MACROSS: come si realizza un murales per una stazione?

Se la volta scorsa abbiamo chiesto a Mattia Campo dall’Orto, chi è il MACROSS, come crea ed in che modo ha iniziato la sua collaborazione con FSI e la Regione Friuli Venezia Giulia, adesso è il momento di scendere più nel dettaglio, per capire quali sono le fasi concettuali e tecniche che portano alla realizzazione dei singoli progetti.

Come nasce il progetto decorativo?

Ogni intervento che svolgo non ha, come priorità, quella di essere “decorativo”, perché cerco di sviluppare argomenti che superano il semplice aspetto estetico per  comunicare un messaggio o evidenziare una problematica.
Un progetto nasce generalmente dalla concomitanza di più elementi: l’ambiente in cui andrà collocata/realizzata l’opera, le richieste del committente o del partner che concede gli spazi e l’estro artistico di chi eseguirà l’opera.
Poi si deve fare i conti con le condizioni meteorologiche, le risorse a disposizione, il tempo… Di solito, dopo la prima fase di negoziazione per individuare lo spazio e concordare le condizioni, inizia un periodo (lunghissimo) di pratiche amministrative che comprende l’analisi per sviluppare un apposito progetto grafico.
Abbellire uno spazio, renderlo più gradevole e ripristinare il decoro sono comunque delle funzioni importanti di ciascun murales, sentite soprattutto dal soggetto che mette a disposizione le strutture da dipingere.

"Azzurro", magazzino merci della stazione di Codropio

“Azzurro”, magazzino merci della stazione di Codropio

Quali sono i criteri di scelta degli edifici ferroviari su cui andate ad operare?
Moltissime strutture di RFI sono soggette a vandalismo o non si presentano in modo ottimale: esse richiedono un monitoraggio continuo e una cura costante. RFI, avendo a che fare con milioni di viaggiatori, è attenta al decoro e cerca di sostenere o migliorare la sua immagine, com’è naturale e giusto che sia. Con “Nuovo Muralismo nelle stazioni” è emerso che coinvolgendo le forse creative locali non solo si possono contenere certi danni, ma si può qualificare positivamente uno spazio.
In Regione, a differenza di altre zone “più metropolitane”, si tratta di fronteggiare un vandalismo eterogeneo e spesso distante dal mondo dei graffiti: le strutture da riqualificare o magari da abbellire sarebbero tante: spetta all’azienda definire le sue priorità. La scelta di Codroipo, Sacile e Manzano come location per i tre recenti interventi è stata fatta da RFI: Macross dava la disponibilità a operare su tutta la regione.
Quanto ha influito il luogo e l’intorno sul tema scelto?
Il contesto è fondamentale. L’opera deve essere coerente con lo spazio di realizzazione, altrimenti si tratterebbe di imporre la propria opera ignorando ogni stimolo che persone e ambienti possono trasmettere.
Dunque il tema è quasi sempre collegato alla dimensione spaziale; nel caso della riqualificazione delle strutture di RFI, bisogna innanzitutto considerare che le stazioni sono luoghi di passaggio con particolari caratteristiche, dove i tempi di fruizione dei murales si dilatano o si comprimono. Poi si tiene conto degli aspetti storici, culturali e ambientali di ogni città.
Sono avvenuti dei contatti tra la realtà locale e voi in merito al progetto? 
Durante la realizzazione degli interventi nelle stazioni ferroviarie, si hanno continuamente dei contatti sia con i viaggiatori che con il personale di RFi: c’è sempre qualcuno che si ferma a guardare per curiosità o noia, oppure per capire meglio l’opera e avere una chiave di lettura, suggerita direttamente dagli artisti.

"Undernet", stazione di Sacile

“Undernet”, stazione di Sacile

Nella scelta dei soggetti sono stati posti limiti da RFI? sono state fatte richieste particolari?
A volte abbiamo avuto delle indicazioni sui temi da affrontare, altre volte li abbiamo proposti noi: non ci sono state pressioni, anzi, tutte le parti concordavano nel realizzare murales coerenti con le specificità di ogni area. Questo, che per i creativi è l’aspetto più coinvolgente, risulta invece marginale rispetto al lavoro organizzativo e amministrativo; non è facile trovare le modalità di relazione tra un’azienda come RFI e un’associazione di volontariato: la prima segue direttive molto rigide che obbligano la seconda ad adattarsi. I meccanismi che si mettono in moto sono molto complessi e assorbono gran parte delle energie… poi finalmente arriva il momento di dipingere!
Nella realizzazione pratica, quali sono le maggiori difficoltà?
Quando si tratta di dipingere grandi strutture ferroviarie, il primo pensiero va alla sicurezza quindi ogni azione è calibrata per rispettare le norme prestabilite. Questo rende il lavoro più lento e complesso, ma non potrebbe essere altrimenti.
Detto ciò, non ci sono ulteriori difficoltà se non il caldo torrido, il gelo, la pioggia, l’umidità, l’intonaco che cade a pezzi,… tutti quei fattori ambientali su cui possiamo fare ben poco… basta adattarsi! E in questo, l’esperienza aiuta moltissimo.
Quali sono state le reazioni da parte delle utenze?
Dai viaggiatori abbiamo avuto un feedback entusiastico: le persone si informano su artisti e tematiche, si complimentano e raccontano le loro impressioni; esclamano “finalmente!”. Per molti è una piccola emozione che alleggerisce il viaggio: le opere murali diventano dei punti di riferimento lungo le linee ferroviarie, degli stimoli di forme e colori che scandiscono gli spostamenti e portano dei cambiamenti inaspettati nella routine dei pendolari.
Questo mi da molta soddisfazione e rafforza la volontà di proseguire con interventi negli spazi pubblici.
Avete dei progetti futuri legati al mondo ferroviario?
Abbiamo in cantiere due o tre interventi. Il primo andrebbe a interessare un magazzino delle ferrovie in Slovenia… ma è meglio non anticipare troppo! Le prospettive più importanti riguardano la città di Cormòns (GO), dove avremmo la possibilità di decorare due strutture di proprietà di RFI che danno accesso alla città. Il Comune si è già espresso positivamente… ora non resta che trovare i fondi…
Al di là delle attività in programma, l’ambito ferroviario conserva un aspetto affascinate e aggiungerei strategico: opere grandi e molto visibili sulle principali vie di trasporto ripagano di (quasi) tutti i sacrifici!

2 pensieri su “MACROSS: come si realizza un murales per una stazione?

  1. Certe stazioni hanno davvero bisogno di essere vivacizzate, abbellite, decorate. Ma anche se non ne avessero bisogno, trovo che sia i murales siano una forma d’arte fruibile da tutti, quindi doppiamente apprezzabile.

    • Assolutamente sì, soprattutto quando si parla poi di strutture spesso tutte uguali come le stazioncine e i loro annessi.
      Non so se ci sei mai passata, ma nel sottopasso di Firenze Rifredi c’è un bellissimo e lungo murales che si noda tra un vano scale e l’altro

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