Da Alba a Canelli in bici: intervista all’assessore Alberto Cirio

Ne avevo parlato qualche mese fa: Piemonte:sulle linee soprresse piste ciclabili?
Il progetto mi era subito piaciuto: riconvertire una ferrovia dismessa rendendola una pista ciclabile che taglia le Langhe e costeggia quelle bellissime terre di tartufi, vini, borghi e scrittori.
Una idea splendida.
Per saperne di più dovevo puntare alla fonte, e così ho chiesto una intervista ad Alberto Cirio, Assessore regionale al Turismo.
Se i treni sono di mia competenza, le biciclette un po’ meno, e dal momento che la prima cosa da fare in un’intervista è porre le domande giuste, ho pensato di ricorrere all’aiuto degli esperti.
Ringrazio quindi pubblicamente Veronica e Leo di www.lifeintravel.it per il generoso aiuto fornitomi.

Alberto Cirio, Assessore al Turismo per la Regione Piemonte

Alberto Cirio, Assessore al Turismo per la Regione Piemonte

E naturalmente l’Assessore Cirio ed il suo staff, gentilissimi e disponibilissimi.
Il progetto mi piaceva prima ed ora, con queste informazioni in più, mi piace maggiormente, e mi pare anche una idea esportabile nelle altre regioni d’Italia.
Speriamo di vederlo presto realizzato!

Come e perchè è nato questo progetto di recupero?
Il progetto è nato con l’idea di restituire alla natura aree del nostro territorio che, altrimenti, rischiano di essere destinate al degrado, trasformandole in una risorsa in più per il sistema turistico e sportivo. In quest’ottica il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato, la scorsa estate, un emendamento collegato alla manovra finanziaria 2013, che punta proprio al recupero delle reti ferroviarie dismesse da almeno dieci anni, trasformandole in un circuito di piste ciclabili collegate agli itinerari storico-culturali.

Su tutte le linee il materiale rotabile, come da richiesta di RFI, non potrà essere tolto. Che motivazione ha dato la società ad un vincolo così restrittivo, soprattutto se applicato a linee chiuse da alcune decadi?
In realtà in Piemonte le linee ferroviarie completamente dismesse tra il 1951 e il 1986 sono 15, tra cui ad esempio la Airasca-Saluzzo, già usata come pista ciclabile. La Alba-Asti, invece, insieme alla Cuneo-Mondovì e alla Ceva-Ormea, fa parte di altre tre linee al momento sospese e, quindi, potenzialmente trasformabili.

La stazione di Alba

La stazione di Alba

Avevate preso in considerazione altre linee ferroviarie dismesse prima di scegliere la Alba-Canelli?
Nella scorsa primavera, e prima ancora che il Consiglio Regionale approvasse l’emendamento sul tema, sono stati gli operatori turistici del territorio coinvolto da questa linea a farsi promotori di un incontro per parlare del progetto. È il motivo per cui si è partiti proprio da qui con l’idea di questa sperimentazione.

Quanto è lungo il percorso e quali paesi attraversa?
È un tratto ferroviario di 28 km che parte da Alba nelle Langhe e arriva a Canelli nell’Astigiano, passando da Barbaresco, Neive, Castagnole Lanze, Costigliole d’Asti, Calosso, Santo Stefano Belbo.
Una zona di grande valore turistico che attraversa le colline di Langhe-Roero e Monferrato, candidate con il loro paesaggi vitivinicoli a diventare Patrimonio dell’Umanità Unesco, ma anche la terra di grandi scrittori come Fenoglio e Pavese.

Questa ferrovia si spinge anche in zone di particolare valore vinicolo? Potrebbe servire per incrementare un turismo enogastronomico di qualità?
Può contribuire a incrementare un turismo “slow” che su queste colline ha il suo quartier generale così come l’enogastronomia di grande eccellenza.
Luoghi e tradizioni da assaporare lentamente. Quale mezzo di trasporto migliore per farlo se non la bici?
Non a caso questo è uno dei grandi progetti che intendiamo sottoporre all’attenzione di Expo 2015, che avrà il suo focus proprio sul cibo e sull’alimentazione.

Cartolina d'epoca della stazione di Santo Stefano Belbo, cuore del "Parco Letterario Cesare Pavese"

Cartolina d’epoca della stazione di Santo Stefano Belbo, cuore del “Parco Letterario Cesare Pavese”

Sono presenti emergenze infrastrutturali quali ponti o gallerie?
La tratta è attualmente inutilizzata da parte di RFI proprio perché le vibrazioni dovute al passaggio dei treni generano problemi di sicurezza a una galleria. I lavori di consolidamento richiederebbero un investimento oneroso, di oltre 10 milioni di euro. Dal momento che tale investimento non rientra, al momento, tra le priorità di RFI, il tratto ferroviario sembrerebbe, invece, idoneo a essere percorso a piedi o in bicicletta, senza vibrazioni e, quindi, rischi per la sicurezza.

