Il pendolare di Osaka

Degli anni universitari la cosa più bella che mi resta sono le persone che ho conosciuto: gente matta, assurda, incredibile, unica, di cui di solito non parlo perchè di solito chi mi ascolta non mi crede.
La sapete quella del tipo che entrava urlando “Apocalisse” e passeggiava sui cornicioni?
E l’uomo-pila, che dopo il tramonto girava con un torcia accesa ad illuminare la strada -o il corridoio- davanti a lui?
O quello che ha fatto la tesi di laurea su sè stesso?
E poi c’è quel sardo che studiò svedese e finì ad insegnare italiano in Giappone. Su, sembra l’inizio di una barzelletta, non credete?
Meno male che compensa l’opinabile gusto musicale con l’ironia, sennò mi trovavo una pattadese, antico coltello il cui manico è fatto in osso (di nemico?) nella schiena.
Cosa vuol dire fare il pendolare in Giappone? Tra poco lo scopirete dalle sue dirette parole!

Breve intervallo bucolico prima di entrare nel turbinio nipponico

Breve intervallo bucolico prima di entrare nel turbinio nipponico

Il Giappone è un po’ la mecca di chiunque ami le ferrovie e i treni, o i trasporti in genere. La rete capillare, le infrastrutture di tutto rispetto e la frequenza dei treni fanno del sistema ferroviario giapponese un modello per tutti gli altri Paesi.

Nei miei tre anni spesi in Giappone ho potuto testare in prima persona la vita da pendolare a Osaka, nonché osservare quella ancora più frenetica ed affascinante di Tokyo durante le visite a scopo personale nella capitale. Il ricordo delle voci, degli annunci precisi e dei ristorantini che animano le stazioni è ancora vivo in me come fosse ieri e rivive ogni volta che ci torno, e allora ho pensato di dare il mio contributo a bassavelocità spiegando un po’ quello che ho osservato in questi anni, facemndomi accompagnare virtualmente in una giornata da pendolare.

E’ giovedi ora di pranzo di una chiara giornata di primavera, né troppo caldo né troppo freddo. Per tre giorni avrò il turno alla scuola dove insegno dalle 15 alle 22.40, quindi posso fare le cose con calma ed evitare l’ora di punta. Dopo la doccia, vestito di tutto punto in linea con le direttive della scuola, lascio il mio appartamento intorno alle 13 per prendere il treno delle 13.18 dalla stazione di Hanaten. Sono circa 15 minuti a piedi tra le case familiari basse del mio quartiere. Non prendo la bicicletta perché parcheggiarla in stazione nell’apposito garage ha un costo extra, e so che intorno alle due del pomeriggio passano per portare al deposito le bici parcheggiate abusivamente. Arrivo in stazione, scala mobile al piano dei tornelli e poi nuovamente giù al binario. Nella foto, l’Osaka Business Park visto dal primo piano della statione di Hanaten.

L'Osaka Business Park visto dal primo piano della statione di Hanaten

L’Osaka Business Park visto dal primo piano della statione di Hanaten

Per accedere al binario uso il mio abbonamento settimanale. Lo paga la scuola, come fanno la maggior parte dei datori di lavoro in Giappone del resto. Non è un pass illimitato, ma riporta il nome della mia stazione di residenza e quella più vicina alla scuola. Visto che la stazione successiva a quella della scuola è la stazione principale di Osaka, allora mi sono accordato con l’ufficio contabilità perchè loro continuino a pagarmi la tratta sino alla loro stazione e la differenza per il costo mensile dell’abbonamento sino all’altra stazione lo pago da me.

I biglietti del treno sono molto più piccoli rispetto a quelli in uso in Europa. Sono grandi quanto un dito pollice e riportano semplicemente l’importo relativo alla tratta effettuata. Sopra le biglietterie automatiche infatti sono elencate le stazioni delle linee servite e il corrispettivo importo per raggiungerle. Nel caso si cambi idea a metà percorso e si voglia andare oltre, nessun trauma e nessuna multa in agguato. Semplicemente, prima di uscire si inserisce il biglietto corrente nelle macchine del “fare adjustment”, l’aggiustamento tariffario, che calcolano in automatico la differenza e, dietro il pagamento dell’importo, emettono un biglietto che consente di uscire. Il biglietto, una volta terminato il viaggio, viene “mangiato” dai tornelli. Quindi se volete un biglietto souvenir l’unico modo per averne uno è acquistarlo ma non usarlo!

La segnaletica orizzontale

Il tabellone che sovrasta le emittitrici automatiche alla stazione JR di Shinjuku

Un biglietto tipo

Un biglietto tipo

Siamo al binario. Mancano pochi minuti e cresce il numero delle persone in attesa. Al binario accanto arriva un treno della linea Osaka Higashi Line (Oosaka Higashi Sen). Una caratteristica è che tutte le linee (o le percorrenze) hanno un proprio nome, che viene annunciato anche dagli altoparlanti all’arrivo o partenza di un treno. La linea Osaka Higashi he ha capolinea proprio alla stazione di Hanaten, e la maggior parte dei suoi viaggiatori viene da quest’altra parte e si dispone seguendo la segnaletica orizzontale che indica il numero della carrozza e il numero della porta.

Questo viene percepito in occidente come un eccesso di zelo da parte dei Giapponesi, ma bisogna considerare il tutto nella giusta ottica. Le stazioni ferroviarie giapponesi sono le più trafficate al mondo, ed è grazie a questi accorgimenti che il caos si trasforma invece in una fluida coreografia nella quale ognuno sa dove andare e nella quale ci si sfiora senza mai scontrarsi. Salendo infatti sulla carrozza giusta e in corrispondenza della porta giusta, probabilmente si arriva alla stazione di scambio in corrispondenza con la scala mobile che porta al binario da dove parte la nostra coincidenza. Mentre, chi sceglie di stare due carrozze più avanti, lo fa perché nella stazione di arrivo sarà più vicino all’uscita, senza doversi poi scontrare con la folla che va in direzione opposta. Non solo la segnaletica indica la carrozza e la porta, ma poiché i tipi di treni sono diversi, una indicazione sul tabellone partenze indica se disporsi in corrispondenza dei cerchi o dei triangoli a seconda della configurazione della carrozza.

La segnaletica orizzontale

La segnaletica orizzontale

Bene, qui si conclude la prima parte, nella prossima salirete a bordo del treno con me e vediamo un po’ che cosa ci aspetta…

4 pensieri su “Il pendolare di Osaka

  1. Che meraviglia! Mi sembra di essere tornata in Giappone. Ricordo la commozione di Cristian nel vedere tutti in fila perfettamente allineati in attesa del treno, proprio come in Italia!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>