Caro Signor Ministro Bray…

Oggi è Natale, ed anche io scrivo la mia letterina.
Sì, lo so che le letterine a Babbo Natale si scrivono e si spediscono prima del 24 dicembre. Ma io non voglio regali (se però me ne voleste fare mica mi arrabbio. Va bene anche la diffusione di questo pezzo, per dire). E se è per questo non scrivo nemmeno a Babbo Natale.
Dal momento che sono italiano “per fortuna o purtroppo” (come cantava quello) scrivo ad un ministro del Governo in carica.
Scrivi al Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi “diranno subito i miei piccoli lettori” (oggi sono in vena di citazioni, passatemela), sapendo che mi occupo di treni, viaggi, mobilità e simili.
No, ragazzi, avete sbagliato.” (prometto, questa era l’ultima citazione)
Scrivo al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Massimo Bray.
Carissimo Signor Ministro, dai Suoi tweet ho notato che si sposta molto in treno. Non La voglio assillare con i soliti problemi sui ritardi, sulla sporcizia, sulle linee che vengono chiuse, e su tutto quanto c’è di brutto nel muoversi con questo mezzo. Le vorrei parlare delle stazioni.
Non c’è bisogno di spendere tante parole su quanto questa tipologia edilizia nel secolo XIX era simbolo di progresso e all’avanguardia, e di quanto sia stata importante per l’architettura del ferro e del vetro. Ha studiato a Firenze, ho letto: tutti e due abbiamo visto più e più volte illuminarsi quella cascata trasparente che dalla stazione di Santa Maria Novella si protende verso l’abside della chiesa.
Le stazioni hanno segnato la storia e lo spazio urbano nell’Italia dall’Ottocento tanto quanto i teatri, i viali alberati costruiti atterrando le mura medievali, i nuovi quartieri umbertini porticati (tante piccole Torino in ogni città della penisola), ed in quella del Novecento quanto gli stadi, le colonie marine sulle coste, le case INA.
Eppure fingiamo che non sia così. Oppure ce ne siamo dimenticati.
A Roma Termini la cosiddetta Ala Mazzoniana su via Giolitti ha volte in laterizio e spazi “basilicali”, degni della grande tradizione imperiale. Per la stazione di Milano Centrale si parla addirittura di “stile assiro-milanese”. Le stazioni di Trieste sono semplicemente asburgiche, quella di Alassio ha ancora i graffiti liberty di inizio secolo, e quella di Taormina-Giardini, che sembra un castelletto, il soffitto cassettonato affrescato.
Percorrendo questi spazi di sosta ritroviamo tutti i mutamenti del gusto nella storia patria. L’archiettura del ferro: Torino Porta Nuova. Lo storicismo: Livorno Centrale. L’eclettismo? Genova Brignole. Il razionalismo? Firenze Santa Maria Novella. Lo “stile fascista”? Agrigento Centrale. Gli Anni Cinquanta? Venezia Santa Lucia.
La prima stazione costruita in Italia è un rudere abbandonato, lo sapeva?
In tutte le altre non c’è un cartello, un pannello, una spiegazione che illustrino ai visitatori che stanno aspettando una coincidenza o una persona che quegli spazi, grandi o piccoli, fanno parte sia della storia della città che della storia dell’architettura e dell’arte.
A Firenze chi sa che la Palazzina Reale è un gioiello del razionalismo ed è proprio lì, attaccata al binario 16? Quanti viaggiatori a Milano Centrale vedono tutti quei mascheroni e quei mosaici, ma non ne conoscono il significato?
Signor Ministro, non Le chiedo un lavoro retribuito (che pure mi farebbe piacere); solo un po’ di pannelli plastificati in 4 lingue con delle didascalie e delle immagini. A Bozen li hanno già.

Stazione di Bozen (non è un caso se uso il toponimo tedesco...)

Pannello all’interno della stazione di Bozen (grazie a missarchipaola per la foto)

4 pensieri su “Caro Signor Ministro Bray…

  1. Sarebbe fantastico..se anche solo una persona dovesse leggere il fantomatico cartellone avremmo una persona in più che conosce la nostra storia..

    • bella idea assolutamente! Se vedi qui nel blog mi sono già interessato al tema della riconversione in ciclabile di vecchie ferrovie, penso che la strada proposta dall’Assessore al Turismo del Piemonte possa essere quella più fattibile

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