Alieni in Italia. In treno al Salone del Libro

Sta terminando il Maggio dei Libri, iniziativa di cui ho già parlato. Per celebrare la fine di questa iniziativa e porgere un figurato “Ci vediamo il prossimo anno” andiamo ad intervistare Fabrizia Pizzuti, autrice esordiente, che ha presentato la sua opera al Salone del Libro di Torino. E per arrivarci si è mossa con il treno. Sette ore di viaggio all’andata e sette al ritorno.

La presentazione di “Alieni in Italia” al Salone del Libro di Torino

La presentazione di “Alieni in Italia” al Salone del Libro di Torino

Perchè il treno e non la macchina?
Mentirei se non dicessi che avrei preferito andare su con l’auto. È infinitamente più comodo dal punto di vista degli orari, e io ho una paura terribile di perdere le coincidenze. Il che di per sé non sarebbe stato neanche un grosso problema, perché ormai ho imparato a scegliere un treno a seconda se ce n’è un altro dopo ad un orario dignitoso, ma è la paura del costo dei biglietti all’ultimo minuto che mi terrorizza. Ci sono categorie di biglietti per le Frecce che io deliberatamente neanche guardo perché altrimenti mi verrebbero le vertigini.
L’auto però sarebbe significata guidare per un lungo tragitto a buona velocità a cui si aggiungeva anche la spesa di benzina ed autostrada: siamo sicuri che sarebbe convenuto? Oltretutto c’è la questione del traffico: chi sarebbe sopravvissuto al traffico di Torino?

Al di là dell’avvenimento in sè, qual è la tua relazione con i treni e le ferrovie?
Direi timida attrazione. Ad un livello ideale il treno per me è fantastico: sto comoda, posso osservare la gente attorno a me e distrarmi, inquino meno che in auto, guardo di fuori e ammiro il panorama. La mia tratta abituale è sulla linea Civitanova-Albacina, che è una linea straordinaria, immersa nelle mie amate campagne di patchwork marchigiane, e in lontananza nelle giornate terse si vedono persino i monti. Ma tutto ciò è fantastico solo se non ho orari.
Se invece ho orari da rispettare l’esperienza del treno per me è un inferno, anche perchè in passato ho avuto brutte esperienze in merito. Nel 2010 persi un lussuoso IC Colonia-Bruxelles, per via di una serie di problemi alle linee tedesche; vai tu a pensare che la volta che vado in Germania là i treni arrivano in ritardo. Una volta a Bologna un intercity fece la bellezza di 90 minuti di ritardo per via di un incendio sulla linea. Poi ovviamente ci sono tutti i treni che ho perso per due minuti! Insomma queste cose tendono a darti un po’ d’ansia, no?

La campagna “patchwork” marchigiana presso Montecosaro

La campagna “patchwork” marchigiana presso Montecosaro

Com’è stato il viaggio, per te che non sei abituata a cambi, binari e tabelloni?
Non direi che non sono abituata, direi che piuttosto ero abituata troppo bene! Le mie prime esperienze di treno sono state in Belgio dove, vuoi che sia perché hanno un insieme di linee da gestire molto più piccolo del nostro, vuoi che sia perché si sanno organizzare bene, tu già dal sito sai persino da che binario partirà (cosa che non si può dire dal sito di Trenitalia: ma se li avete nelle tavole gialle perché non lo mettete?). Sai anche che il treno partirà sicuramente a tot ora (non un minuto di più) e arriverà a tot+n ora (non un minuto di più). Per una come me era il paradiso, perché grazie alla completezza e l’efficienza delle altre aziende di trasporti, si può pianificare tutto.
Viaggiare col treno in Italia, per via delle mie esperienze pregresse, mi riempiva d’ansia, perché per come sono fatta io dovevo contarci l’imprevisto e l’imprevisto sull’imprevisto. Avevo un Intercity fino a Bologna e poi, venticinque minuti dopo, un FrecciaRossa per Torino Porta Nuova. Venticinque minuti coprono tranquillamente un ritardo normale. Un’ora dopo ce ne sarebbe stato un altro, quindi anche per i ritardi grossi stavo relativamente tranquilla. Ed il mio biglietto, mi era stato detto, era rimborsabile.
L’Intercity arriva preciso, spacca il secondo. Sono felice. Faccio un giro per l’enorme stazione di Bologna. È proprio bella, e mi è vagamente familiare, ci sono già stata. All’avvicinarsi della coincidenza però arriva la brutta notizia (e la presa in giro da parte del destino): ritardo di 20 minuti, che in breve diventano 25, per un guasto temporaneo al sistema di circolazione. Comincio a sudare freddo. Ho qualche ora di tranquillità: ho calcolato un margine sulla tabella di marcia per uno scrupolo di catastrofismo e per assicurarmi un po’ di vagabondaggio per il Salone del Libro; la presentazione è alle 17, io dovrei arrivare intorno alle 14. Fortunatamente questa volta i minuti di ritardo che erano 25 restano esattamente tali.
Bisogna dire che la Freccia è una vera sciccheria. Sedili con un ampio tavolino ripiegabile, spina italiana per portatile/tablet/device a scelta, steward che passano con un carrellino per il pranzo che fa un sacco Hogwarts Express (o una qualsiasi compagnia aerea, se proprio voleste essere noiosi), vetro tra i gruppi di sedili. Per una che ormai dalle magnifiche carrozze dei treni targati Belgian Railways s’è abituata ai treni regionali italiani pare di tornare alle vecchie glorie. Non avendo abbastanza pazienza per il libro che mi sono comprata, però, ho passato gran parte del viaggio a guardare il monitor che ti dice più o meno dove sei, quanto manca, a che velocità stiamo andando, e persino le coincidenze possibili con la prossima stazione. Monitor che tra Porta Susa e Porta Nuova però non sa dirmi quanto ci manca, il che è terribile perché devo avvertire il nostro contatto!

