Che fare di una vecchia stazione?

Abbiamo parlato tante volte delle linee ferroviarie chiuse, dismesse, abbandonate.
Certe volte vengono recuperate per tragitti turistici, altre volte trasformate in piste ciclabili. Ma delle stazioni che sono lungo il percorso? Che destino affrontano?
Nella Sardegna dove hanno smantellato quasi ogni strada ferrata un amico mi raccontava che almeno una stazione era diventata agriturismo, ed i cavalli del maneggio portavano i turisti lungo i binari, al fresco dei pini piantati ai bordi delle rotaie. I piemontesi nell’Ottocento infatti avevano messo a dimora lungo tutte le ferrovie solo pini perchè gli aghi, cadendo, creano un morbido ed umido materasso e in caso di brusche frenate non ci sarebbero state scintille e quindi incendi. Una bomba, posta da ignoti, ha interrotto questo bell’esempio di imprenditoria.
La maggior parte delle stazioni invece fino al 2007 era destinata a morire lentamente, trasformandosi in un rudere.
Proprio qualche giorno fa una compagna di viaggio (mai definizione è più indovinata per una blogger pendolare) con uno splendido blog mi raccontava che nella sua zona della Toscana “le piccole stazioni sono in disuso e io mi faccio 12 km in macchina per arrivare alla prima disponibile”.
Invece questa settimana, all’interno dell’iniziativa #sibillinisegreti 83saretta parlava della sua visita alla Casa della Memoria in una ex stazione ferroviaria, facendo riferimento a quella di Servigliano.

La ex stazione di Servigliano, oggi Casa della Memoria

La ex stazione di Servigliano, oggi Casa della Memoria

Come è possibile trovare una cosa del genere in una ex stazione? La spiegazione è semplice.
Per le piccole stazioni a bassissima frequentazione, prive di possibilità di sviluppo commerciale, RFI si attiva per stipulare contratti di comodato d’uso gratuito con Enti Locali o associazioni no profit. Questi prevedono la cessione dei locali delle stazioni dismesse per destinarli ad attività sociali, culturali, di assistenza (tra cui, ad esempio, esposizioni artistiche, accoglienza turistica, ludoteca, riunioni di quartiere, protezione civile, vigili urbani, assistenza ai disagiati, pro-loco, etc.).
In cambio è richiesto che l’ente o l’associazione si faccia carico della piccola manutenzione, della guardiania e della pulizia del fabbricato.
I contratti di comodato gratuito stipulati da Rete Ferroviaria Italiana e vigenti nel 2007 sono circa 370 ma numerosi altri sono in corso di stipula. Tra le Regioni con il maggior numero di stazioni concesse in comodato d’uso ci sono Lombardia (97), Piemonte (67) e Veneto (61).
A marzo è stato siglato un accordo dalla Capogruppo Ferrovie dello Stato Italiane e da Rete Ferroviaria Italiana con CSV (Centri Servizio Volontariato), Legambiente e Associazione Turismo Responsabile che prevede la messa a disposizione in comodato d’uso i locali e gli spazi di circa 1700 stazioni «impresenziate», ovvero controllate e gestiste a distanza da sistemi tecnologici e informatici e nelle quali non è più necessaria la presenza di personale ferroviario. Questo protocollo (durata quattro anni, rinnovabili) prevede che i locali saranno destinati principalmente a progetti d’inclusione sociale per soggetti a rischi.

Quello che resta della stazione di Carrara San Martino

Quello che resta della stazione di Carrara San Martino: recuperla è possibile

Ai primi di settembre, ad esempio, in provincia di Belluno la stazione di Castellavazzo, le aree adiacenti, porzione del piazzale interno, e il fabbricato alloggi personale con le aree in adiacenza, passeranno in comodato d’uso gratuito al Comune, che li adibirà ad attività istituzionali, principalmente il turismo, e associative. A ottobre poi Rfi ha firmato un accordo con “Legacoop Sociali” per le stazioni ferroviarie delle due Riviere liguri.
Una possibilità che tutti i comuni dovrebbero e potrebbero sfruttare.

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