Andare in treno in Emilia-Romagna: la Ferrara-Rimini

Esiste una linea ferroviaria che abbraccia una pianura grassa ed assolata, il Rinascimento e l’epoca bizantina, una costa lunghissima ed un parco naturale di incredibile bellezza. Sto parlando della Ferrara-Rimini, poco più di 120 chilometri di ferrovia che tagliano la Romagna in diagonale.
Ferrara è la città magica cantata da Bassani, Boiardo, Tasso, Ariosto e Bacchelli, la città dove è nato un certo tipo di Rinascimento e dove l’Urbanistica entra nella storia con l’Addizione Erculea. Patrimonio mondiale dell’umanità, famosa perchè si dice tutti al suo interno si muovano in bicicletta, tra il rinascimentale castello Estense circondato dalle acque e la Cattedrale romanica si mostra nei colori caldi dei mattoni a vista nel suo centro storico pressochè inalterato. Scendere dalla sua stazione significa in due passi perdersi nelle sue strade strette circondate dalle mura cinquecentesche, tra ampie piazze e ariosi parchi. Perchè Ferrara è ricca di verde, dove potersi rilassare e godersi la pace di questo gioiello della Romagna.

Il castello Estense di Ferrara

Il castello Estense di Ferrara

La ferrovia va dritta come un colpo di fucile tra i campi e se nell’inverno il treno è un mostro che buca la nebbia, d’estate quando rallenta si sentono le cicale.
Superate Gaibanella e Montesanto il treno ferma alla stazione di Portomaggiore, dove fa capolinea il diretto da Bologna. Dell’antico porto fluviale non rimane nulla, mentre si è conservata, a qualche chilometro dal centro, la Delizia del Verginese, uno dei moltissimi casini di caccia e di svago (di delizia li chiamavano loro) con cui nel Rinascimento gli Este sovrani di Ferrara punteggiarono il loro stato.
Campi, rogge, fossi ed il treno ferma ad Argenta: il Museo della Bonifica, il Museo delle Valli di Argenta, l’area naturale delle Valli di Campotto e l’Oasi di Porto, aree protette di grande interesse naturalistico, ricordano la storia essenzialmente agricola di queste terre, cresciute e sviluppatesi all’ombra del “grande fiume”, come Guareschi chiamava il Po.

L'ambiente incontaminato delle Valli di Argenta

L’ambiente incontaminato delle Valli di Argenta

Superato il fiume Reno c’è la stazione di Lavezzola, capolinea della linea per Faenza: veramente sembra di viaggiare su una metropolitana di una grande città europea, con tutti questi incroci di linee.
Dopo il fiume Santerno si superano Voltana, Alfonsine, Glorie, Mezzano e ad un certo punto i campi verdi terminano improvvisamente perchè il treno arriva a Ravenna, capitale dell’Impero Romano d’Occidente, riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Non so di molte altre linee ferroviarie che colleghino direttamente due città riconosciute tali. Ai delicati monumenti paleocristiani decorati dai mosaici si contrappongono la severa mole del mausoleo di Teodorico e della Rocca Brancaleone e le silenziose aree verdi delle pinete e delle aree naturali.

L'interno della Basilica di San Vitale

L’interno della Basilica di San Vitale

La stazione di Classe, piccola, è a pochi passi dalla Basilica di Sant’Apollinare: circondata dal verde dei campi, è un’isola di bellezza e raccoglimento. La ferrovia prosegue e costeggia la grande e silenziosa pineta. La stazione successiva, quella di Lido di Classe-Lido di Savio, inganna: non si trova in nessuna delle due località costiere, distanti alcuni chilometri, bensì a Savio, località nell’entroterra. Con una bicicletta però le si raggiunge abbastanza velocemente.
Abbandonando i mosaici inizia un mondo tutto diverso, quello della Riviera Romagnola intesa come mare, vacanze, sole, ed una smisurata costa: Cervia-Milano Marittima, Cesenatico, Gatteo a Mare, Bellaria, Igea Marina, cittadine che d’estate diventano il paradiso dell’ospitalità grazie ai prezzi onesti, ai servizi abbondanti e ai collegamenti a tutte le ore. La ferrovia ha lasciato i campo e costeggia per venti chilometri un tessuto continuo di case e palazzi di quella che sembrano quasi un’unica città, ricchissima di ogni tipo di struttura ricettiva.

L'Arco di Augusto, l'ingresso di Rimini

L’Arco di Augusto, l’ingresso di Rimini

Il treno arriva alle ultime stazioni, quelle di Rimini: Torre Pedrera, Viserba e Centrale. Rimini è una parola che evoca una moltitudine di mondi diversi. Il “divertimentificio” evocato da Tondelli oltre trent’anni fa (qualcuno legge ancora Pier Vittorio Tondelli?), meta obbligatoria per tutti i ragazzi che se ne torneranno poi a casa con storie più o meno vere di straniere, discoteche, cubiste e divertimento, convive con le decine di migliaia di giovani e non che si riuniscono qui ad agosto al “Meeting per l’amicizia fra i popoli” organizzato dal movimento cattolico di Comunione e Liberazione. Ma Rimini è anche la discreta e silenziosa città che mostra un filo conduttore continuo che parte dal Ponte di Tiberio e dall’Arco di Augusto fino al Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti, ricordo di quando questa città era una capitale all’avanguardia nel Primo Rinascimento.
Monumenti, spiagge, castelli, pinete, buona cucina ed aree naturali, tutto a portata di treno: cosa si può volere di più?

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