Andare in treno in Sicilia… o no?

Mi piace dedicare il venerdì alle tratte ferroviarie che, come metropolitane, collegano l’Italia e permettono di scoprirla al meglio.
Ma oggi faccio un’eccezione. O forse no?
Questo due giorni fa scriveva il sicilianissimo Pierangelo Buttafuocco da Catania nel suo Riempitivo su Il Foglio
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La stazione ferroviaria più chic è quella di Palermo. Si entra e ci si dirige verso l’atrio. Si consultano i tabelloni con gli orari e le destinazioni, si va verso i binari, certo, com’è normale che sia, ma poi nessuno staziona alla stazione di Palermo per prendere il treno. A fianco della strada ferrata, dentro il recinto delle Ferrovie dello stato, c’è il piazzale interno con gli autobus. Non ha senso, infatti, prendere un treno per Siracusa. Impiegherebbe almeno otto ore. E qualcosa come cinque e mezzo – di ore – ce ne vogliono per arrivare a Catania. Così anche per Messina. Un percorso ferroviario, in Sicilia – da Trapani a Taormina, faccio a esempio – dura quanto la Transiberiana ed è per questo che i pendolari preferiscono l’autobus in quel parcheggio a pettine dove strillano festose le destinazioni: Enna, Ragusa, Ravanusa, Caltanissetta… E’ una struggente malia quella della modernità in Sicilia. Più che un pubblico servizio, è quasi un’istallazione d’arte contemporanea.

Buon viaggio, insomma…

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