Due anni a bassa velocità

E siamo a due.
E come l’anno scorso questo post non lo volevo scrivere, ma il galateo del blogger pare richieda un po’ di autoanalisi. O di autoreferenzialità, come ancora sospetto.
Che poi a me dire “sono due anni che ho un blog” non mi fa un grande effetto. Preferisco pensare che questo è il dodicesimo anno da quando scrivo sulla Rete. Correva l’anno 2003 e in tutto questo tempo ho cambiato nickname, campi, interessi, sempre cercando di tenere me stesso quanto più possibile in ombra, a vantaggio di cosa scrivevo e dicevo. Il che dimostra che non ho mai capito le basi del personal branding (termine che nemmeno esisteva nel 2003) e di tutta quella roba lì.
Penso a chi mi spinse ad iniziare a scrivere, e come sempre quando penso a lei, mi manca: sarebbe stata una influencer perfetta, un drago della Rete, una maga dei social e tutto quello che avrebbe voluto, perchè già allora questo era il suo campo. Mi manca, anche perchè mi spiace non poterle raccontare di questo assurdo fandom che è la bloggeria italica.
Due anni, dicevamo, di Bassa Velocità; immagino che la riflessione e l’analisi dei dodici mesi passati siano qualcosa di necessario, a questo punto.
Dietro un blog ci sono un sacco di parole che non dicono nulla a chi legge, ed invece sembrano l’unica cosa che conta per chi li scrive: analytics, follower, SEO, ebuzzing, engagement…
Vanno bene, grazie: aumentano piano ma costantemente. Ma naturalmente non servono per quantificare la qualità, lo stile o altre cose che ho sempre pensato essere più serie, ma che forse alla fine non contano poi tanto. In fondo non sta forse scritto nell’Ecclesiaste Non c’è nulla di nuovo sotto il sole? Negli Anni Trenta Moravia vendeva poco e Guido da Verona faceva il botto, per cui il problema non è di oggi. E se non sapete chi sia il secondo, potete stare tranquilli perchè non vi perdete nulla: era uno scrittore sentimental-sensazionalistico, un «D’Annunzio delle dattilografe e delle manicure» come fu definito.
BassaVelocitàMa parlare di blog è anche, temo, parlare di blogger: non serve scomodare Marshall McLuhan e le sue riflessioni su media caldi e media freddi.
Se dovessi riflettere su Bassa Velocità, al di là dei dati favorevoli, non avrei le stesse parole calde ed ottimistiche dell’anno scorso. Volevo pubblicare tre volte a settimana, e così ho fatto per tutto l’anno, ma mi sembra di non avere realizzato molte altre cose che avevo in mente; per stanchezza, per mala organizzazione, per debolezza, per pigrizia, per insicurezza.
Non escludo che la mia insoddisfazione per il blog sia legata ad altro. Questo è stato un anno colmo di dolore. Ho perso il luogo che sentivo come “casa” e chi mi faceva “sentire a casa”: ora mi pare di essere ancora più apolide, senza una stazione amata dove ritornare. Il gusto per i viaggi, che io non ho mai avuto sviluppatissimo, passa se non si ha a chi raccontarli e un luogo dove è bello ritornare.
Spesso negli ultimi tempi mi sono chiesto se a questo secondo anno ne seguirà un terzo. Credo che siano domande che alla fine tutti coloro che usano questo mezzo comunicativo si fanno, e non solo per l’ansia da prestazione che Claudia ha sintetizzato bene. Forse ha ragione Simona quando si pone domande nel post più sincero che ho letto sull’argomento. Io, che resto un controriformista nel profondo dell’animo, ho in mente l’affannarsi per nulla cantato dal Belli ne La morte con la coda: “Se curre a le commedie, a li festini, / se va ppe l’ostarie, se fa l’amore, / se trafica, s’impozzeno quadrini, / se fa d’ogn’erba un fascio … eppoi se more!
Che poi in quest’anno ho conosciuto belle persone, ne ho riviste altre che già apprezzavo e con qualcuna in particolare ho trovato una sintonia profonda. Ho iniziato a collaborare con due siti grandi ed importanti come Trippando e BlueWago e mi sono divertito tantissimo in quei due o tre blogtour che ho fatto. Ma difficile dare la giusta importanza alle cose belle quando ci si sente una cappa di piombo sull’animo.
Gira spesso sul web la citazione “sono cambiamenti solo se spaventano” che a me sembra faccia il paio con San Paolo che ci assicura che davanti alla tribolazione Dio “vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla“. Sarà pure così, ma quest’anno il giudizio sul blog -forse soprattutto per accadimenti esterni- non è positivo nè ottimistico.
Vedremo, se ci sarà, quello del prossimo anno.
Ecco, quasi rischiavo di scordarmi una cosa, ma forse dalla foto l’avete già capito.
Anche nei dodici mesi passati sono riuscito a non farmi fotografare :) !

11 pensieri su “Due anni a bassa velocità

  1. Caro Enrico, il tuo post è scritto “cor core”. A meno che il blog non sia solo un “prodotto editoriale” creato per fare denaro, il blog è specchio della nostra vita, che riflette il nostro modo di essere, i nostri stati d’animo. Anche la malinconia.

  2. I bilanci sono strani, sembra di dover dare per forza un valore (positivo o negativo) a tutto quello che è successo nell’ultimo anno. Cambiamento significa aria diversa, quindi prendiamo ogni svolta con coraggio ma anche con tanta curiosità! ;)
    Buon bloggeanno Bassa, per un altro anno all’insegna dei cambiamenti che desideri. Speriamo di vederci presto!
    Un caro saluto :)

  3. Per me, come te poco affine al personal branding, il blogging ha regalato una grande cosa: poche ma sincere amicizie e credo che questo sia già un ottimo motivo per festeggiare. Auguri, Bassa, altri 100 di questi giorni (ma più felici).

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