Andare in treno in Veneto: la Vicenza-Schio

Certe volte una ferrovia porta dal piano ai monti, altre volte cammina lungo la costa guardando il mare blu, oppure passa dalle colline alla pianura. Qualche volta invece, senza troppo inerpicarsi, permette di entrare dentro un mondo fatto di magnificenti architetture, di ricordi di secoli ricchi ma senza stravaganze. Un treno può farci entrare nel mondo dorato, intellettuale e raffinato che furono i “Domini di Terraferma” ai tempi della Serenissima e del Rinascimento Veneto. Meno noto di quello fiorentino, ma non meno affascinante!

L'inconfondibile profilo di Villa La Rotonda, uno dei simboli del Rinascimento Veneto

L’inconfondibile profilo di Villa La Rotonda, uno dei simboli del Rinascimento Veneto

Sulla linea che da Venezia porta a Verona e da lì a Milano, l’antica ferrovia asburgica Ferdinandea (nome in onore dell’imperatore Ferdinando I) c’è Vicenza, che “costituisce una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, che integrati in un tessuto storico, ne determinano il carattere d’insieme. Grazie alla sua tipica struttura architettonica, la città ha esercitato una forte influenza sulla storia dell’architettura, dettando le regole dell’urbanesimo nella maggior parte dei paesi europei e del mondo intero.”
Questa è la motivazione con cui è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità. Ma Vicenza non è solo la Basilica Palladiana, il Teatro Olimpico, Palazzo Chiericati con la sua meravigliosa pinacoteca ed il parco, Villa La Rotonda e la Loggia del Capitanio. A fianco delle opere di Palladio ci sono le mura trecentesche, la monumentale e signorile piazza dei Signori, il grande polmone verde costituito dal Campo Marzo, la mole spoglia e severa della Basilica dei Santi Felice e Fortunato. Non si è un Patrimonio dell’Umanità senza ragione!

Il Parco Querini a Vicenza

Il Parco Querini a Vicenza

La ferrovia costeggia la città per dirigersi a nord, tra campi arati ed alberi: nelle giornate terse si intravedono le Prealpi biancheggiare di neve. Superate Anconetta e Cavazzale si arriva a Dueville, grazioso borgo costellato di ville, ovviamente di stile palladiano. Lo stesso palazzo del Comune ha sede nella severa Villa Monza, anticipata da un bel parco.
La stazione successiva, Villaverla Montecchio, si trova in campagna, equidistante dai due piccoli centri. Con un po’ di calma si arriva a piedi a Villaverla dove, oltre ad alcune ville importanti e Palazzo Verlato Putin, opera di Vincenzo Scamozzi, erede di Palladio, si può entrare in contatto con la natura nella oasi naturalistica di Villaverla, composta da una fitta rete di fossi e aree umide dove trovano dimora anfibi e uccelli lacustri e non.

Non solo ville, anche natura protetta

Non solo ville, anche natura protetta

Tagliando campi, ruscelli e capannoni industriali il treno ferma a Thiene, cittadina di grande atmosfera: nelle sue piazze il tempo sembra essersi fermato, passeggiare tra Corso Garibaldi e Piazza Chilesotti è staccare totalmente dalla confusione e dal traffico quotidiano per toccare con mano un modo di vivere più rilassato e civile. E qui non ci sono solo ville ma anche un castello che non è tale: il Castello di Thiene, anche se prende questo nome per le due torri laterali e la cinta di mura merlata, è una sorta di residenza di campagna, l’unico esempio ancora esistente del passaggio tra il castello medievale e la villa palladiana. D’aspetto gotico, cela al suo interno sale affrescate nel Rinascimento ed una splendida scuderia settecentesca con colonne, statue e ferri battuti.

Il castello di Thiene

Il castello di Thiene

Superata la stazione di Marano il treno arriva al capolinea, a Schio, proprio ai piedi delle valli del Pasubio. Da qui nelle domeniche d’estate parte un treno che passando per Padova arriva a Chioggia: è il “Treno del Mare” con partenza al mattino e rientro alla sera, in modo che chi vuole andare alle spiagge di Sottomarina non deve prendere la macchina. Schio ha una bellezza particolare e forse diversa dalle città che questa linea ferroviaria attraversa. Merito della sua vocazione, industriale fin dal Settecento: qui si producevano pezze di lane con i primi macchinari “moderni” importati dall’Inghilterra. Oggi agli edifici medievali e rinascimentali si affianca un patrimonio consistente di archelogia industriale, ricordo di quando anche le fabbriche e le case per operai venivano costruite con senso dell’estetica e decorazioni, seppur essenziali: Fabbrica Alta, il Lanificio Rossi con il Giardino Jacquard, il Nuovo quartiere operaio ed il Lanificio Conte fanno oggi tutti parte del museo diffuso denominato “Laboratorio della civiltà industriale”.

Ingresso della Fabbrica Alta del Lanificio Rossi

Ingresso della Fabbrica Alta del Lanificio Rossi

Ma Schio offre anche un’altra particolarità: nella Casa di Riposo è allestito un plastico ferroviario di circa 100 m² (uno dei più grandi d’Italia) curato in ogni dettaglio, con 400 metri di binari, scambi, passaggi a livello, gallerie, e quattro stazioni ferroviarie. E oltre a questo c’è anche il Museo del treno in Miniatura, esposizione permanente di oltre mille modelli che ripercorrono la storia del modellismo ferroviario dal 1950 al 2000.

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