Grand Central Terminal: la stazione di New York

Oggi vi parlo della stazione più grande del mondo: la Grand Central Terminal di New York.
Quando soggiornai a New York, un sacco di anni fa, rimanendoci purtroppo per solo quattro giorni, non ebbi la possibilità di vederla. Mi affascinò molto la città, quella stessa città che una bellissima e seria blogger italiana sa raccontare con precisione e passione. Simona Sacri è la guida ideale, per New York e per tutti gli stati federali che ha visitato.
Non è semplice, parlando di una stazione, usare una unità di misura per descriverne la grandezza: quella di Kyoto, ad esempio, come metri cubi è sicuramente superiore.

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Fin da questa sezione d’epoca si capisce la sua imponenza

Quello che però rende prima al mondo la Grand Central Terminal è il numero di binari: 66 distribuiti su 44 banchine. Naturalmente non sono tutti di fila uno all’altro, sia per evitare problemi di flussi che per risparmiare estenunati maratone ai viaggiatori: lo scalo si sviluppa su due livelli, entrambi sotto terra, con 41 binari nel piano superiore e 26 in quello inferiore. Se aggiungiamo anche i binari adibite al ricovero dei mezzi si superano i 100.
Ci sono 41 binari al livello superiore, numerati da 11 a 42, ma non continuativamente: i binari 22 e 31 sono stati rimossi alla fine degli Anni Novanta, il 12 è stato rimosso per allargare la banchina dei binari 11 e 13, e il 14 è utilizzata solo per il caricamento di un treno spazzatura. Al piano inferiore i 26 binari sono numerati da 100 a 126, benchè solo i binari da 102 a 112 e da 114 a 116 sono effettivamente utilizzati per il servizio passeggeri. Questo particolare sistema di numerazione pare renda più facile per i passeggeri individuare rapidamente dove il loro treno; normalmente i locali non di testa partono dal livello inferiore e tutti gli altri, compresi quelli a lunga percorrenza, partono dal livello dell’atrio principale.
Ma non sono questi freddi dati quelli che rendono questa stazione realmente eccezionale: sono la cura, il gusto e l’arte impiegata per realizzare, nel 1913, un vero monumento ferroviario.

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La facciata

La facciata, sia detto, non è particolarmente entusiasmante: un sobrio neoclassico, forse pure un po’ piatto, il cui unico guizzo è il coronamento neorinascimentale dove trova posto l’orologio: progettato dallo scultore Jules-Félix Coutan, è alto oltre 4 metri ed è formato dall’orologio (circonferenza pari a 4 metri) circondato da sculture di Donnelly John che raffigurano Atena, Ercole e Mercurio.
Al suo interno, invece, si trova uno dei luoghi simbolo di New York, scena di una infinità di film: sto parlando dell’atrio principale (Main Concourse), dove una volta c’erano le biglietterie. Si tratta di una grande navata unica dalla spazialità simile a quella della aule termali di Roma antica: misura 84 metri di lunghezza, 37 di larghezza ed è alta 38; entrare qui dentro significa d’improvviso sentirsi piccolissimi.

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Maestosa, vero?

Anche perchè sopra la nostra testa c’è la volta celeste!
Fu concepito nel 1912 da Whitney Warren (progettiste della stazione assieme al socio Charles Wetmore) assieme all’amico pittore Paul César Helleu e materialmente eseguito da James Monroe Hewlett e Charles Basing dello Studio Hewlett-Basing con la consulenza di un nutrito gruppo di astronomi e assistenti. Scenograficamente il risultato è impressionante; astronomicamente è una mostruosità.
Infatti il soffitto stellato è astronomicamente impreciso in modo complicato. Mentre le stelle all’interno di alcune costellazioni appaiono correttamente come viste dalla Terra, altre sono invertite. Orione ad esempio è disegnato correttamente, mentre le adiacenti Toro e Gemelli sono invertite sia internamente che nella loro relazione con Orione stesso (il Toro è vicino al braccio alzato di Orione dove invece dovrebbero esserci i Gemelli). Non si sa il motivo, ma girano varie ipotesi. La più semplice (e quindi quella che non compare nelle guide turistiche) è che i fogli lucidi di preparazione all’affresco siano stati utilizzati al contrario o che ci fossero degli errori sbagliata nei disegni forniti. Secondo alcuni ad un certo punto la committenza decise di basare la disposizione delle costellazione sull’usanza medievale di rappresentare il cielo come apparirebbe visto da Dio, cioè guardando la sfera celeste dall’esterno, ma che avrebbe invertito Orione pure.

Grand_Central_Terminal_ceiling

Il cielo stellato sopra di me (cit.)

La distanza tra le costellazioni poi è anch’essa sbagliata, ma in questo caso la spiegazione è semplice: distendendo su una volta i punti che dovrebbero stare su una sfera è consequenziale che alcune misure varino. Curiosamente, sebbene le incoerenze astronomiche siano state notate prontamente da un pendolare già 1913, non sono mai state corrette in nessuna delle successive ristrutturazioni del soffitto.
Quando sia importante questo luogo per New York lo dimostrano due episodi. C’è un piccolo cerchio scuro sopra l’immagine di Pesci: nel 1957 per contrastare il sentimento di insicurezza generato dal lancio sovietico di Sputnik, qui fu appeso il missile americano Redstone, simbolo della corsa allo spazio statunitense. Pochi giorni dopo l’11 settembre fu innalzata la bandiera, che ancora adesso è presente. Non un caso che in due gravi momenti della storia  si sia voluto utilizzare il Main Concourse come palcoscenico per dare nuova fiducia alla città e alla nazione.
Al centro del salone è presente anche l’orologio a quattro facce in cima al banco informazioni: inquadrato in una miriade di film, è forse l’icona più riconoscibile della Grand Central Terminal; compare addirittura in cima alla pagina del sito ufficiale. Ognuna delle sue quattro facce è realizzata in opale, e si stima che il suo valore sia compreso tra i 10 e i 20 milioni di dollari.

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Cary Grant nella Main Concourse: è “Intrigo internazionale” di Alfred Hitchcock, 1959

New York è una città che anche quando si parla di turismo e ferrovie sa stupire; ne avevo già detto a proposito del parco di High Line. Questa meravigliosa stazione ospita una famoso ristorante, è stata sede di una importante galleria d’arte e nonostante il suo pregio artistico stava per essere rasa al suolo se non fosse stato per un’affascinante First Lady.
Non ci credete?
Ve ne parlerò tra poco!

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