Bristol Temple Meads: dove c’era l’erba oggi c’è una stazione

Certe stazioni che oggi ci appaiono come snodi vitali di traffico, di passeggeri, di merci (mai abbastanza! Sono un feroce assertore dell’aumentare il trasporto delle merci via ferrovia, diminuendo tir e camion nelle autostrade) hanno dei nomi che, ad indagare, sono gentili e pieni di fascino. In Italia spesso e volentieri ci sono nomi di santi, che normalmente fanno riferimento a chiese nelle vicinanze: così è anche all’estero.
Il nome deriva dalla vicina Chiesa del Tempio, in gran parte distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, che si chiamava così perchè era di pertinenza dei Cavalieri Templari. La parola mæds è il termine medievale per meadow, cioè “prato”, inteso come terreno agricolo produce erba da falciare: in questo caso fa riferimento a proprietà fondiarie presso il fiume Avon che erano proprietà della parrocchia del Tempio. Ancora nel 1820 il sito era tenuto a pascolo al di fuori dei confini della città vecchia.

Il Tempio ed il prato

Il Tempio ed il prato

Come tutti i grandi snodi di traffico ferroviario, anche la stazione che vediamo oggi è solo l’ultima di una serie di costruzioni, ampliamenti, demolizioni e rifacimenti. La prima volta fu costruita tra il 1839 ed il 1841 da Isambard Kingdom Brunel, ingegnere delle ferrovie, per la Great Western Railway, linea che collegava Bristol con la stazione di Paddington a Londra toccando il sudovest e l’ovest dell’Inghilterra e gran parte del Galles. In linea con i gusti dell’epoca, Brunel sceglie uno stile storicista ed utilizza gli stilemi dell’architettura Tudor (XV-XVI secolo): merli, bowindos, torrette, archi ribassati e finestre incorniciate, non manca nulla in quella che ai nostri occhi sembra un incrocio tra un palazzotto di campagna ed il castello di Windsor. La vecchia stazione esiste ancora, trasformata dopo un costoso restauro nel British Empire and Commonwealth Museum (che poi è stato chiuso qualche anno dopo, il direttore indagato per peculato, i pezzi donati… una storia da fare rivalutare certi disastri nostrani).

La facciata originale, progettata da Isambard Kingdom Brunel

La facciata originale, progettata da Isambard Kingdom Brunel

Ben presto altre compagnie (fino al 1947 le ferrovie inglesi erano tutte private) scelsero questa stazione come punto d’origine e si richiese un ampliamento, che iniziò nel 1871. Nonostante fossero già gli anni dell’architettura del ferro (Nyugati pályaudvar è terminata già da un anno) la soluzione adottata fu ancora una volta storicista, e questo potrebbe apparire un controsenso in una città industriale e dinamica come era la Bristol del periodo. Il risultato finale è una ampia e pesante facciata Tudor, che non riesce a dare un senso di leggerezza e verticalità, nonostante quello stile sia di fatto una corrente tarda dello slanciato gotico. Le torrette agli spigoli della costruzione sono sottili, ma vengono come schiacciate dalla massa tozza e visivamente ingombrante del torrione centrale, ulteriormente appesantito dal grosso orologio quadrato.

La facciata Tudor

La facciata Tudor

Ma più il porto di Bristol aumentava il proprio volume di affari, in una spietata concorrenza con quello di Liverpool, più anche la stazione di Temple Meads aveva bisogno di nuovi spazi. Nel 1924 il deposito merci è stato ricostruito con 15 piattaforme, ciascuna di 175 m di lunghezza, realizzando un ampio magazzino dove stoccare le merci, nonostante già uno simile in quegli stessi anni era stato eretto a Canon Marsh, nella periferia cittadina. Di pari passo con gli ampliamenti procedono gli aggiornamenti nello stile: se a metà Ottocento era in voga il gusto storicistico tra il 1930 e il 1935 sotto la direzione dell’architetto P.E. Culverhouse tutta la stazione vira verso l’Art Deco.
Oggi più di 7,8 milioni di persone entrano ed escono dalla stazione, con un incremento di oltre due milioni in cinque anni, e quasi un milione di viaggiatori invece la usano per cambiare treno. Le piattaforme sono numerati da 1 a 15, ma i treni passeggeri sono limitati a soli otto tracce, perchè ancora mantiene viva la sua duplice funzione, al servizio dei viaggiatori e delle merci.

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