Dipingere le stazioni: scopriamo MACROSS

Lunedì abbiamo visto come la Regione Friuli Venezia Giulia in collaborazione FSI abbia messo a disposizione alcuni stabili ferroviari affinchè venissero decorati dalla associazione MACROSS. Personalmente trovo un questa una ottima iniziativa che denuncia lungimiranza e senso civico: aiuta la giornata iniziarla nei pressi di qualcosa di bello e colorato.
Per approfondire l’argomento ne parleremo con Mattia Campo dall’Orto, artista che fa parte di MACROSS e autore di queste opere.

Come nasce MACROSS: come vi siete conosciuti e come avete iniziato a collaborare assieme?
Macross nasce dalla voglia di far emergere la realtà creativa transfrontaliera, proiettandola in una dimensione europea. I fondatori si sono conosciuti negli ambienti underground, tra Friuli venezia Giulia e Slovenia, dove puoi fare affidamento su poche risorse e molta tenacia. Concretamente, dopo circa dieci anni, ci siamo trovati ad un bivio: continuare a promuovere eventi di portata locale oppure aprirsi a influenze esterne e collaborare per realizzare progetti di ampio respiro. Abbiamo scelto quest’ultima opzione, senza però voltare le spalle al territorio nel quale ci siamo formati.
Chi sono i membri di MACROSS, cosa fanno nella vita? Si occupano anche di altro?
Nell’associazione Macross confluiscono diverse personalità con forti esperienze nell’ambito dell’organizzazione di eventi multidisciplinari. La storia di ognuno affonda le radici nella passione per la musica o per le arti visive, ma ciò che ci accomuna è l’adesione giovanile alla subcultura Hip-Hop e al Writing: è emerso che in adolescenza, come giovani Italiani o Sloveni, abbiamo condiviso valori, modelli, canzoni, tendenze,… La solidarietà di gruppo, lo spirito di collaborazione e la voglia di esprimersi perdurano anche in età più matura, accompagnandoci sia nei progetti di Creatività Urbana che nella vita privata…

Il grande Dittatore - Cormòns

Il grande Dittatore – Cormòns

Come è nata la collaborazione con RFI e con la Regione FVG, gestrice del trasporto locale?
Intorno al 2007, RFI ha lanciato un programma nazionale per fronteggiare il problema del vandalismo sulle strutture, coinvolgendo una ventina di associazioni in circa 10 regioni d’Italia.
In regione, il contatto diretto si è risolto in pochi passaggi: io allora ero uno dei writer più impegnati nell’organizzare “conventions” (raduni di graffiti) per conto dell’Associazione Scimmie Bisiache quindi avevo le conoscenze sul territorio e le capacità di coordinarle. Il progetto pilota è stato fatto a Sagrado (GO), la cui stazione era molto colpita da scritte a sfondo politico, vista la vicinanza del centro di permanenza temporanea di Gradisca d’Isonzo; l’intervento aveva come tema “il viaggio” ed è stato fatto in collaborazione con Xpression, un’associazione di Trieste.
Cosa è il progetto “Nuovo muralismo nelle stazioni” del 2009 e da chi è stato sviluppato?
L’attività di Macross nel 2012 a Codroipo, Sacile e Manzano è stata realizzata in collaborazione con la Direzione Territoriale Produzione Trieste, facendo tesoro degli interventi passati. Il precedente programma nazionale di RFI si chiamava “Nuovo Muralismo nelle stazioni” e in Friuli Venezia Giulia è proseguito fino al 2008: in quel biennio, sono stato l’interlocutore di Scimmie Bisiache con la Direzione Compartimentale Movimento di Trieste. Ho un bel ricordo di quella esperienza e in particolare di Luciana Tabazin, che aveva immediatamente capito la qualità e lo spirito delle nostre attività, dimostrando grande sensibilità e dedizione al lavoro.
Quella fase ha visto la realizzazione di 3 interventi di riqualificazione presso le stazioni di Codroipo, Sistiana-Visogliano, Venzone e un evento finale a Trieste Centrale, in collaborazione con Melart. In quella occasione, abbiamo inaugurato un “fregio” sotto la nuova piramide di vetro della stazione e una mostra documentativa, in presenza di alcune importanti personalità di RFI e da tutti i writers coinvolti. Una scena che non si vede spesso!!!

Sottopasso a Codroipo

Sottopasso a Codroipo

Quando iniziate ad operare su un edificio avete già in mente un’idea oppure questa nasce e si sviluppa dopo il sopralluogo?
Dal sopralluogo e dalle informazioni che raccogliamo si sviluppa un progetto, sia a livello grafico che operativo. C’è sempre spazio per l’improvvisazione, perché quando si opera in spazi urbani c’è sempre qualche imprevisto… quindi ogni progetto deve essere pensato per avere una certa flessibilità, senza snaturarsi.
La nascita e lo sviluppo dell’idea avviene tramite un processo collettivo, c’è un paternità specifica oppure ognuno ha un ruolo diverso?
Chi sviluppa il progetto ne ha la paternità, questo vale sia per la progettazione fatta da un singolo che per quella di gruppo. La seconda è più lunga e complessa ma può dare risultati molto significativi. Lo stesso può dirsi anche per le opere su muro, dove generalmente si dividono i compiti in base alle competenze: c’è chi si orienta a realizzare i lettering, chi è più concentrato a ritrarre figure, chi è più portato a dipingere i fondali… Di solito, più questi ruoli si integrano e si confrontano prima e durante i lavori, migliore sarà il risultato che ci si può attendere.

"Twisted Night Vision", ex mercato comunale di Monfalcone

“Twisted Night Vision”, ex mercato comunale di Monfalcone

Avete avuto contatti con altri enti pubbblici per progetti simili?
Sì, un esempio su tutti è quello dell’Azienda Provinciale Trasporti della provincia di Gorizia. I dirigenti hanno intuito le potenzialità della Creatività Urbana e la sua capacità di comunicare ai giovani. Le collaborazioni in questo caso si sono concretizzate con interventi che non andavano a risolvere situazioni di degrado, bensì orientati ad abbellire spazi e mezzi già decorosi ma semplicemente anonimi.
Non ci si deve stupire se alcuni enti hanno la lungimiranza di investire risorse nella propria immagine; semmai lascia perplessi chi va in direzione contraria. Puntare sulla cultura, sull’arte, sul decoro è una scelta coraggiosa che va contro la tendenza, forse troppo generalizzata, di “fare il minimo indispensabile”… come se curare l’immagine fosse effimero, superfluo. Senza cercare giustificazioni facendo riferimento alla nostra epoca dell’apparenza (anche virtuale), basta prendere atto dell’importanza per enti e istituzioni di proporsi in modo genuino: in questo, la Creatività Urbana offre una soluzione.
Se fosse possibile, vorreste ampliare il vostro raggio in regioni?
Attualmente il mondo creativo underground è in fermento ma la sorte delle associazioni fondate sul volontariato, le cui attività dipendono spesso da contributi pubblici, è molto incerta. Preso atto della crisi economico-finanziaria, non vogliamo che essa intacchi oltre misura anche la sfera culturale. Certo, se le circostanze non saranno proibitive, abbiamo l’ambizione di distinguerci a livello europeo e confrontarci con altre realtà: desideriamo essere presenti là dove si coltiva e si preserva gusto, dignità e la sensibilità verso il bello.

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