Michigan Central Station: la grandezza in abbandono

Alta, altissima. Grande. Vuota e spaventosa: un mostro buio e silenzioso che si staglia nella piana di Detroit: è la Michigan Central Station.

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Paura, eh?

L’edificio si trova nel distretto di Corktown, vicino all’Ambassador Bridge, più o meno ad un chilometro dal centro della città, appena dietro Roosevelt Park, che funzionava anche da accesso a questa stazione monumentale. Quando lo scalo ferroviario cittadino andò a fuoco, nel 1913, la città ne volle costruire uno nuovo imponente, e si rivolse allo studio d’architettura Warren & Wetmore e Reed e Stem, gli stessi che in quegli anni erano autori della magnificente Grand Central Terminal di New York City. Al costo di quindici milioni di dollari la città ebbe la sua stazione, di 46.000 metri quadrati, capolavoro dello stile Beaux-Arts
L’edificio è composto da due parti distinte: la stazione ferroviaria e l’ufficio torre di 18 piani: poichè il tetto si trova a 70 metri d’altezza questo rese per decenni l’edificio la stazione ferroviaria più alta del mondo. Il piano originale per la torre includeva un albergo, uffici per l’azienda ferroviaria, o una combinazione di entrambi, ma alla fine fu utilizzata solo dalla Michigan Central Railroad (proprietaria della stazione e gestore della linea ferroviaria) che peraltro non necessitava di così tanto spazio. Per questo la torre fu mai completamente utilizzata e gli ultimi piani rimasero desolantemente privi di arredi e servizi fin dai primi anni di vita di questo immenso complesso.

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La suntuosa sala d’attesa

La facciata è abbastanza simile alla stazione di New York, ma difficilmente ci si fa caso: il massiccio monolite di settanta metri distoglie l’attenzione dai particolari neoclassici dell’ingresso. La sala d’attesa principale fu modellata sull’impronta delle antiche terme romane, con pareti di marmo e soffitti a volta, mentre la biglietteria era in una grande sala ornata da colonne doriche. Al di là del colonnato c’era l’atrio, che aveva pareti lisce con pilastri in mattoni e un grande lucernario: da qui i passeggeri potevano raggiungere i binari, sotto i quali c’era una grande area per i bagagli e per la gestione dell’ufficio postale.

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Da qui si accedeva ai binari

All’inizio della Prima Guerra Mondiale dalla Michigan Central Station partivano oltre duecento treni ogni giorno; alla vigilia della Seconda Guerra Mondiali c’erano quotidianamente oltre 4.000 passeggeri e più di 3.000 persone hanno lavorato nella sua torre di uffici. Terminata la guerra iniziarono i problemi: Roosevelt Park poteva pure essere molto bello, ma precludeva la possibilità di avere parcheggi per le macchine, e queste stavano sempre più aumentando. Il loro aumento spinse alla soppressione dei tram che servivano le zone più periferiche e ben presto scendere in questa stazione significò trovarsi nella prima periferia cittadina senza collegamenti per arrivare in centro.
In breve il traffico passeggeri divenne così basso che i proprietari della stazione tentarono di venderla nel 1956 a cinque milioni di dollari; nemmeno un secondo tentativo nel 1963 andò in porto. Nel 1967 i costi di manutenzione furono giudicati troppo elevati rispetto al volume di passeggeri in diminuzione e per questo furono chiusi il ristorante, i negozi di arcade, l’ingresso principale e gran parte della sala d’attesa: rimasero aperti due biglietterie ed i passeggeri dovettero utilizzare la stessa entrata degli impiegati che lavoravano nel palazzo. Una lunga agonia, non frenata neppure da un costoso restauro e restyling nel 1978. Il 6 gennaio del 1988 l’ultimo treno della Amtrak lasciava la stazione, che veniva chiusa.

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Morale: una grande stazione nel niente non è una buona idea

Da allora il nulla, il vuoto più totale, una serie di progetti più o meno velleitari (centro congressi, casinò, quartier generale della polizia cittadina, quartier generale della polizia di Stato) per la Michigan Central Station ed il Roosevelt Park davanti, anch’esso divenuto spettrale. I costi per ristrutturarlo partono dagli 80 milioni di dollari in su, ma sembra che il problema maggiore non sia questo, bensì trovare qualcosa da piazzarci dentro che la riempia tutta e funzioni. Se avete delle idee potreste scrivere a Talk to the Station: il sito serve per condividere le proprie idee sul destino della stazione.
Nel frattempo la stazione è sfuggita ad una possibile demolizione nel 2009 ed è stata set per film, telefilm e qualche video musicale. E soprattutto oggetto di una miriade di foto di appassionati di esplorazioni urbane, esattamente come la stazione di Canfranc in nei Pirenei.
Una valida metafora di quella che fu la capitale dell’automobile negli USA, la città di Henry Ford e della Ford, e che dopo decenni terribilmente bui sta di nuovo decollando: perchè non visitarla adesso, nel pieno del fermento culturale ed edilizio del rinnovamento?

2 pensieri su “Michigan Central Station: la grandezza in abbandono

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