L’Inghilterra dal finestrino, tra pecore e finger food

Come promesso ieri in A bordo della First Great Western, oggi abbiamo i ricordi e le opinioni di un italiano che si è trovato a viaggiare sui treni inglesi.

Simone, ti ringrazio di avere accettato di condividere con noi le tue impressioni sul mondo ferroviario inglese. Per quale motivo eri là?
Io sono andato in Inghilterra nel gennaio 2012 e ci sono rimasto fino all’aprile 2012. Vincitore di borsa di studio nazionale, ho usufruito di una work experience di quattro mesi dove ho potuto migliorare il mio business english.
Ho vissuto nel sud – sudovest dell’Inghilterra, vicino alla Cornovaglia: a Paington, nel Devon, città di medie dimensioni intorno ai cinquantamila abitanti. Per studio e lavoro invece mi recavo a Torquay, la città di Agatha Christie. Lì la stazione è proprio dietro l’albergo dove viveva. Con la National Rail [Associazione di imprese che operano nel trasporto passeggeri in tutta la Gran Bretagna utilizzando la rete ferroviaria che faceva capo alla British Rail N.d.C.] ho fatto diverse tratte: sia Paington – Victoria Station a Londra, Paington – Plymouth, Paington – Exeter, che sono tutte città del sud dell’Inghilterra.

La stazione di Paignton

La stazione di Paignton

La stazione di Paington com’era?
Era minimal, o minimalista, per così dire. Sembrava … non so, la stazioncina di paese da noi in Italia, con solo due binari. Era però perfettamente in stile british coi lampioni ed i finestrini di ghisa: molto pittoresca.

E quella di Torquay?
Ovviamente molto piccola ed anch’essa in pieno stile british. Solamente due binari, personale disponibilissimo, ma a metà pomeriggio tutto chiudeva. Hanno dei ritmi diversi: alle cinque di pomeriggio è l’ora dei pub, e le strade si svuotano. Questo ovviamente per quanto riguarda i paesini, Londra è un’altra realtà, un mondo a parte. Paington invece equivale al novanta per cento dei paesi inglesi.

Victoria Station

Victoria Station

Immagino che la Victoria Station a Londra sia tutta un’altra cosa.
Londra era immensa. Arrivai a Victoria Station, ed era come una città nella città. Appena scesi la cosa che mi impressionò di più fu che trovai tre band di giovani musicisti che suonavano diverse tipologie di rock: chi il progressive, chi il folk, chi il metal, tre diversi generi musicali. Anche se poteva sembrare un casino assoluto, in realtà lì era molto ben organizzato, forse anche perché, a differenza dell’Italia, si paga tutto. Io sbagliai a prendere il biglietto di ritorno e dovetti fare un cambio di biglietto: anche per chiedere informazioni bisognava fare una fila (the queue, da rispettare rigorosamente) e bisognava pagare anche per l’assistenza.

In Italia si tende a dire che le stazioni sono caotiche, poco sicure, sporche e male organizzate perchè la viabilità regionale è unita a quella a lunga percorrenza. Vale anche per le realtà che hai incontrato?
A livello di vivibilità Victoria Station era come una città. C’era il supermarket (Tesco, grande catena inglese), Costa che è il franchising locale del caffè, l’albergo, il bar con i divanetti dove sostare, la farmacia e naturalmente il MacDonald. Però come tutte le cose in Inghilterra, ciò che mi colpì era l’odore. In Inghilterra tutto sembra puzzare di fritto, anche nei treni Nei treni c’è la moquette come in quasi tutte le abitazioni. La National Rail ha la moquette color vinaccia ed erano sporchissimi perché la gente lì è abituata a mangiare take away o finger food e poi buttano per terra, lattine e cartocci di patatine, quindi se rimaneva u po’ di liquido o di salsa la moquette assorbe e si sente l’odore. Questo è stato il grande shock culturale.

Interno di un treno della First Great Western

Interno di un treno della First Great Western

Non mi dirai che sono più puliti i regionali italiani?
Sicuramente sì, molto più puliti. Ma lì almeno c’è una grande organizzazione: non trovavi gente in piedi, non si vedevano cose come da noi, dove se i posti prenotati sono finiti possono salire anche altri pagando il sovrapprezzo. Se sul treno ci sono duecento posti, i passeggeri saranno al massimo 200, non uno di più.

