A bassa velocità a Levanto. Con le Invasioni Digitali

Ho avuto la fortuna di organizzare #WeLevanto, il primo bloggermeet autogestito. Grazie ad Elena e Martina, e con il basilare aiuto di Silvia e Damiano e di tutto il Consorzio Occhio Blu, abbiamo reso possibile a tanti altri blogger proveniente da tutta Italia scoprire come una cittadina di mare, oggettivamente piccola, possa essere ricchissima di sorprese e di bellezze nascoste.
Una delle cose che più mi colpisce dell’Italia è che ogni paese, per quanto piccolo, per quanto ufficialmente ai margini della grande Storia (sì, proprio quella con la S maiuscola) racchiuda in sé un patrimonio fatto di monumenti e stratificazioni edilizie. Un capitale diffuso sul territorio, che alcuni sanno evidenziare, mantenere e promuovere meglio di altri.
Levanto è uno dei paesi che è riuscito in questo.
Venerdì, in concomitanza con l’arrivo di tutti noi, si sono tenute le Invasioni Digitali e grazie alla competenza del professor Aldo Viviani abbiamo scoperto che Levanto non è solo bella, ma anche ricca di piccoli e grandi tesori.

Piazza Cavour

Piazza Cavour

Siamo partiti da piazza Cavour, che a me sembrava una normale grande piazza porticata. Errore, è quello che resta del chiostro del monastero delle Clarisse, fondato da un levantese che si arricchì a Napoli e che lasciò una cospicua donazione per erigere nella sua terra un luogo pio, che però non fu mai terminato: esistono solo tre lati porticati, dove oggi hanno sede varie istituzioni, tra cui il Comune. Nell’ufficio del sindaco, che ha lasciato gentilmente invadessimo, è presente sia una Madonna di scuola napoletana, collegata al lascito di cui sopra, che tre bozzetti dell’incisore e pittore Lorenzo Viani, uomo tormentato e complesso.
Sotto i portici della piazza hanno trovato riparo le molte figure lignee quasi a grandezza naturale che oltre trent’anni fa Emanuele Luzzati, il grande illustratore e scenografo genovese, aveva realizzato per illustrare i mestieri tipici di Levanto. Erano all’aperto, disposte per le strade e le piazze del borgo: dopo tutti questi anni adesso hanno bisogno di essere restaurate e riportate all’originale bellezza. Infatti non solo il colore si è un po’ ingiallito ma anche le stoffe ed i tessuti applicati necessitano di cure e con essi gli utensili. Infatti, particolarità che mi ha colpito, queste sagome sono in parte tridimensionali. Un secchio, una giara, un piatto: gli strumenti dei mestieri non sono disegnati, ma spesso sono oggetti reali, che nella loro “rotondità” fanno sembrare più vive le figure sorridenti.

Una delle sagome di Luzzati (Elena ne ha scritto qui)

Una delle sagome di Luzzati (Elena ne ha scritto qui)

Ogni convento ha una cappella: quella del monastero delle Clarisse è oggi dedicata a San Rocco e nella sacrestia ancora si vede la lapide sotto la quale venivano sepolte tutte le monache che, “morte al mondo”, neppure spirate lasciavano il sacro recinto. La chiesa sfoggia grandi e suntuosi altari barocchi con colonne torcili, ma completamente disegnati: scarseggiando i soldi ma non volendo rinunciare ad un certo sfarzo, gli apparati architettonici e decorativi, che normalmente sarebbero stati marmorei, sono stati affrescati sulle pareti.

