I migranti alla stazione Centrale di Milano: che sorpresa

Ci sono i migranti alla stazione Centrale a Milano!
I negri nelle stazioni italiane!
C’è la scabbia, la malaria, la peste!
Ci stanno invadendo! Fuori i barbari… dalla stazione di Ventimiglia!
Colpa nostra che li abbiamo invasi 100 anni fa!
Italiani brava gente!

Una volta tanto anche io mi permetto un incipit d’effetto ma capitemi: continuo a non ritenere possibile tanta malafede, ignoranza e stupidità da parte della gggente.

Milano: foto di SkyTG 24

Milano: foto di SkyTG 24

Sembra sia il tema caldo di questi giorni, tutti ‘sti poveri cristi che bivaccano a forza nelle nostre stazioni. Ed io, che trovo così squallido cavalcare le mode per i miei interessi di bottega (non sarò mai un blogger/politico/opinionista di successo, temo), volevo anche evitare di parlarne.
Ma visto che qualcuno chiede la mia opinione, e qualche informazione in merito, tanto vale cavarmi qualche sassolino dalle scarpe.
Brevissima premessa.
In Siria da 4 anni c’è la guerra civile: da un lato Assad, che è un dittatore dal pugno di ferro, abbastanza insensibile a quelli che noi consideriamo diritti umani, ma che tali non sono in tutto il mondo: sapevate che gli stati islamici hanno varato una carta per i propri diritti umani? Dall’altra parte c’è l’ISIS; l’opposizione moderata e filo-occidentale è stata spazzata via, tertium non datur: sarebbe bello se non fosse così, ma io ragiono su quello che c’è sul tavolo, ergo vi lascio capire a chi vada la mia simpatia.
In Iraq c’è la guerra civile da 12 anni, in Libia da quattro: cacciare i dittatori brutti e cattivi non è stata una grossa mossa. In Somalia, ma ce ne siamo dimenticati, la situazione è così dal 1991; ma al massimo quelli mettono bombe in Kenya, quindi non ci interessa. In Eritrea dall’indipendenza (1993) c’è una dittatura marxista: servizio militare obbligatorio per un periodo indefinito; rigida autosufficienza economica; espulsione dei gionalisti stranieri; l’Abuna Antonio, Papa della Chiesa Ortodossa Eritrea, in prigione. Visti i precedenti, speriamo nessuno ne favorisca la caduta…

Ventimiglia: immagine di Riviera24

Ventimiglia: immagine di Riviera24

Insomma, di motivi per scappare dal proprio paese questa gente ne ha. Gran parte arriva in Libia, paga fior di soldi a qualcosa di assimilabile alla mafia, e stipati sui barconi giunge in Italia. Siriani, Eritrei ed Iracheni principalmente puntano verso il Nord Europa, dove ci sono già notevoli colonie di loro compatrioti, fuggiti dalle precedenti persecuzioni. I Libici è possibile, per motivi linguistici, preferiscano fermarsi in Italia.
Dall’Italia alla Norvegia, giusto per nominare uno stato a caso, come ci arrivano? In treno, e succede tutti i giorni, da mesi e mesi, naturalmente in maniera illegale. Il trattato di Schengen permette la libera circolazione solo ai cittadini membri dell’Unione Europea: ovviamente ne sono esclusi africani, asiatici, americani e metà circa dell’Europa. Ma quest’anno c’è stato il G7 in Baviera, e la Germania lo ha temporaneamente sospeso: ecco il motivo del tappo alla stazione Centrale a Milano e alla stazione Tiburtina a Roma.
Poi la Francia, che fino ad ora lasciava correre, ha cambiato linea: in Francia entrano solo gli extracomunitari dotati di documenti, ed ecco il tappo a Ventimiglia. Sia chiaro: sono stati sovrani che hanno proprie leggi e decidono di farle rispettare, su questo non si può dire nulla. In realtà c’è un altro tappo anche alla stazione di Bolzano, ma nessuno se ne interessa. Probabilmente è più d’effetto inquadrare i poveri profughi accampati malamente sugli scogli a due passi dalla Costa Azzurra.
Da questo si capisce che gran parte di coloro che sbarcano in Italia puntano alla Francia, e da lì all’Inghilterra, alla Germania ed ai paesi scandinavi. L’assenza di problemi alla stazione di Trieste mi fa dedurre che gli stati dell’area danubiana e slava non abbiano stretto le maglie dei controllo, o che questi passino da altre vie; la Grecia, probabilmente.
Lo so: i fatti sono noiosi.
Infatti non ho messo nemmeno la foto di un povero bambino con i grandi occhioni che guarda in camera, meraviglioso escamotage per acchiappare consensi o like. Nè un accorato appello: alla difesa dei sacri confini, alla lotta per i diritti umani, alla salvaguardia del nostro stile di vita, alla necessità di accogliere i più sfortunati. Diffido sempre della paccottiglia retorica di qualsiasi verso e colore quanto invece dei buoni sentimenti servono dati, analisi, soluzioni.
Personalmente credo in che diceva Cosimo il Vecchio, che di gestione della cosa pubblica ne sapeva: gli stati non si governano con i paternoster.
Qual è la morale di tutto questo? Nessuna, da parte mia. Le mie competenze militari, nautiche, economiche e geopolitiche non sono così eccellenti per mettermi col ditino a fare la morale. A quelli che dicono non possiamo permetterci di accogliere altri immigrati senza casa e lavoro; a quelli che dicono è colpa nostra per il colonialismo e siamo stati emigrati anche noi.
Mi hanno chiesto come mai da un giorno all’altro le nostre stazioni si sono riempite di immigrati: ecco, in maniera molto spiccia, i fatti.
Per le chiacchiere, gli appelli, il pathos, prego proseguire: è gratuito, ma a me non interessa.

2 pensieri su “I migranti alla stazione Centrale di Milano: che sorpresa

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