Alfredo Panzini, la Casa Rossa a Bellaria: travel blogger d’inizio secolo

Parlando di Bellaria non si può non parlare di Alfredo Panzini e della sua Casa Rossa. Perchè non è di tutti i giorni l’occasione di scoprire la vita e le opere di quello che potremmo definire come un travel blogger d’inizio secolo.
Di Bellaria, nella sua placidia e del suo vivere lento ancora oggi, nel primo quarto del ventunesimo secolo, ho già detto. Se oggi ancora ha mantenuto questo ritmo, chissà come era un secolo fa, cioè quando venne eletta a buen retiro da Alfredo Panzini, intellettuale, scrittore e studioso che qui abitava in una casina rossa.

Alfredo_Panzini

Un uomo… e la sua bicicletta!

Oggi è pressochè dimenticato, e non penso nemmeno più citato nelle antologie scolastiche, nonostante alcuni suoi testi, come “Il padrone sono me” all’epoca furono dirompenti e nonostante il grande merito di avere redatto il Dizionario Moderno

il cui obiettivo era quello di proporre «parole che non si trovano negli altri dizionari», in particolare neologismi e forestierismi penetrati nella lingua italiana. Il Dizionario includeva voci dell’italiano medio contemporaneo

come riporta la voce della Treccani a lui dedicata.
Se oggi questo sembra una banalità, tanto che ciclicamente qualche telegiornale informa quali nuovi ottengono l’accesso ai dizionari, e quali ne escono (un esempio: celodurismo è entrato e presto uscito dai nostri vocabolari, e se non capite a cosa fa riferimento siete abbastanza giovani), allora, nel 1905, era qualcosa di rivoluzionario e sorprendentemente moderno.

Dagli ultimi anni dell’Ottocento con la sua famiglia era solito affittare una casa a Bellaria per le vacanze estive, fino a quando decise di costruirne una propria: nel 1905 iniziarono i lavori per un villino, noto come la ‘casa rossa’: Bellaria divenne per lo scrittore un vero e proprio rifugio dalla città, dove poter coltivare il suo amore per la terra, ma fu pure occasione di amicizie e incontri letterari come quelli con Renato Serra, Antonio Baldini e soprattutto Marino Moretti.

La Treccani racconta meglio di me cosa fu la Casa Rossa, perfettamente conservata nei colori, negli affreschi e negli arredi, e diventata un piccolo museo, certificato come di qualità dalla Regione. Da fuori sembra una casa cantoniera, quadrata e rossa com’è, appena davanti la linea ferroviaria che porta a Ravenna: se oggi ci sembra una follia farsi appositamente un villino davanti ad una ferrovia, dobbiamo pensare che allora era simbolo di modernità, emblema del progresso, segno di nuovi mondi, di viaggi, di scoperte.

Casa_Rossa_Panzini

La Casa, la ferrovia… e lo studiolo

E che a Panzini piacesse il viaggio lo dimostrano non solo i medaglioni dipinti nel soffitto della sala:

Alfredo_Panzini

Il soffitto di ogni travel blogger!

Sempre citando dalla Treccani:

Fu comunque solo con il romanzo La lanterna di Diogene (Milano 1907) che l’attenzione dei critici e del pubblico verso la sua opera narrativa divenne significativa.
Apparso l’anno precedente nella Nuova Antologia, è il racconto di un viaggio in bicicletta da Milano a Bellaria: una fuga dalla città verso la libertà della campagna dove è possibile ristabilire un rapporto autentico con la natura. In realtà il viaggio – ibridato attraverso reminiscenze personali, divagazioni fantastiche, ricordi storico-letterari – permise a Panzini di sperimentare una soluzione narrativa destinata a diventare quella a lui più congeniale e caratterizzante la sua opera. [...]
L’inquietudine generata dalla guerra imminente emerge chiaramente ne Il viaggio di un povero letterato, cronaca di un viaggio in treno da Milano a San Mauro rimasto fra le sue prove più celebrate

Oggi camminare nella Casa Rossa, dov’è conservata la celebre bici, è passeggiare tra autografi e ricordi di quello che veramente potrebbe essere considerato un travel blogger ante litteram.

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