Il monumento al traforo del Frejus: esoterica Torino

Il Piemonte è stata veramente la locomotiva d’Italia (perdonate l’atroce gioco di parole) quando si parla di trasporti ferroviari, e la classe dirigente di Torino portò avanti una serie di opere pubbliche, realizzate, di grandissima importanza: una di queste è il traforo del Frejus.
Questo tunnel ferroviario che mette in collegamente Bardonecchia in Val di Susa con Modane in Savoia è lungo oltre tredici chilometri e fu realizzato in quattordici anni, dal 1857 al 1871: vogliamo fare qualche paragone con la durata delle odierne opere pubbliche?
Non voglio addentrarmi nella storia della realizzazione del traforo, basta dire che fu un’impresa avvenirista ed eccezionale ma anche molto rischiosa: alla fine dei lavori si contarono 48 morti fra i circa 4.000 operai che avevano prestarono la loro opera (18 dei caduti non furono vittime d’incidenti, ma di una epidemia di colera scoppiata nel 1864). Molti morti, quindi, ma a fare due calcoli si vede che la percentuale è poco superiore all’1% e questo era un dato eccellente, tenuto conto della media in quegli anni.
Per eternare l’impresa a Torino, in piazza Statuto, vollero erigere un monumento commemorativo, e qui entra in scena il mondo dell’occulto e dell’esoterismo, che in questa città ha trovato comoda dimora.

Piazza Statuto:al centro il monumento

Piazza Statuto: al centro il monumento

Piccola premessa: ho avuto anche io un periodo di interesse per l’esoterismo, ma da esterno: da studioso, per così dire. Quindi sono il primo a credere sulla scia di Umberto Eco, che “le connessioni ci sono sempre, basta saperle trovare”. Quello che vado a raccontare è quindi quanto si racconta in merito al monumento ed alla piazza: a chi legge il compito di crederci, bollare il tutto come baggianate o essere anche solo curioso.
Per chi non lo sapesse la leggenda vuole che Torino sia al vertice sia del triangolo della magia bianca (con Lione e Praga) che del triangolo della magia nera (con Londra e San Francisco). Il fulcro “bianco” a Torino è in Piazza Castello, quello della magia nera proprio in Piazza Statuto. Questo perchè già dall’epoca romana questa occidentale parte della città, dove tramonta il sole e iniziano le tenebre, era considerata zona infausta: qui vicino venivano crocefissi i condannati e tumulati i defunti, e qui iniziava la grande necropoli che andava da corso Francia fino a Via Cibrario e corso principe Eugenio.
Il punto preciso sarebbe quello dove si trova un piccolo obelisco, con un astrolabio sulla sommità, eretto nel 1808 su un punto geodetico, ad opera del celebre geofisico matematico piemontese Giovanni Battista Beccaria (l’obelisco infatti è anche chiamato: “guglia Beccaria”). L’obelisco, come oggetto architettonico, è di matrice egizia e quindi è ricorrente nelle simbologie massoniche. Già, perchè adesso compare anche la massoneria, coi suoi riti arcani, i suoi oscuri simbolismi, ed i suoi riferimenti mitologici.

Si riconoscono bene i titani che provano a scalare ed il Genio

Si riconoscono bene i titani che provano a scalare ed il Genio che li respoinge

La classe dirigente sabauda era pressochè tutta affiliata alla massoneria (ed anticristiana): il progetto del monumento fu affidato al senatore Marcello Panissera di Veglio, presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, figura di secondo piano ma ben ammanicata nei circoli artistici ufficiali. Sfatiamo quindi il primo mito: questo monumento non nasce in memoria dei caduti durante l’opera; vi verrà dedicato solo nel 1971 (altri tempi, altre ideologie), nel primo centenario dell’opera. Dei minatori morti non importava nulla: questo è un monumento fatto per eternare la allora in vigore “religione civile e laica”, i cui dogmi erano il Progresso, la Scienza, la Tecnica, la Ragione e tutto il solito armamentariodel Positivismo.
La scritta dedicatoria è chiara: A Sommeiler • Grattoni • Grandis che unirono due popoli latini col traforo del Frejus gli Italiani riconoscenti.
Per immortalare il concetto di costruì una piramide (a proposito di figure cardine della simbologia massonica) di enormi massi provenienti proprio dallo scavo del traforo, sovrastata da un Genio alato, con una stella a cinque punte in capo, sotto il quale trovano posto le figure marmoree dei Titani abbattuti. Pare un’allegoria abbastanza chiara del trionfo della ragione sulla forza bruta. Ma forse no.

Lo sdegnoso Genio

Lo sdegnoso Genio

Secondo una interpretazione massonica il Genio che ha in mano una penna con cui ha scritto su una pergamena i nomi dei tre ingegneri responsabili del progetto del traforo, è metafora della difficoltà della conquista da parte dell’uomo della Vera Conoscenza; con l’altra mano infatti respinge le figure che cercano di scalare la piramide. Il Genio con la stella sul capo è una caratteristica frequente di Torino: uno simile, con una grande tromba come per risvegliare le coscienze, stava in cima alla Mole Antonelliana fino a quando una folgore non lo fece cascare.
Per altri invece il bellissimo Genio è in realtà Lucifero, il “portatore di luce” rappresentato con le mani rivolte verso il basso, ad indicare l’accesso segreto agli Inferi. Infatti al centro della piazza vi è l’accesso che conduce al sistema fognario (che qui ha il suo snodo principale), da cui si accederebbe ai cunicoli che condurrebbero alle tre Grotte Alchemiche che sarebbero presenti in città.
Stiamo parlando di un monumento che, eretto per eternare la realizzazione di un traforo ferroviario, è privo di qualsiasi simbolo legato al mondo dei treni, o dell’ingegneria applicata. Una seconda lettura? Sicuramente!
La chiave di lettura: sceglietela voi!

 

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