A bassa velocità a Pontremoli, città di buon cibo

Arrivare a Pontremoli è facile: ci si fermano tutti i treni che svalicano gli Appennini lasciandosi alle spalle Parma per dirigersi verso i limoni e le bouganvville dello spezzino e della Versilia.
La stazione è poco fuori il nucleo storico di questa città, forse la più importante di quella terra dai confini incerti che è la Lunigiana.
Ricca di storia e di palazzi signorili, con un passato diverso da quello malaspiniano di Massa e Carrara e da quello genovese di Sarzana, per limitarci alle più importanti cittadine vicine, Pontremoli è in grado di stupire gli occhi di coloro che la ammirano, ma anche lo stomaco di chi si ferma a mangiare.
Proprio per questo ho deciso di raccontarne la bellezza, anzi, il gusto per #italiantreasures
PontremoliUscendo dalla stazione c’è da girare a sinistra, e seguire la strada della Cisa: oggi asfaltata, fa all’incirca ancora lo stesso percorso lungo cui si mossero Carlo Magno, Federico Barbarossa, Carlo V e Napoleone: tutti gli invasori degli ultimi quindici secoli. Si costeggia il Magra e si arriva al Ponte dei Quattro Santi: prima di valicarlo camminate ancora un po’ e se la passeggiata vi metterà sete sarete fortunati: avrete una scusa in più per conoscere la Birra del Moro.
Questo birrificio, che ha appena due anni di vita, produce quattro tipi di birre, ognuna con proprie caratteristiche particolari: la Luna di miele, che ho provato, è prodotta con grano biologico della Lunigiana ed aromatizzata con coriandolo e buccia di arancia, con una aggiunta di miele di acacia anch’esso lunigianese. A me piacciono quelle più leggere ma Emanuele, proprietario e mastro birraio, saprà senz’altro consigliarvi quella migliore per il vostro gusto.
PontremoliOra possiamo superare il ponte dei Quattro Santi ed entrare nella Pontremoli storica, che si stende sulla lingua di terra stretta tra il Magra ed il torrente Verde, come la lama di una spada. Passeggiando gettate lo sguardo a destra e sinistra e non abbiate paura ad affacciarvi curiosi dentro i grandi portoni dei palazzi: custodiscono cortili signorili, loggiati e spesso si affacciano sul fiume.
Ci sono due piazze nel centro, divise per così dire da una grande torre: è il Campanone, alta 36 metri, già parte centrale dell’imponente fortezza di Cacciaguerra, fatta costruire da Castruccio Castracani per separare i litigiosi pontremolesi, allora divisi tra guelfi e ghibellini. In piazza della Repubblica, sotto gli archi, c’è la pasticceria degli Svizzeri, qui dal 1842. Il suo nome sarebbe un altro, ma tutti la conoscono con questo: entrate, gustatevi con gli occhi l’arredo liberty originale e dopo ordinate un Amor. Un semplice biscotto formato da due cialde con in mezzo la crema, verrebbe da dire: assaggiateli (perchè chi mangia il primo difficilmente si ferma…) e capirete subito sia perchè la crema fa la differenza sia perchè da generazioni la ricetta per farla è tenuta segretissima.
Superate il Campanone e siete in piazza del Duomo: sulla vostra sinistra c’è il bar Luciano che vi aspetta con il suo Bianco Oro, aperitivo dalla ricetta segreta. Quel che si sa è che è buonissimo e che anche in questo caso dopo il primo si è tentati di prenderne un secondo, e poi un terzo e così via, fino a quando non si finisce per vedere il Campanone orizzontale, credo. Ha una storia ugualmente singolare: l’oro del nome fa riferimento alla medaglia d’oro vinta dal padre dell’attuale gestore nei primi Anni Settanta, e questo aperitivo è nato per celebrare l’evento.
Oltre questa piazza le strade iniziano ad essere in salita, puntando o al ponte della Cresa, ponte medievale dalle eleganti arcate in pietra, oppure verso il Castello del Piagnaro, fortezza medievale che protegge da secoli la città, e Porta Parma, l’antico accesso settentrionale a Pontremoli.
PontremoliAppena superato il Duomo, sulla destra, chiedete di Bussè: se è ancora stagione potreste assaggiare la sua zuppa, che affonda nei secoli. Ai viandanti, ai pastori, agli abitanti dei borghi limitrofi che calavano in città, mettendosi in viaggio nelle ultime ore della notte, serviva qualcosa di calorico e caldo che li ritemprasse dalle ore di marcia per i freddi boschi. Bussè fa ancora la zuppa con la ricetta antica: assaggiate la scodella fumante colma di brodo di carne, sugo di carne di vitello, pane e pecorino, accompagnato da un bicchiere di vino. Vi assicuro che se avete freddo al secondo cucchiaio vi sarà passato completamente.
Infine, lungo la stessa strada, sempre sulla destra, c’è la Trattoria da Norina: qui ho mangiato una calda ed appena fatta torta d’erbi, piatto povero e tipico di queste terre montuose. Erbe spontanee e verdure di stagione, riso e formaggio, che la tradizione vuole cotta nel testo, uno strumento a metà strada tra la pentola ed il forno da campo in grado di cuocere ogni cibo rendendolo morbido, saporito e fragrante.
Questo tour culinario l’ho personalmente provato a fine gennaio, durante il primo Tour Day, inizativa nata quasi per gioco tra una chiacchiera e l’altra tra amici e portata avanti dall’Associazione Farfalle in Cammino, che tanto si muove e tanto fa per incrementare il turismo in Lunigiana.
Il prossimo appuntamento con #ItalianTreasures è con Lucca: Daniela di racconterà di questa bellissima città, racchiusa tra imponenti mura, e del piacere della semplicità tra sport e natura nei borghi medievali toscani.

3 pensieri su “A bassa velocità a Pontremoli, città di buon cibo

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