Esiste un allarme terrorismo sui treni?

Tra le molte riflessioni, principalmente a carattere sociale e politico, che gli ultimi eventi mi hanno indotto c’è stata anche quella inerente un possibile allarme terrorismo sui treni.
Ammetto che avevo delle remore a scriverne, poi mi sono reso conto che neppure io so se esistono regole, pratiche o normative.
Tutti in stazione abbiamo sentito l’altoparlante annunciare che valigie e borse abbandonate saranno controllate dalla polizia ferroviaria: io sono abbastanza vecchio per ricordarmi quando tali annunci non esistevano. Sono un effetto dell’11 settembre. Abbiamo il terrorismo in casa da almeno tre lustri, anche se qualcuno se n’è accorto solo oggi, e altri nemmeno lo ammettono.
Da allora le cose sono cambiate, nuovi e diversi attori sono comparsi sulla scena mondiale, con diverse tecniche e obiettivi. Resta immutata il sentimento di insicurezza che ci circonda.
In quindici anni ci sono stati solo due attacchi terroristici legati ai treni: le bombe a Madrid nel 2004 ad opera di Al Qaida, e lo sventato attentato su TGV ad agosto 2015 ad opera dell’ISIS. Questo è ciò che sappiamo: non posso escludere ci siano stati altri avvenimenti, fortunatamente sventati dai servizi segreti e giustamente tenuti nascosti per non incrementare psicosi.

Ho cercato se il sito delle Ferrovie dello Stato dicesse qualcosa in particolare: nulla, a meno di miei errori, se non un documento online, credo del 2004 (Stazioni italiane, clienti e percezione della sicurezza). Interessante, ma datato.
Cercando ancora ho trovato una mescolanza di tre problemi ben diversi: la sicurezza “spicciola” (mi si passi il termine!) cioè quella legata a microcriminalità ed avvenimenti purtroppo comuni; sabotaggi di piccoli gruppi terroristici legati al mondo No Tav; possibili attentati terroristici.
I rimedi proposti sono in gran parte uguale e si basano, principalmente, su maggiori controlli nelle stazioni e l’uso di transenne e balaustre per fare accedere all’area binari solo coloro che sono in possesso di biglietto. A ciò si aggiunge l’idea, ancora non messa in pratica, di rendere i biglietti per i treni ad Alta Velocità nominali. Così su due piedi non la trovo molto risolutiva: non mi pare che i terroristi abbiano mai avuto problemi nel farsi passaporti falsi. Un metal detector, almeno per evitare armi a bordo sarebbe più utile, ma penso anche irrealizzabile, per il numero di code e file che creerebbe.
In generale gli analisti convergono sul fatto che i convogli maggiormente in pericolo siano quelli dell’Alta Velocità, ma non dicono i motivi: i treni dei pendolari, gli scassati regionali, saranno forse più frequentati, ma questi fermano in stazioni rilevanti.

strage_bologna

Sappiamo tutti cos’è, vero?

Di certezze, come vedete, ce ne sono poche, e penso siano riassumibili nel sano e banalissimo buonsenso: se vedete qualcosa che pensate sia sospetto rivolgetevi alla Polfer o al personale di macchina.
L’Italicus, il Rapido 904, Gioia Tauro, l’estate del ’69, la stazione di Bologna: sono cose che noi italiani abbiamo già vissuto sulla nostra pelle. E che abbiamo superato.
Saliamo sui treni forse col cuore non leggero: viviamo in tempi calamitosi, ma i fatti che ho appena citato dimostrano che è già stato così, come per ogni generazione. E sono passati.
Non praevalebunt, come mi ha scritto un caro amico per anni trasferitori in Francia. E che venerdì era a Parigi.

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