Quante stazioni sono presenti? Dove si trovano rispetto ai centri abitati ed in che condizioni sono? Potrebbero essere recuperate per funzioni turistiche o ricettive?
8 stazioni, alcune più vicine ai centri abitati altre meno. La maggior parte non è in uso e di conseguenza a rischio di degrado. Nell’ottica del progetto una loro riconversione a fine turistico sarebbe auspicabile, ma anche di questo bisogna discutere con Rfi, a cui fa capo la titolarità delle stazioni.

Avete già stabilito quali aziende coinvolgere per la creazione dei pannelli?
Localmente abbiamo aziende leader a livello internazionale nel settore della gomma e della plastica e l’intenzione è, anche, quella di coinvolgere nel progetto il sistema produttivo del territorio.

Il materiale con cui verrà realizzato il fondo ha una garanzia di durata? Quanti anni potrà restare installato? Il comfort per il ciclista/cicloturista è paragonabile a quello dell’asfalto, soprattutto per le bici da corsa?
Stiamo parlando di materiale estremamente resistente all’usura e, quindi, valido per decenni. La pannellatura in gomma ha un diametro previsto di tre metri, comodo quindi per rendere la pista percorribile in entrambi i sensi di marcia. Il percorso è in generale pianeggiante, quindi sarebbe accessibile a tutti i livelli. Non si tratta di una pista pensata per correre, ma per passeggiare godendo del paesaggio. In ogni caso il comfort è molto buono.

L'ex ferrovia Airasca - Moretta - Saluzzo oggi pista ciclabile, all'altezza della stazione di Cercenasco (immagine tratta da http://www.ferrovieabbandonate.it)

L’ex ferrovia Airasca – Moretta – Saluzzo oggi pista ciclabile, all’altezza della stazione di Cercenasco (immagine tratta da http://www.ferrovieabbandonate.it)

E’ prevista l’installazione di segnaletica ad-hoc, la mappatura e la pubblicizzazione dei percorsi realizzati?
La sua comunicazione sarebbe parte integrante del progetto di realizzazione della pista. Non a caso è previsto il coinvolgimento diretto, accanto agli enti locali, anche delle Agenzie Turistiche locali.

La reversibilità del progetto non potrebbe rivelarsi un boomerang? Che senso ha realizzare dei percorsi ciclabili “a termine”, investendo nella loro creazione, segnalazione, pubblicizzazione, creando magari un circuito turistico che da un momento all’altro potrebbe essere dismesso da terzi? Chi dovrebbe avere interesse ad investire in infrastrutture turistiche incentrate sul cicloturismo (bike hotel, noleggi, bicigrill come stanno nascendo in molte parti d’Italia) senza avere garanzie e senza poter fare una programmazione sul lungo periodo?
Credo al contrario che la reversibilità sia uno dei punti di forza del progetto. I tempi di realizzazione della pannellatura sono brevi, così come i costi che si aggirano sul milione di euro. Il ritorno per il sistema turistico locale sarebbe però molto più elevato. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di una linea sospesa, la cui riattivazione non è al momento tra le priorità di RFI. E anche in questo caso passerebbero comunque degli anni, che invece possiamo utilizzare per trasformare questa infrastruttura in un investimento produttivo per il territorio.

Le Langhe, e sullo sfondo le Alpi. Mica male, vero?

Le Langhe, e sullo sfondo le Alpi. Mica male, vero?

Quali vantaggi vi aspettate questa iniziativa porti alla comunità locale?
Da una parte quello di riqualificare aree che altrimenti rischiano di essere abbandonate all’usura e al degrado del tempo. Dall’altra il vantaggio di incrementare una forma di mobilità ecologica, che rappresenta una risorsa sia per coloro che vivono stabilmente su questo territorio, che per quanti scelgono di venire a visitarlo da ogni parte del mondo. Le colline hanno una presenza di turismo straniero molto elevata e all’estero il cicloturismo è estremamente diffuso, quindi sarà un modo per arricchire e migliorare la qualità della nostra offerta turistica.

Pensate che puntare sul turismo e sulla mobilità ecosostenibile possa essere un ulteriore punto a favore della candidatura di Langhe, Roero e Monferrato a Patrimonio Unesco?
La tutela del territorio e del paesaggio è un elemento fondamentale della candidatura Unesco, ma anche del piano di gestione futuro dopo aver ottenuto il titolo, atteso (siamo molto fiduciosi) nella primavera del 2014 in Qatar. Questo tipo di ciclabile non cementifica, quindi non impatta sull’ambiente e promuove una forma di mobilità verde, a stretto contatto con la natura e il territorio…Completamente in linea con la filosofia Unesco.

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