In India c’è una stazione che è un capovaloro

L’unica stazione ferroviaria inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO ha un nome difficile da pronunciare per un italiano: Chhatrapati Shivaji Terminus. Prima si chiamava Victoria Terminus, perchè nel 1887, quando fu aperta, sull’India regnava Vittoria, per Grazia di Dio Regina del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda, Imperatrice dell’India, Difensore della Fede.
Si trova a Bombay e dal 1996, in risposta alle richieste del partito nazionalista Shiv Sena ed in accordo con la politica di rinominare i luoghi indiani con toponimi indiani, alla stazione venne cambiato nome in quello attuale, in onore di un sovrano locale del XVII secolo. Naturalmente il nome inglese, abbreviato in VT, è ancora molto diffuso.

Un sobrio prospetto

Un sobrio prospetto

Da qui partono sia i treni del sistema ferroviario locale (oggi Bombay si aggira sui venti milioni di abitanti ed il sistema ferroviario interno è sviluppato di conseguenza) che treni a lunga percorrenza.
Nel 1887, in occasione del Giubileo d’Oro della Regina, fu deciso di costruire una nuova stazione che prendesse il posto di quella preesistente, edificata nella zona di Bori Bunder, alla periferia orientale della città e capolinea della prima linea ferroviaria indiana, la Great Indian Peninsular Railway.
La stazione venne progettata dall’architetto Frederick William Stevens fra il 1887 e il 1888. Dopo aver ottenuto l’incarico di costruire la stazione grazie ad uno schizzo del disegnatore Axel Herman, Stevens andò per un periodo di 10 mesi in Europa per studiare approfonditamente le stazioni ferroviarie che si trovavano in quel continente. Come risultato si può notare una certa somiglianza fra la stazione di Chhatrapati Shivaji e quella di St Pancras a Londra e pure con il suo successivo progetto per la sede del Parlamento a Berlino. Un architetto che continua a proporre lo stesso progetto con qualche variazione non è poi una così grande novità.

Piccolo ingresso secondario

Piccolo ingresso secondario con leoni indiani e tori babilonesi

Se è stata giudicata nel 2004 Patrimonio dell’Umanità lo deve a quell’incredibile sincretismo storicista che Stevens, partendo dal bozzetto a colori, ha realizzato, rendendola alla fine simile ad un castello rigurgitante di doccioni, finestre, guglie, fregi e decorazioni, per sovrappiù dominata da una grande cupola. Se c’era qualcosa in un qualsiasi stile in vigore in quegli anni che si poteva inserire, Stevens lo inserì.
Su una base stilista di matrice neogotico vittoriano si fondono influenze dell’architettura tradizionale indiana e un gusto per i dettagli molto simile al neogotico veneziano allora diffuso in Italia. Lo skyline, le torrette, gli archi acuti ed il piano terra sono molto vicini alla tradizionale architettura dei palazzi indiani mentre esternamente legni intagliati, tegole, ringhiere in ferro battuto e ottone, le griglie per le biglietterie e le balaustre della grande scalinata e altri ornamenti simili sono opera degli studenti della locale “Sir Jamsetjee Jeejeebhoy School of Art”, una sorta di Accademia di Belle Arti di Bombay che favoriva la rivisitazione dello “stile inglese” secondo il gusto indiano.

Non è l'interno di una cattedrale inglese, anche se sembra

Non è l’interno di una cattedrale inglese, anche se sembra

Venne naturalmente dotata di tutti gli accorgimenti tecnologici e strutturali più moderni nel campo dell’ingegneria ferroviaria e viene giudicata uno dei migliori esempi in India di come la tecnologia del XIX secolo si sia coniugata allo stile neogotico: ad esempio la grande cupola centrale, una sorta di punto focale per chi si avvicina all’edificio, è formata da nervatura a coda di rondine messe in opera senza centina. Sopra di essa c’è una colossale figura femminile che simboleggia il Progresso, e tiene una fiaccola rivolta verso l’alto nella mano destra e una ruota a raggi con quella sinistra.
Nonostante l’aspetto fiabesco l’interno dell’edificio è stato concepito come una serie di ampie camere con soffitti alti disposte su una pianta a forma di C simmetrica su un asse est-ovest e tutti i lati hanno ricevuto la medesima cura nella progettazione e nella decorazione: non esiste quindi una “facciata secondaria”. Le ali laterali, che racchiudono cortili aperti sulla strada, presentano sui quattro angoli torrette monumentali così da equilibrare visivamente la possente cupola.

Un chiostro, elemento non proprio tipico delle stazioni

Un chiostro, elemento non proprio tipico delle stazioni

Anche nei materiali delle facciate non si volle risparmiare: a fianco di arenaria e calcare indiano c’è marmo italiano di alta qualità impiegato per i principali elementi decorativi. La stessa ricchezza è presente anche in certi interni: al piano terra dell’ala nord la Star Chamber, che viene ancora usato come ufficio prenotazioni , è impreziosita da marmi italiani e pietre blu locali lucidate, mentre gli archi sono decorate da foglie intagliate e grottesche.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>