Palmanova, una stella di pietra

#italiantreasuresSolitamente si dice che basti entrare in una città per capirne e scoprirne la bellezza: per Palmanova non è proprio così. Solo i pochi che l’hanno potuta sorvolare hanno ammirato appieno la rigida, affascinante e costruita perfezione di questa macchina da guerra che presidia il Friuli.
Quando mi è stato proposto di collaborare con il progetto #italiantreasures, teso a valorizzare città, piccoli borghi e aree paesaggistiche spesso tralasciate dal turismo di massa, ho subito pensato a questa stella di pietra, da secoli sentinella della pianura friulana, che con le sue nove punte è stata per secoli baluardo inespugnato della Serenissima, ed oggi è una delle città fortificate meglio mantenute in Europa.
La storia di Palmanova è relativamente recente, e risale ai tempi in cui la guerra era “un’antica festa crudele” per citare il titolo d’un saggio dello storico Franco Cardini. Era un tempo in cui gli uomini accettavano come naturale la violenza e la morte, e quindi la guerra, ma cercavano di arginarla utilizzando la razionalità e la compassione. Erano i tempi delle “tregue di Dio”, del saccheggio lecito ma solo per tre giorni di fila, del non iniziare ostilità senza prima dichiarla lealmente.
Erano i tempi in cui la guerra era considerata sia un’arte, perchè serve istinto e colpo d’occhio per farla, sia una scienza, perchè era necessaria preparazione tecnica ed umana.

Vista aerea di Palmanova

Vista aerea di Palmanova

La Repubblica di Venezia a metà del Cinquecento aveva due nemici: l’impero degli Asburgo, in Austria, e l’impero Ottomano nelle terre slave; ed un punto debole: il Friuli, terra di confine pianeggiante in cui gli avversari potevano velocemente sciamare arrivando alle porte della capitale. La pianura tra il forte di Marano Lagunare, sul mare, ed il castello di Udine era il luogo esatto dove porre una grande, munita e monumentale fortezza.
Palmanova nasce così, nel 1593, progettata a tavolino e precorrere gli spazi di questa città racchiusa in una triplice cinta di fortificazioni, o forse di una una fortezza estesa che ha dentro di sè una piccola cittadina, è scorrere un testo di architettura militare rinascimentale. Se cortina, baluardo, falsabriga, rivellino, cavaliere, sono tutte parole che oggi non ci dicono assolutamente nulla, un modo per provare a capire questa opera d’ingegneria militare è guardarla con gli occhi dei suoi ideatori, partendo dalle rappresentazioni più antiche.

Antica pianta di Palmanova, probabilmente risalente al 1600.

Antica pianta di Palmanova, probabilmente risalente al 1600.

In questa pianta seicentesca di autore ignoto si intravedono tutti i suoi elementi: il fossato che bagna i nove balaurdi (dalla forma circa a punta di freccia), le uniche tre porte d’accesso (Porta Udine, Porta Cividale, Porta Marittima già Aquileia: ognuna apre in una direzione diversa), i diciotto cavalieri (a coppie, sono alla base di ogni baluardo), la piazza centrale a sei lati (la torre non esiste). .
Alla cerchia di mura che si vede nella stampa ne sono state poi affiancate altre due, che si intravedono nella prima fotografia: i rivellini, sorta di punte tra i nove baluardi, aggiunti a metà Seicento; le lunette, ancora più esterne, baluardi circondati da fossati senz’acqua, realizzati per volontà di Napoleone. Poco oltre uno di questi c’è la stazione.

Porta Udine, Palmanova

Porta Udine, Palmanova

Ancora oggi si entra nella città attraverso una delle tre porte: la facciata marmorea e severa, appena ingentilita da colonne, volute o obelischi, nasconde appena la funzione strettamente militare. Dalla porta non si accede direttamente in città, ma in un munito e piccolo cortile, sui cui ruotavano vari ambienti ad uso militare: se il nemico avesse superato le cerchie di mura, il fossato e sfondato le porte civiche, si sarebbe trovato in questo collo di bottiglia. Oggi Porta Cividale e le sue pertinenze sono una delle sedi del Museo Storico Militare.
Solo superata quest’ultima difesa si può girare indisturbati per la città, le cui strade convergono tutte radialmente verso Piazza Grande, e mai nome fu più preciso: è uno spazio esagonale di ampio respiro, severo e asciutto come tutto in questa città, le cui case sono tutte basse, per non essere danneggiate in eventuali assedi. Qui furono eretti i luoghi della vita pubblica: sia quelli militari come la Loggia della Gran Guardia e il Palazzo del Governatore delle Armi, che quelli civili come il Palazzo dei Provveditori Generali e il Palazzo del Monte di Pietà, quelli religiosi, cioè il Duomo.
Palmanova Piazza CentraleAndare nel centro della Piazza Grande significa abbracciare con lo sguardo tutta la perfetta magnificenza di questa macchina militare: dopo due secoli in cui i trattatisti ipotizzavano e disegnavano città utopiche e perfette, cercando sistemazioni urbane, serviva la guerra come stimolo reale per costruirne una.
#ItalianTreasures prosegue, giovedì 30 ottobre, sul blog Luoghi da Vedere che parlerà di Verona: “Il fascino di Piazza delle Erbe, la piazza italiana più amata al mondo, il balcone di Giulietta e la casa di Romeo, gli angoli più caratteristici del centro storico della città e, ancora, l’atmosfera unica di Piazza Brà con la famosa Arena”.

4 pensieri su “Palmanova, una stella di pietra

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