrivendo sui giornali ed organizzando un sindacato cattolico: nel 1910 figura tra i fondatori del primo sindacato cattolico dei ferrovieri, per i quali fa stampare anche un periodico, “Il Direttissimo”. Attraverso le Conferenze di S. Vincenzo e degli Operai Cattolici si interessa ai poveri. Convinto dell’importanza della ‘buona stampa’, collabora con san Leonardo Murialdo per la fondazione del settimanale “La Voce dell’Operaio” con il quale diffondere i principi sociali enunciati dall’enciclica “Rerum Novarum” di papa Leone XIII. Infine appartiene al Terz’Ordine Secolare di San Francesco d’Assisi: un Terziario francescano, per dirla in parole semplici, cioè un laico che segue la Regola dei frati francescani.
Muore il 22 novembre del 1911 a seguito del morso di un cane, e la salma fu tumulata a Nizza è poi solennemente traslata a Torino nella chiesa di San Tommaso Apostolo il 19 marzo del 1953.
Chissà che con un papa figlio di un ferroviere piemontese anche i pendolari cattolici non possano avere il loro santo.

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