In treno da Grosseto a Siena

Qualche tempo fa diedi la notizia che finalmente si poteva di nuovo andare in treno da Siena a Grosseto. Questa tratta è stata percorsa da Eugenia, che è stata così buona da regalarci le sue riflessioni e le sue sensazioni.
Credo che questo suo post riassuma e faccia comprendere al meglio la ricchezza e la bellezza che il treno possa regalare a livello umano e turistico.
Siena-Grosseto1Mi capita sempre più raramente di viaggiare in treno ma, quelle volte in cui posso coglierne l’occasione, lo faccio volentieri.
Mi riporta ai giovanili anni universitari quando, ogni venerdì, mi trasformavo nella “studentessa pendolare del fine settimana con valigione (senza rotelle!) a seguito” e scendevo da Pisa fino al lembo di confine con il Lazio.
Dopo qualche viaggio, del tratto costiero che collega Livorno ad Orbetello, non m’importava più nulla, diventato ormai routine, e mi premunivo di “letture da viaggio”; all’epoca, parlo degli anni ’90, giravano le edizioni “100 pagine 1000 lire”, pratiche perchè duravano giusto giusto il tratto di 160 chilometri ferroviari dalla Torre Pendente alla Laguna.
Durante il tragitto difficilmente alzavo la testa, così riuscivo a finire il libro prima di arrivare in stazione per non doverlo poi riprendere in mano successivamente.
Unica eccezione, e ormai avveniva quasi istintivamente, alzavo la testa nell’esattto punto punto in cui il treno passava alle spalle del Golfo del Leone, piccola ed affascinante cala rocciosa che conoscevo con gli abiti di tutte le stagioni.
Allora non mi soffermavo ad osservare gli ambienti che, di volta in volta, mi circondavano, per cui le stazioni erano luoghi da attraversare di corsa perchè il treno era in partenza oppure perchè si riempiva in breve tempo e occorreva cercare un posto a sedere.
Oggi che viaggio solo occasionalmente, mi è più facile sostare in un punto ad osservare il mondo che mi gira intorno e, quasi quasi, non mi dispiace che ci sia, come questa mattina, tempo sufficente per la coincidenza da Grosseto a Siena, dove mi sto dirigendo per il blogtour #wesiena che mi porterà a scoprire alcune delle infinite bellezze che offre la città toscana.
Il mio treno è in orario, arriva da Siena e per Siena riparte. E’ una littorina, nel senso che è proprio una sola macchina, 40 posti circa, di quel colore “verde FFSS” che, per anni, ha contraddistinto le ferrovie italiane.
Il funzionamento è molto semplice; la littorina arriva in stazione, il vecchio conducente smonta e quello nuovo sale, non prima di aver modificato le luci togliendo il tappo di plastica rosso che trasforma le luci anteriori in posteriori e viceversa, poi riparte…dopo aver atteso, pazientemente, la vecchina con il bastone che aveva sbagliato binario.
Siena Grosseto2La giornata è uggiosa, non si prospetta un bel fine settimana ma la Maremma Alta presenta al finestrino i suoi colori brillanti e lucidi dalla pioggerellina, solo sulle Colline Metallifere, in lontananza, aleggia un’aria brumosa.
Le piccole stazioni che attraverso sono silenziose, deserte, odorano di abbandono ma la littorina, diligente, si ferma, apre le porte, attende, le richiude, riparte.
Montepescali, Sticciano, la littorina attraversa oliveti, a prima vista mutilati, ma poi si capisce che sono passati sotto le abili mani del potino.Questa è terra di oli interessanti, prodotti da alberi che crescono su terre ricche e che respirano l’aria dolce della collina.
Improvvisamente i colori si fanno di nuovo prepotentenmente invernali, gli arbusti sono ancora spogli e permettono trasparenze che la bella stagione occlude.
Roccastrada la saltiamo, non interessa, non è prevista la sua fermata, peccato, sto attraversando la Maremma più medievale, quella dei gran feudatari, dei borghi che ancora vivono attaccati a vecchi ruderi di castelli e cinte murarie e Roccastrada, insieme a Roccatederighi, ne sono fra gli esempi più tipici.
Monte Antico, altro luogo di silenzio…si riparte. Nessuno sale, nessuno scende, forse qualche fantasma ma anche questo ha il suo fascino.
Questa piccola littorina, oltre che trasportare otto persone, compresi i ferrovieri, ha un compito molto importante; quello di riconoscere, fermandosi, dignità a questi piccoli borghi che la Toscana tiene celati sulle sue colline e fra i suoi boschi e che i moderni ritmi fanno cadere nel dimenticatoio del tempo.
Ogni tanto il finestrino si colora di macchie di giallo, sono le canne palustri, quelle secche della passata stagione, a ricordare il passato palustre di questa terra.
Buonconvento… quasi ad ogni stazione è un passaggio a livello con una lunga fila di auto in attesa. Fa sorridere pensare che fuoristrada e auto costose si debbano fermare di fronte ad una vecchia e traballante littorina.
Siena Grosseto 3Ponte a Tressa, Isola d’Arbia, la littorina ha guadagnato due ospiti, un papà ed il suo cucciolo d’uomo che fa il battesimo della rotaia e cosa c’è di più bello che farlo sulla vecchia littorina Grosseto­ – Siena via Buonconvento?
La mamma ha preso l’auto con il fratellino, ancora troppo piccolo, lui ed il papà sono saliti sul trenino traballante che gli impedisce di stare in piedi ma non di parlare, chiedere, domandare, curiosare e nella sequela senza sosta di parole finisco anche io: “come ti chiami… dove vai… dove vivi?”. Meno male che l’intervista è praticamente finita perché la littorina entra in terra di Siena, la nostra meta.
Di certo non ci accalchiamo all’uscita, tranquillità è la parola d’ordine su questo piccolo treno e, poi, siamo anche onorati, ci è stato assegnato il binario numero 2, pochi passi e siamo fuori della stazione.
Il papà ed il bambino mi salutano e scappano dal resto della famigliola che, potenti mezzi a 4 ruote, è già fuori che li sta aspettando.
Io mi attardo a guardare ancora la littorina che, orgogliosa, riposa in attesa del nuovo conducente per ripartire verso terra di Maremma; devo andare, il blogtour è appena iniziato.

6 pensieri su “In treno da Grosseto a Siena

  1. Eugenia, Enrico! Avete raccontato la “mia” littorina, quella che quasi ogni fine settimana, da quando avevo un anno o poco più, accompagnava me, mamma e babbo da Grosseto a Buonconvento. Si arrivava a Grosseto all’alba, partendo da Roma quando era ancora notte, appena in tempo per prendere il primo treno che raggiungeva Siena. Ci sono cresciuta, su quelle rotaie, prima con le vecchie littorine marroni che ora sono state sostituite dalle verdine di cui parla Eugenia. Per me percorrere questo tratto d ferrovia è un “piezz’e core” ogni volta che vado a Buonconvento con il treno, lo strombazzare della locomotiva al passaggio a livello ha il significato di “finalmente a casa”!

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