Andare in treno nelle Marche: da Civitanova a Fabriano

Le Marche sono una bellissima regione ingiustamente poco conosciuta. Eppure hanno un bellissimo mare, colline ubertose, sono ricche di monumenti e i loro monti, tra Appennini e Sibillini, meritano visite e lunghe camminate, a piedi o in bicicletta (per chi è allenato).
La linea Civitanova Marche – Fabriano permette di godere di tutta questa bellezza, attraversando la regione perpendicolarmente rispetto la costa.
La stazione di Civitanova è a pochi passi dal centro e dalla spiaggia, larga, profonda ed attrezzatissima: in questa città che alla vocazione balneare unisce quella più culturale una buona idea è muoversi in bicicletta. Le piste ciclabili ci sono e tutta la costa, lunga e pianeggiante, merita di essere percorsa.

Civitanova Marche all'alba (foto di Adriano Gasparri)

Civitanova Marche all’alba (foto di Adriano Gasparri)

La ferrovia lascia il mare alle spalle per entrare nel cuore della regione: la fermata successiva è quella di Montecosaro, ma la realtà è un po’ diversa. La vera Montecosaro è un aggraziato borgo medievale che sorge su un colle e domina la pianura circostante, ma dista tre chilometri circa. Dove il treno sosta è la sua frazione nata nell’ultimo secolo, che prende il nome di Borgo Stazione: appena fuori da questo si trova la chiesa dell’Annunziata, detta anche Santa Maria a piè di Chienti, ieratica basilica romanica perfettamente conservata.

L'abside di Santa Maria a piè di Chienti (foto di Erinaceus)

L’abside di Santa Maria a piè di Chienti (foto di Erinaceus)

Quando le curve iniziano a farsi sentire è segno che la ferrovia sta lasciando la pianura per inerpicarsi sul colle di Macerata, classico caso di città ricca di fascino e bellezze pressochè ignorata al di fuori dei suoi confini. Sapete cos’è uno sferisferio? Lo trovate a Macerata e la sua stagione lirica, per chi ama quel genere, è tra le più entusiasmanti in Italia. Le strade strette seguono il profilo della collina, concentriche, fino alla cima, piazza della Libertà, dominata dalla barocca chiesa di San Paolo, da anni luogo di mostre e vernissage.
La stazione di Urbisaglia – Sforzacosta inganna: il treno ferma a Sforzacosta, borgo di recente costruzione. Urbisaglia, antica città picena cantata da Dante, distrutta dai Goti, ricostruita nel Medioevo e che oggi vanta il più grande parco archeologico della regione ed una maestosa rocca, è lontana sette o otto chilometri.

Macerata

Macerata

Dopo Pollenza, città natale del temibile capitano di ventura Mostarda da Forlì (non lo conosce quasi nessuno, ma il nome ogni volta mi fa ridere, tenuto conto che era un valoroso condottiero), c’è Tolentino e, dopo una lunga galleria, la piccola e affascinante San Severino Marche, composta come da tre città distinte. La più recente, sorta nel XX secolo, circonda il nucleo antico, gotico, che sta tutto intorno alla lunga piazza porticata, lunga oltre duecento metri. Sopra c’è la parte ancora più antica, con il vecchio duomo, i resti del castello e del primo insediamento medievale.
La ferrovia riprende a salire, per poi sbucare nella valle dove c’è la stazione di Castelraimondo – Camerino, ma anche qui si ripete l’inganno di quella di Urbisaglia. Il treno ferma a Castelraimondo, mentre la bellissima Camerino, gioiello rinascimentale, è lontana quasi dodici chilometri. Fino al 1956 esisteva addirittura una linea ferroviaria propria che congiungeva la due cittadine.

Fabriano e la valle del Giano

Fabriano e la valle del Giano

Da qui la linea, che finora proseguiva più o meno perpendicolarmente alla costa, gira e segue nella sua lunghezza la valle del fiume Eusino, unica valle di tutte le Marche parallela al mare. Dopo le stazione di Matelica e Cerreto d’Esi, graziose cittadine di impronta medievale, si incontra quella di Albacina ed infine il capolinea, Fabriano.
Punto di scambio per la linea che da Ancona porta ad Orte (e quindi a Roma o a Firenze), è conosciuta credo da tutti gli studenti d’Italia: i fogli Fabriano su cui abbiamo disegnato alle elemantari, medie e superiori (alcuni) provengono da qui. Nell’ex convento di San Domenico c’è il museo della Carta, ma questa città, colpita dal terremoto del 1997 e prontamente restaurata, ospita anche un altro museo, che credo non abbia eguali in Italia: il Museo dei Mestieri in Bicicletta.
L’avevo detto che le Marche vanno scoperte, no?

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>