Sei scesa in una delle ultime grandi stazioni inaugurate, un’opera importante nel panorama nazionale per molteplici aspetti: che te ne è parso?
Dovevo presentare un libro: ero decisamente troppo occupata per notarla!

Parlaci del tuo libro
Si chiama “Alieni in Italia” e sarà disponibile in formato ebook presso la Eterea Comics & Books (http://www.etereabooks.com), una giovane casa editrice digitale specializzata nelle varie declinazioni del fantasy e della fantascienza. Parla, indovinate un po’… di alieni in Italia! È ambientato ai giorni nostri, ipotizzo cosa succederebbe se nell’Italia attuale arrivasse una invasione aliena non apocalittica. Infatti i miei alieni sono mutaforma e rapiscono e sostituiscono gli umani al fine di sedurli. La storia è quella di una neolaureata che diventa per caso una debellatrice, cioè una “ammazza alieni” con l’aiuto di uno svedese paranoico. Questa è la trama estremamente sintetizzata, ed in mezzo ci sono un sacco di altre cose. Chi fosse interessato può dare un’occhiata al blog: http://alieninitalia.wordpress.com/

Alieni tra noi...

Alieni tra noi…

Il viaggio di ritorno invece come è andato?
Il ritorno è stato al cardiopalma! Il treno era già partito quando mi sono resa conto che avevo lasciato lo zaino col cambio sotto un tavolo al centro commerciale del Lingotto. Poi siamo rimasti fermi mezz’ora a Piacenza per non si sa quale motivo: se qualcuno ci avesse detto che c’era qualcosa che non andava avrei potuto magari anche scendere sulla banchina e prendermi qualcosa da mangiare.

Da scrittrice, seppure esordiente, saprai bene che, da Agatha Christie a Calvino, il treno e le stazioni hanno in passato offerto molteplici suggestioni. Questo, nella realtà contemporanea, vale anche per te?
Certo. Il treno è il mezzo che porta con sé tutta una sua mitologia e letteratura. Il lettore hardcore (quello che talvolta diventa anche autore) rimane affascinato. Guardi gli altri e li studi, raccogli inconsapevolmente dettagli, e giochi al detective, per capire quale sia la loro storyline, o di che arco narrativo fa parte quel tragitto. Oppure, quando ti sei stufato di quel gioco, porti avanti la tua personale storyline. Nella storyline della mia vita, per esempio, in quel Frecciarossa Bologna – Torino Porta Nuova, s’è quasi consumata una storia d’amore. Per lo meno nella mia testa.
Nel treno c’è stato uno scambio di sguardi con un ragazzo molto affascinante. Io lì per lì non capisco, esattamente, se il gioco di sguardi sia reale o me lo stia inventando perché quel ragazzo mi piace.
Poi la mia amica scendendo mi dice: «Ma quel tipo con gli occhi chiari ti stava guardando!»
Ed, eccolo, quel fantastico ragazzo apparire tra la folla di fronte a me, voltarsi a guardarmi come se mi rimpiangesse. Anche io lo fisso allo stesso modo; e la mia amica vorrebbe prendermi a calci.
«T’ha fatto di nuovo l’occhio lungo – dice la mia amica – Guarda, facciamo ancora in tempo a corrergli dietro.»
E io che mi scrivo la storia nella testa. Di dove sarà? È torinese? Ma io sono marchigiana, quando lo rivedo? Ma sta zitta, è fantastico. Perché perdere questa occasione?”
«Facciamo ancora in tempo a corrergli dietro, lo vedo ancora.» mi ripete la mia amica, che forse può sentire il rumore del romanzo che si scrive da solo.
Lo guardo e non rispondo, sto cercando di decidere. Sì ma vado là e che gli dico? “Ciao, ti trovo affascinante: ecco il mio numero.” Chi me lo dice che non ce lo siamo immaginato tutte e due? Magari mi avvicino e mi dice “cazzo vuoi”. E anche se fosse, anche se non è torinese, magari è bolognese, è sempre lontano…”
«Ancora lo vedo, facciamo in tempo a fermarlo»
E io che scrivo il romanzo nella mia mente.Corri Forrest, corri. Non pensare a queste cose, corri, conoscilo, anche fosse farai una figura del cavolo con uno sconosciuto, meglio un rimorso che un rimpianto, eccetera eccetera, dai vai, vai”
«No, lascia stare.»
“Mapporc…”
«Sei sicura, lasciamo stare? Lo vedo ancora.»
«Lascia stare.»
“IMBECILLE”
Sì, il treno è pieno di attrattive e suggestioni.
Sì, decisamente.
“IMBECILLE”

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>