L'oratorio di San Rocco

L’oratorio di San Rocco

Girando per il centro si trovano i segni del passato splendore commerciale della città: gli archi sotto cui sfilavano i muli con le merci da imbarcate o da sbarcare ed i richiami all’architettura genovese nelle case dei ricchi commercianti.
Come tutte le città della Liguria basta allontanarsi di poco dalla riva per trovare le prime alture, oggi come penso allora, ingentilite dagli alberi di limoni e aranci. Su una di queste sorge l’Oratorio di San Giacomo, legato alla storia del levantese Gioacchino da Passano, che fece fortuna alla corte di re Enrico VIII e lascio una cospicua eredità al paese natale. Sulla facciata il santo è rappresentato secondo l’iconografia spagnola, il Santiago Matamoros venerato a Santiago di Compostela: Levanto veramente internazionale!

San Giacomo

San Giacomo

Ancora oggi l’oratorio è usato dalla Confraternita di San Giacomo, che per la festa del santo (25 luglio) porta in processione un grosso -e pesante, a quanto ci hanno assicurato- Crocifisso.
Dalla collina di San Giacomo, superando quel poco che resta della casa dei Da Passano, distrutta durante i bombardamenti alleati, si sbuca in una delle piazza più grandi di Levanto, piazza del Popolo, priva di una forma precisa: siamo in quello che era l’antico porto-canale, dove i mercanti si radunavano per commerciare magari accapigliandosi per il prezzo migliore: di quel periodo resta la severa loggia medievale, un grande spazio con archi e colonne a tutto sesto, spoglio e severo.

La facciata di Sant'Andrea nella bella foto di Georgette

La facciata di Sant’Andrea nella bella foto di Georgette (che parla della Invasione Digitale qui)

Poco sopra, su un’altro colle, c’è la chiesa di Sant’Andrea, grande, ieratica, dalle linee pulite: per me che apprezzo molto lo stile gotico è stata una vera emozione camminare sotto le due navate e sfiorarne le colonne marmoree bicrome. Il suo interno è incredibilmente spazioso perchè nel XIX secolo le cappelle laterali furono abbattute ed adesso si presenta con ben cinque navate. Una chiesa tanto importante non poteva non avere un Tesoro: in occasioni delle Invasioni Digitali è stato riportato nella sacrestia (di solito si trova ben custodito nel Museo Diocesano di La Spezia) il cosiddetto Calice di Enrico VIII. Leggenda vuole che Iacopo da Passano lo vinse al gioco contro il suo sovrano. Di sicuro sappiamo che è argento dorato con inserti in pasta vitrea: alla base ci sono le figure di dodici profeti dell’Antico Testamento, a metà i dodici Apostoli, ad illustrare come Gesù sia il Cristo annunciato nelle Sacre Scritture.

Il calice nella foto di Claudia (ne scrive qui)

Il calice nella foto di Claudia (ne scrive qui)

Ridiscendere dal colle vuol dire aggirarsi tra stretti e lindi carrugi che anticamente davano sul porto cittadino, poco distanti dalle mura cittadine. Queste addirittura scavalcavano, con una grande porta, il canale fluviale che si gettava nel porto, e che con il tempo andò ad impaludarlo, facendolo sparire: basta lasciarsi piazza del Popolo alle spalle e dopo pochi passi Porta delle Acque e la sagoma delle torri medievali a sua difesa già si intravedono.
Lì si trovava anche il convento dei Padri Agostiniani: oggi è un ostello, ma al piano terra ospita la mostra permanente e gratuita della Cultura Materiale. La storia di Levanto, gli oggetti della quotidianità, ma anche un bel plastico che permette di capire come era realmente la zona del porto nel XIV secolo: un museo piccolo ma completo.
Volete saperne di più sulle Invasioni Digitali a Levanto? Silvia ha fatto uno splendido storify!
Volete invece passeggiare voi stessi per Levanto, conoscendola come ho potuto fare io? Il sabato alle 18.00 c’è il Free Walking Tour in lingua italiana con il professor Aldo Viaviani e si parte sempre da piazza Cavour. Il lunedì si fa in inglese con delle guide. Visita gratuita supportata dalle mance.

4 pensieri su “A bassa velocità a Levanto. Con le Invasioni Digitali

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