Nessun treno per il Sacro Monte di Varallo

Settimana scorsa avevo parlato della linea Novara-Varallo, ferrovia che risale la Valsesia e termina ai piedi del Sacro Monte di Varallo, considerato dall’Unesco uno dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità.
Dal 1 settembre per raggiungerlo ci potremo andare o in macchina o, come i pellegrini di una volta, a piedi; chi ha buone gambe anche in bici. Questa ferrovia, infatti, sarà soppressa, ed è stato l’amministratore delegato delle Ferrovie in persona, Mauro Moretti, in un incontro a Savigliano, allo stabilimento Alstom, ad annunciarlo. Trenitalia infatti ha stimato che il bacino di utenza è troppo basso, per cui la  linea risulterebbe essere uno spreco di soldi e costi di mantenimento  che possono essere dirottate su altre linee più frequentate.
Questo si lega anche ai problemi finanziari della Regione Piemonte che deve recuperare i 370 milioni di debiti con le aziende e con Trenitalia. Per farlo è prevista la chiusura di tutte quelle linee il cui rapporto costo/ricavo è inferiore all’8%. La Novara-Varallo secondo la giunta regionale costa ogni anno 5 milioni di euro, per 920 passeggeri, è in calo del 4 % rispetto all’anno e ha  un rapporto ricavi/costi del 6%. Già l’anno scorso, assieme ad altre era finita nell’elenco delle ferrovie da chiudere, ma si era salvata per il forte pressing  politico degli amministratori, dei consiglieri regionali di zona, e del parlamentare della Lega Nord Gian Luca Buonannoe. Quest’anno invece sembra che non ci sarà possibilità di salvezza.

A Varallo non fermeranno più i treni

A Varallo non fermeranno più i treni

Alla notizia Alfredo Corazza, portavoce anche del comitato cittadino che si batte per il mantenimento della linea e sindaco di Ghemme, comune di 3700 abitanti che si trova sulla linea, ha commentato: «Da vent’anni ci stiamo battendo in tutti i modi per fare capire quanto sia importante questa linea. Non è servito a nulla. La politica e le Ferrovie sono colpevolmente sordi. Abbiamo addirittura proposto alle istituzioni di affidare la gestione della ferrovia alle società di autolinee. Non si sono neppure degnati di darci uno straccio di risposta. E’ il segno più clamoroso di una politica fallimentare, che si disinteressa dei problemi del territorio. Si lascia immaginare quale potrà essere la conseguente scorrevolezza del traffico. Significa anche peggiorare significativamente la qualità della vita dei passeggeri. Il pullman impiega molto più tempo del treno e il pendolare passerà così più tempo della sua vita in viaggio potendolo evitare. Dovrà alzarsi prima la mattina, viaggerà molto più scomodo che in treno. Il suo viaggio sarà molto meno sicuro di prima. Il traffico e le sue condizioni climatiche e non, si pensi ad esempio, al rispetto dei limiti di velocità, o al ghiaccio, o ad un incidente sul percorso che blocca il traffico magari per ore, certo non miglioreranno gli standard del Trasporto Pubblico Locale».
Il consigliere regionale Roberto Boniperti è contrario, anche per motivi di puro buonsenso: «Assessorato regionale e Ferrovie dello Stato scambiano per rami secchi linee che sono invece vitali, che servono a chi studia e lavora, che aiutano l’economia di una zona. Com’è possibile pensare di annullare i treni in una zona come la Valsesia dove nevica o ghiaccia? Come faranno i bus ad essere in orario?».

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