I treni che prendevi tu sono equiparabili all’Alta Velocità in Italia, a quanto leggevo.
Non esattamente, perché in Inghilterra in realtà non c’è una vera e propria Alta Velocità, come mi diceva anche la famiglia (host family) presso cui soggiornavo. Da loro è ancora in via di costruzione e per questo io impiegavo tra le tre ore e mezza e le quattro da Londra a Paington. Il paragone regge solo perchè era il treno migliore, l’equivalente di una Freccia da noi, ma questo per i loro parametri.

Quindi viaggiavi sull’equivalente di un Eurostar ma alla velocità di un Intercity?
Sì, perchè si muoveva sulle linee ferroviarie che poi sono quelle di tutti gli altri treni. Facevo poche fermate, e attraversavo paesini bucolici senza passare da grandi città.

Mappa dell’Alta Velocità in Europa al 2012

Mappa dell’Alta Velocità in Europa al 2012

Chissà che bel panorama allora.
Certo! Dai finestrini mi godevo le verdi colline, le campagne, un paesaggio bellissimo punteggiato da pecore al pascolo, campi di grano sterminati: un colpo d’occhio notevole.

Le tariffe com’erano?
Funziona come in Italia: se prenoti in anticipo paghi poco. Io con un mesetto d’anticipo spesi 29 sterline, circa 35 euro solo andata in seconda classe, ma la mia host family, che viaggiava spesso per lavoro, mi diceva che se prenoti un paio di mesi prima il prezzo diventa irrisorio, 5 o 10 pound.

Ti è mai capitato di imbatterti in una delle solite situazioni che in Italia creano panico e disagi infiniti: nevicate, furti di rame, scioperi improvvisi?
No, proprio no.

Nemmeno uno sciopero?
Ma secondo me nemmeno è contemplato più lo sciopero in Inghilterra. Non fa più parte del loro DNA. Nei quattro mesi che sono stato lì mai incontrato difficoltà, nemmeno ritardi.

Nemmeno ritardi?
Sui treni no, con gli autobus sì, e spesso. Ma roba di due minuti, mai più di cinque. E fino alle dieci di sera, almeno per quanto riguarda Paington, erano in giro i mezzi pubblici che servivano la stazione. Sugli autobus poi ci sarebbe poi da fare tutto un discorso che finirebbe per alimentare un certo folklore british.
Nel paese dove il welfare permette agli over Sessanta un abbonamento gratuito, le file sono realmente rispettate e molto, molto lunghe. Quando poi arriva l’autobus salgono educatamente uno alla volta, e ti assicuro che la cosa richiede tempo anche perchè ognuno deve mostrare al biglietto o l’abbonamento all’autista, e chi non lo ha lo fa lì. E questo ci chiedevamo con gli amici italiani. Da loro, con queste file lunghe, gli autobus sono pressochè puntuali; da noi invece appena arriva il bus c’è un’ammucchiata, tutti saliamo in 30 secondi eppure i mezzi pubblici sono sempre in ritardo. Ma com’è possibile?

[Articolo pubblicato il 20 giugno 2013]

4 pensieri su “L’Inghilterra dal finestrino, tra pecore e finger food

  1. Io a Victoria Station ci ho passato mezza infanzia….davvero, da brava amante dei treni e anglofila nell’anima passavo interi pomeriggi fantasticando di prendere un treno e di andare in qualche posto sperduto della perfida Albione. Gli inglesi sono “zozzoni”, si sa, ma l’efficienza dei loro servizi pubblici è invidiabile. Lo è stata, parlo per esperienza personale, anche durante le Olimpiadi del 2012! Insomma, God save the queen!

  2. Concordo con Arianna, l’efficienza inglese in questo non ha eguali. Ho vissuto a Londra due anni e ho spesso utilizzato i treni per visitare luoghi vicini e non alla capitale. Non ho mai avuto un ritardo, mai – ma nemmeno un minuto eh, GIURO!
    Spesso come dicevi se prenoti con anticipo non sono nemmeno cari. Se però ti capita di prenotare all’ultimo i prezzi si alzano molto, ma almeno il servizio offerto è più che ottimo!
    Ho sentito dire inoltre, ma non ne sono certa al cento per cento, che il loro completo essere in orario dipende dal fatto che per legge ad ogni minuto di ritardo corrisposte un TOT di multa. Ora ripeto, non sono certissima della cosa, ma conoscendo gli inglesi non mi stupirei! :)

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